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06.01.22 - 12:58
Aggiornamento: 17:31

Djokovic ‘sospeso’ in Australia assieme ai richiedenti asilo

Il tennista serbo, non vaccinato, ha presentato ricorso contro la decisione delle autorità di negargli il visto d’ingresso: se ne saprà di più lunedì

“Rinchiuso” in un hotel di Melbourne assieme ad altri immigrati e richiedenti l’asilo almeno fino a lunedì, quando un giudice dovrebbe dargli o negargli definitivamente il via libera per entrare in Australia. Si arricchisce di un ulteriore capitolo la saga di Novak Djokovic, numero uno del tennis mondiale che mercoledì – con tanto di annuncio trionfale sui suoi social – era volato nel Paese dei canguri per disputare l’Australian Open, primo appuntamento del Grande Slam (di cui il serbo insegue il record di vittorie assoluto, che ora condivide a quota 20 con Federer e Nadal) della stagione in programma dal 17 al 30 gennaio. Un torneo per il quale il 34enne di Belgrado era sempre stato in dubbio visto che l’Australia apre i suoi confini solo ai vaccinati, così come allo stesso appuntamento sportivo dovrebbero poter prendere parte solo atleti immunizzati, mentre Nole si è sempre mostrato restio alla vaccinazione e non ha mai comunicato il suo “stato” al riguardo.

Nonostante ciò, Djokovic è volato in Australia forte un’esenzione medica che ha fatto storcere il naso a molti ma che sembrava appunto destinata ad aprirgli le porte di un Paese tra i più restrittivi dall’inizio della pandemia di Covid. Poi il colpo di scena: atterrato nell’aeroporto di Tullamarine alle 23.30 di mercoledì (le 13.30 in Svizzera), il campione serbo è stato fermato e interrogato a lungo dalle autorità di confine, che alla fine hanno deciso di annullare il suo visto, sembrerebbe anche a causa di un errore commesso dallo staff di Djokovic nella modalità di richiesta dello stesso. “Djokovic non è riuscito a fornire prove adeguate per soddisfare i requisiti di ingresso in Australia – si legge nella nota dell’Australian Border Force – e il suo visto è stato successivamente annullato”. Scott Morrison, primo ministro australiano, ha aggiunto: “Le regole sono regole, e valgono per tutti”.

Djokovic a casa quindi? No, perlomeno non ancora, perché i suoi avvocati hanno presentato ricorso contro la decisione delle autorità locali, ottenendo un’ingiunzione provvisoria che impedisce a queste ultime di espellere Djokovic almeno fino a lunedì. E l’avvocato Christopher Tran, in rappresentanza del ministro dell’immigrazione Alex Hawke, ha affermato che il governo non si è opposto a questa cosa. I legali del giocatore avranno tempo fino a sabato alle 14 per presentare le prove e le richieste di esenzione.

Nel frattempo, Novax (come è già stato ribattezzato) aspetterà – sostenuto da alcuni suoi fan scesi in strada per chiederne la “liberazione” – il verdetto al Park Hotel, situato a Carlton (un sobborgo di Melbourne) e dal 2020 utilizzato dal governo per alloggiarvi i richiedenti d’asilo (al momento circa una trentina).

‘Assurdo e vergognoso’

In un post su Instagram, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha scritto che «tutta la Serbia è con lui», chiedendo che «le autorità prendano tutte le misure necessarie affinché cessi prima possibile il maltrattamento del miglior giocatore di tennis del mondo». Dopo Vucic, anche il ministro dello sport Vanja Udovicic è intervenuto a difesa di Novak Djokovic: «È assurdo e vergognoso, sono scioccato per il trattamento riservato a Novak e non posso credere che qualcuno possa trattare il tal modo il miglior tennista del mondo. La Serbia è con te», ha detto Udovicic citato dai media serbi. Il padre di Djokovic, Srdjan, ha parlato da parte sua di «deportazione».

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