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27.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 15:21

Flushing Meadows, la palude dove tutto può succedere

È l’ora degli imprevidibili Us Open, che saluteranno Serena Williams. Tra gli assenti ci sono nomi importanti, mentre Belinda Bencic è tra le outsider

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La giovane britannica Emma Raducanu è forse la più sorprendente vincitrice del torneo

Benvenuti nella palude di Flushing Meadows (almeno, lo era prima che vi si impiantasse il tennis), parco nel Queens a New York, per l’ultimo giro di giostra degli Slam per il 2022. Un giro al quale non prenderanno parte diversi protagonisti, che, come spesso accade, magari attanagliati da un qualche fastidio fisico e già ormai tagliati fuori dalla lotta per le Finals, decidono di concentrarsi sulla preparazione per la stagione successiva. C’è anche, invece, chi partecipa ma inizia a sentire la stanchezza di una lunga stagione. È dunque facile capire perché lo slam statunitense sia quello più aperto alle vittorie di outsider.

Da Cilic a Raducanu

Era infatti il 2014 quando il croato Marin Cilic sorprese tutti quanti aggiudicandosi il torneo in una finale inedita contro Kei Nishikori. I due si erano qualificati all’ultimo atto eliminando in semifinale Federer e Djokovic.


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Finale a sorpresa

A proposito di Federer, è ancora un ricordo doloroso la finale del 2009 contro Juan Martin Del Potro: il basilese era reduce da cinque successi consecutivi a New York e da una semifinale memorabile contro Novak Djokovic (in cui aveva proposto il passante vincente in tweener, valsogli tre match point sul servizio del serbo che, quasi intontito dalla classe del suo avversario, si arrese al primo) ed era reduce dalle vittorie di Wimbledon e Roland Garros. Sembrava invincibile, eppure fu sconfitto dall’argentino (che era pur sempre la testa di serie numero 6 del torneo) dopo quattro ore di battaglia. E pensare che nel quarto set Federer si era anche ritrovato a due soli punti dalla vittoria. Federer raggiungerà soltanto un’altra volta la finale dell’Open degli Stati Uniti, nel 2015, perdendo da Djokovic.


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Uno dei colpi più belli mai visti

Il tabellone femminile, già di suo più incline a risultati sorprendenti, ha forse raggiunto lo scorso anno l’apice dell’imprevedibilità con la finale tra Emma Raducanu e Leylah Fernandez. La prima, diciottenne britannica, occupava la posizione numero 150 delle classifiche Wta e aveva intrapreso uno splendido cammino privo di macchie. La seconda, canadese, aveva invece diciannove anni e una classifica pari al 73. Si imporrà Raducanu in due set, diventando così la prima qualificata a imporsi in uno slam. Nel frattempo le due hanno scalato la classifica e ora occupano le posizioni 11 e 14. Entrambe appartengono dunque a pieno titolo alla cerchia delle possibili outsider per il successo, tuttavia con un’eliminazione precoce verrebbero proiettate fuori dalle migliori cinquanta al mondo.

Il Canada aveva comunque potuto festeggiare un successo, altrettanto inatteso, nel 2019, quando Bianca Andreescu, allora diciannovenne, sconfisse in finale Serena Williams per 6-3 7-5. Andreescu era già testa di serie (numero 15 per la precisione), ma quella rimane pur sempre l’unica circostanza in cui ha superato gli ottavi di finale in uno slam. Ora occupa la cinquantesima posizione in classifica.

L’ultimo ballo della Regina

Come detto, Andreescu sconfisse in finale Serena Williams, che nell’occasione disputò la sua ultima finale di uno slam. E la più giovane delle sorelle Williams (pure Venus è ancora attiva e, in barba alla sua 1’445esima posizione nel ranking, ha anche lei ricevuto una Wild card per presenziare a New York) sarà particolarmente sotto i riflettori, visto che l’Arthur Ashe Stadium la vedrà prendere per l’ultima volta in mano la racchetta.

A quasi 41 anni (li compirà il 26 settembre) sarà la degna conclusione di una carriera che ha visto la statunitense – che occupa ora la 608esima posizione del ranking Wta – vincere 73 tornei (23 quelli dello slam, sei agli Us Open), con un montepremi complessivo di quasi cento milioni di dollari vinti.

Anche lei fa parte della nutrita schiera di vincitrici teenager del torneo. Nel suo caso bisogna però tornare al vecchio millennio, al 1999 per la precisione, e alla sua seconda partecipazione al torneo e l’ottava in un major (l’anno prima si era fermata ai sedicesimi di finale, raggiungendo invece gli ottavi a Parigi), conclusa con la vittoria ai danni di Martina Hingis per 6-3 7-6. Tuttavia per quest’ultima esibizione sembra difficile pronosticare un lungo cammino alla "Regina" del tennis (che debutterà contro l’ottantesima classificata, la montenegrina Danka Kovinic) che nel corso di questa stagione è scesa in campo quattro volte, uscendone vincitrice una sola.


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Sei vittorie a New York, l’ultima nel 2014

Medvedev a caccia del bis

Il torneo femminile resta comunque aperto a molteplici variabili, anche perché la dominatrice della prima parte di stagione, la polacca Iga Swiatek, appare in perdita di velocità, tanto che dopo la vittoria al Roland Garros non è andata oltre i quarti di finale al torneo Wta 250 di Varsavia. Alle sue spalle è ampio il ventaglio delle pretendenti, tra cui vanno sicuramente annoverate le vincitrici di Toronto e Cincinnati Simona Halep (Wta 7) e Caroline Garcia (Wta 17). Le speranze del pubblico di casa sono riposte in particolare su Jessica Pegula (Wta 8) e sulla giovane Cori Gauff (Wta 12).

Il tabellone maschile è invece privo di due pezzi da novanta come Novak Djokovic e Alexander Zverev. Il primo ha sperato fino all’ultimo che gli Stati Uniti allentassero le norme per l’ingresso dei non vaccinati al Covid-19, ma ciò non è successo e il serbo, come accaduto agli Australian Open, è costretto a rimanere a casa. Aggiungendo così un altro capitolo alla sua tribolata relazione con il torneo newyorkese: l’anno scorso ha perso la finale contro Daniil Medvedev quando sembrava lanciato verso il golden slam, mentre l’anno precedente era stato squalificato durante l’incontro degli ottavi di finale contro Pablo Carreño Busta per aver colpito con una pallina una giudice di linea. Il suo ultimo successo risale peraltro già a quattro anni fa. Il tedesco è invece assente in quanto sta ancora recuperando dal brutto infortunio occorsogli al Roland Garros e spera di rientrare a metà settembre in Coppa Davis, ma al momento non si sente ancora pronto per scendere in campo. Lasciando così un buco nella sua porzione di tabellone, come prospettato in precedenza, per aspiranti outsider. Impossibile infine perlomeno non citare Roger Federer, fermo ormai da più di un anno e che farà il suo ritorno alle competizioni a fine settembre nella Laver Cup.


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Le scuse di Djokovic alla giudice di linea non lo salveranno dalla squalifica

Il principale favorito per la vittoria è allora il campione in carica e numero 1 della classifica Atp Daniil Medvedev, al rientro negli slam dopo l’esclusione "politica" da Wimbledon. Il russo si dovrà guardare in particolare da due spagnoli, Rafael Nadal (Atp 3) e Carlos Alcaraz (Atp 4). Rafa, tuttavia, ha fin qui risparmiato il suo fisico, disputando un solo torneo sul cemento, quello di Cincinnati, dove è stato eliminato in entrata dal futuro vincitore Borna Coric. Ma uno non diventa recordman di slam vinti senza saper elevare il suo livello al momento cruciale. Il 19enne Alcaraz ha dal canto suo dimostrato di essersi subito adattato alla superficie dura, vincendo in primavera il Master 1000 di Miami. Basterà per far bene anche a un livello superiore? Difficile, ma il ragazzo ha tutte le carte in regola per stupire.

Svizzera, la speranza è rosa

E la pattuglia svizzera? Per ora comprende soltanto quattro nomi, quelli di Belinda Bencic (Wta 13) e Jil Teichmann (Wta 30) nel tabellone femminile e quelli di Stan Wawrinka (Atp 288), presente grazie alla classifica protetta, e Marc-Andrea Hüsler (Atp 102) nel tabellone maschile. Nelle qualificazioni sono ancora in corsa Viktorija Golubic e Alexander Ritschard, che nel terzo turno di qualificazione affronteranno rispettivamente l’australiana Astra Sharma e l’italiano Franco Agamenone.

I migliori argomenti sembrano essere presenti nel settore femminile, con Belinda Bencic che ha dimostrato alle Olimpiadi di Tokyo di avere la capacità di andare fino in fondo e che proprio a New York ha raccolto il suo miglior risultato negli Slam, la semifinale raggiunta nel 2019. L’anno scorso si era invece fermata ai quarti di finale, eliminata da Raducanu. A Cincinnati è però uscita già al primo turno. Il suo torneo inizierà contro la tedesca Andrea Petkovic (Wta 105), che a 34 anni si trova ormai nella fase calante della sua carriera. Più ostico invece il primo impegno di Teichmann, contro la cinese Shuai Zhang (Wta 35); la 25enne Seeländer è in grado, in una buona giornata, di sconfiggere quasi qualsiasi avversaria, ma dopo aver raggiunto gli ottavi a Parigi ha vinto soli tre incontri nei sei tornei affrontati.


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Fasti lontani

Le prospettive sono ben più nere in campo maschile, dove Marc-Andrea Hüsler (che nella notte era in campo nella semifinale del torneo di Winston-Salem contro il serbo Laslo Djere) avrà bisogno di un miracolo per venire a capo del canadese Denis Shapovalov (Atp 21). Stan Wawrinka è invece per ora solo l’ombra di quello che nel 2016 vinse il suo terzo e ultimo Slam: il vodese inizierà sì il suo torneo contro un qualificato, ma sembra destinato a fermarsi al più tardi al secondo turno, contro l’olandese Botic Van de Zandschulp, giunto ai quarti l’anno scorso. Quest’anno infatti Stan è stato a lungo fermo per problemi fisici ed è reduce da cinque sconfitte consecutive, con l’ultimo successo che risale al primo turno del Queen’s. Non s’è invece qualificato Henri Laaksonen, che l’anno scorso era arrivato ai sedicesimi di finale e che ora è destinato a precipitare in classifica.

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