laRegione
TOKYO 2020
30.07.21 - 17:11

Ajla Del Ponte, Mujinga Kambundji e il sogno della finale

Nelle batterie dei 100 metri la ticinese ha stabilito il nuovo record svizzero (10”91), strappandolo alla bernese (10”95). Wanders, calvario nei 10'000

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Se il buongiorno si vede dal mattino, per l’atletica svizzera quella di Tokyo potrebbe essere un’Olimpiade da libri di storia. Libri che riporteranno pure il nome di Ajla Del Ponte, assolutamente stratosferica nelle batterie dei 100. Lei, come la collega di staffetta Mujinga Kambundji. Entrambe hanno staccato il biglietto per le semifinali (in programma sabato alle 12.15 ora svizzera), entrambe lo hanno fatto appropriandosi del record svizzero: prima la bernese (eguagliato), subito dopo la ticinese. E con tempo assolutamente stupefacenti: 10”95 Mujinga, 10”91 Ajla. Come dire che entrambe hanno la concreta possibilità di accedere alla finale olimpica (passano le prime due delle tre semifinali, più i due migliori tempi). Il che rappresenterebbe un evento di portata storica per il movimento atletico rossocrociato. Da quando i Giochi sono entrati nell’era della mondovisione, vale a dire da Messico 1968, la velocità svizzera non è mai stata rappresentata in finale. Questa volta, addirittura, le rossocrociate potrebbero essere due. Entrambe hanno corso i loro 100 metri più veloci di sempre, ma – cosa ancor più importante – hanno dato l’impressione di possedere ulteriori margini di progressione.

‘Finale, traguardo raggiungibile’

«Attenzione a non mettere il carro davanti ai buoi – ha ammonito Laurent Meuwly, l’allenatore di Del Ponte –. Altre atlete sono in grado di migliorare le loro prestazioni offerte in batteria, in particolare la britannica Dina Asher-Smith». Alla fine, il crono della ticinese è risultato il quarto assoluto. Un tempo che per il suo allenatore non rappresenta una sorpresa… «Ero convinto che Ajla avesse nelle gambe un risultato attorno ai 10”90. Nelle ultime due settimane, nel corso del campo d’allenamento in Giappone, ho potuto constatare i suoi progressi. In primavera la sua preparazione era stata ritardata dopo aver contratto il Covid-19, ma adesso ha raggiunto il top».

Meuwly, d’altra parte, non è intenzionato ad accontentarsi… «La finale è senza dubbio un obiettivo raggiungibile, ma se Ajla dovesse correre ancora una volta attorno ai 10”90 e ritrovarsi al nono o al decimo posto, non avrebbe nulla da rimproverarsi».

Dal canto suo, la nuova detentrice del record svizzero non sta più nella pelle… «Non ho parole – ha affermato ai microfoni della Rsi –. Penso che quest’anno la finale dei 100 femminile possa rubare la scena a quella dei 100 maschili. Ci sono già tante atlete sotto gli 11” e io sono fra loro, incredibile. Per me si tratta di un sollievo dopo il Covid-19 e due mesi nei quali non mi sentivo me stessa. Tornare su questi livelli è davvero magnifico. Sono ancora priva di parole tanto da non riuscire nemmeno ad analizzare la mia corsa. Sono partita a fianco di Frazer-Pryce, ma non mi sono scoraggiata: mi sono detta che dovevo cercare di restarle il più vicino possibile e alla fine è arrivato questo tempo… Ringrazio tutti coloro che si sono svegliati in piena notte per guardarmi».

Nella sua semifinale, la più difficile delle due, Ajla Del Ponte può puntare al secondo o al terzo posto. La prima posizione, a meno di clamorose sorprese, dovrebbe essere assicurata alla giamaicana Elaine Thompson Herah (personale di 10”71). Sul carta, diverse atlete hanno ottenuto prestazioni migliori rispetto alla ticinese, ma alcune di loro sono già in fase calante, all’immagine della nigeriana Blessing Okagbare (32 anni), mentre la ticinese negli ultimi due anni è letteralmente esplosa, come dimostra la conquista del titolo europeo indoor dello scorso inverno. La “cura Meuwly”, insomma, sta dando i suoi frutti.

E se Del Ponte possiede concrete chance di agguantare la finale, altrettanto è lecito dire per quanto riguarda Mujinga Kambundji, maestra nel saper programmare la preparazione in vista dei grandi appuntamenti. La bernese sembra in chiaro progresso e il suo 10”95 in batteria lo ha ottenuto in piena scioltezza. Due anni fa, aveva fatto da apripista alla velocità elvetica conquistando la medaglia di bronzo dei 200 ai Mondiali di Doha. Mai, prima di lei, uno o una sprinter svizzero era salito su un podio mondiale o olimpico.

Ciò non significa che a Tokyo debba per forza bissare l’exploit. La velocità al femminile, infatti, ha raggiunto un livello impressionante. Mai, in precedenza le batterie dei 100 erano state corse così velocemente, con sei ragazze sotto i 10”97. Tempi che possono spiegarsi da un lato con la pista ultra veloce dello stadio Olimpico di Tokyo, dall’altra con le nuove scarpette che da qualche mese stanno letteralmente facendo furore.

L'ivoriana Marie-Josée Ta Lou ha addirittura firmato il nuovo record d’Africa malgrado un vento sfavorevole. La giamaicana Shelly-Ann Fraser Pryce, alla ricerca di una terza consacrazione nella distanza regina e che gareggerà nella semifinale della Kambundji, rimane comunque la favorita, davanti alla connazionale Elaine Thompson-Herah. Le due giamaicane e l’ivoriana sembrano essere una spanna sopra le altre. Per quanto riguarda le europee, è molto raro che un’atleta del Vecchio continente sia salita su un podio olimpico. L’ultima era stata la bielorussa Yuliya Nasterenko, campionessa nel 2004 ad Atene.

10'000 metri di sofferenza per Wanders

In attesa della semifinale di Del Ponte e Kambundji, è stata assegnata la prima medaglia dell’atletica. È andata all’etiope Selemon Berega che ha corso i 10’000 metri in 27’43”22, davanti agli ugandesi Joshua Cheptegei (staccato di quattro decimi) e Jakob Kiplimo (a sei decimi). È andata male al primo svizzero in gara per una medaglia. Julien Wanders ha chiuso soltanto al 21.mo posto, con un tempo di 28’55” che lo tiene a un minuto dal suo record svizzero. Per il ginevrino, i 25 giri di pista sono stati un vero calvario e per portarli a termine ha dovuto stringere i denti. La controprestazione in Giappone è l’immagine di una stagione mediocre, ben al di sotto di quelle che sono le sue potenzialità. La polmonite contratta in primavera lo ha ovviamente handicappato. Alla fine, il ginevrino è stato il sesto classificato tra gli atleti europei.

La prova, disputata nella sessione serale, ma comunque con condizioni meteo molto difficili, è stata caratterizzata da alcune défaillance terribili, come quella dell'australiano Patrick Tiernan, giunto all’arrivo barcollante al 19.mo posto.

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