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07.01.22 - 05:15
Aggiornamento: 08:48

‘Un putiferio nato sulle supposizioni’

L’analisi di Claudio Mezzadri su quanto sta accadendo a Novak Djokovic: ‘Purtroppo è diventato un caso politico’

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Ex tennista professionista, finalista di Coppa Davis nel 1992, capitano che fece esordire Roger Federer, oggi apprezzato commentatore televisivo, Claudio Mezzadri si chiama fuori dal mare tempestoso delle polemiche esplose su scala mondiale, per fornire un’analisi distaccata e realistica di una situazione fattasi surreale, alla luce del “confino” in attesa di giudizio al quale Novak Djokovic è stato costretto. «Partiamo dalla base: Djokovic - spiega Mezzadri - lo conosciamo bene, sappiamo quali siano le sue idee, il modo in cui ragiona, quando si tratta di salute. È maniacale dal punto di vista della cura del corpo. Appare chiaro come lui il vaccino non lo voglia fare. Purtroppo siamo arrivati agli schieramenti contrapposti, cosa che trovo ridicola. Ora, però, a prescindere da come uno si schiera, Djokovic ha diritto di fare le sue scelte. Gli Australian Open hanno tirato fuori dal cilindro le regole specifiche per il torneo con grave ritardo. Visti d’ingresso, hotel, organizzazione, voli, protocolli covid… Tutte cose che richiedono molto tempo. Djokovic è uno sportivo professionista che vuole giocare e vincere. Vuole andare avanti con la propria carriera. Di fronte alla possibilità di farlo, che cosa ha fatto? Ha fatto una richiesta di esenzione che è stata accettata, quindi è partito. Punto. Non mi sento di accusarlo. Senonché le autorità doganali hanno la facoltà di rigettare l’esenzione, facendo i controlli del caso che vengono fatti a tutti coloro che desiderano entrare in Australia, nessuno escluso. Non sappiamo quale delle clausole il serbo abbia fatto valere per ottenere l’esenzione, si può supporre che sia la positività al covid negli ultimi sei mesi. Inoltre, pare ormai accertato che le autorità competenti abbiano comunque negato l’ingresso in quanto il visto non sarebbe comunque regolare. Parliamo di regole fatte male con clausole per un’esenzione che sembrano delle scappatoie per i furbi.Fatte in fretta e male, poi, sono facilmente soggette a interpretazioni. Se si immischia la politica, poi, è finita. Lo scenario è questo, un gran pasticcio che è purtroppo diventato un caso politico e diplomatico. Ministri e politici vari si sono espressi, dopo che la popolazione locale, sottoposta a un regime di lockdown durissimo, è insorta contro la presunta agevolazione data al numero uno al mondo. E non dimentichiamo che ci sono in ballo le elezioni generali statali nell’Australia occidentale… L’opinione pubblica va tenuta buona. Io capisco gli australiani, sono reduci da mesi di chiusure durissime e all’idea di un privilegio riservato a un campione sono insorti».

La situazione nel frattempo è degenerata. Il confino, l’albergo riservati ai richiedenti l’asilo… «Le stranezza sono davvero tante. Troppe. Ma c’era bisogno di trattenere Djokovic tutte quelle ore in aeroporto per chiarire la questione, Siccome è uno tosto, ha fatto ricorso. Nel frattempo è stato infilato in un albergo, è una “zona franca”. Una vicenda incredibile».

Il ricorso rilancia la questione… «Novanta su cento fallirà, Non posso immaginare cosa accadrebbe se venisse accettato e Djokovic fosse ammesso nel paese e al torneo. Scoppierebbe il finimondo. Come sarebbe accolto, se entrasse? Ma sono successe talmente tante cose strane che non si sa mai».

Intanto, però, stiamo ragionando su supposizioni. «Sulle quali si è scatenato un putiferio. Non sappiamo quale clausola lui ha fatto valere per l’esenzione. Né conosciamo il motivo del rifiuto del visto da parte delle autorità comunali. Lui potrebbe fare chiarezza se dicesse qualcosa ma ha scelto di non farlo di non farlo».

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