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02.07.21 - 17:12

Il giorno in cui il mondo scoprì Roger Federer

Il 2 luglio 2001 l'allora diciannovenne basilese batté Pete Sampras a Wimbledon. Dovette però pazientare due anni, prima di vincere il titolo.

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Keystone
Roger Federer al momento della vittoria contro Pete Sampras a Wimbledon, il 2 luglio 2001

È stato il giorno in cui, forse, Roger Federer ha preso pienamente coscienza del suo immenso potenziale. Il 2 luglio 2001 il basilese segnò il primo grande exploit della sua immensa carriera, eliminando il quadruplo vincitore di Wimbledon Pete Sampras negli ottavi di finale del più prestigioso torneo sull’erba al mondo.

Il pubblico del Centre Court era rimasto affascinato da quel giovane – 19 anni e 11 mesi –, che aveva perfettamente saputo gestire le emozioni, per andare a imporsi su uno dei suoi idoli, col risultato di 7-6 5-7 6-4 6-7 7-5 in tre ore e 41 minuti. Una vittoria ottenuta mettendo in campo un gioco offensivo ben più efficace allora, quando l’erba era ancora una superficie rapida.

”Speravo questo incontro”

“È certamente una di quelle partite, se non la partita, di cui mi ricordo meglio”, afferma Roger Federer, che fin dal sorteggio aveva visto che la sfida con Sampras sarebbe stata possibile. “Speravo questo incontro. Ma Sampras ha sofferto; credo che fosse contro Barry Cowan, contro il quale ha avuto bisogno di cinque set per vincere”.

Chi altro se non Roger Federer potrebbe ricordarsi che Barry Cowan, un britannico mai meglio classificato di un 162° posto nella classifica Atp, aveva rischiato di battere Pete Sampras nel 2001 a Wimbledon? Vero è che le sconfitte di ‘Pistol pete’ sull’erba erano in quegli anni tanto rare quanto quelle di Rafael Nadal su terra rossa.

Lo statunitense aveva vinto sette degli ultimi otto titoli sull’erba di Wimbledon, dove aveva una striscia di ben 31 successi consecutivi. Conosceva il talento del suo avversario; ma “non si sa mai come un giovane saprà gestire i grandi momenti”, si ricorda Paul Annacone, allora coach di Pete Sampras.

La prima volta sul Centre Court

Roger Federer non lo sapeva ancora, nel 2001. Ma di partite sul Centre Court ne avrebbe giocate parecchie. “Era la mia prima volta sul campo centrale di Wimbledon. Mi ricordo ancora esattamente la mia entrata, le mie mani ghiacciate. Era una sensazione incredibile per me anche solo vedere Pete Sampras dall’altra parte della rete e giocare qui di fronte a lui”.

Malgrado la tensione, il basilese aveva iniziato la partita in maniera ideale, ciò che gli aveva permesso di liberarsi dal nervosismo. Anche la perdita del secondo e del quarto set, non l’avevano destabilizzato. Sul 4-4 nel quinto set, Federer aveva dovuto salvare due palle break. Lo aveva fatto con una volée e un dritto potente. Aveva poi fatto suoi gli ultimi due game al servizio, cogliendo la prima opportunità di concludere sul 6-5 15/40, mettendo a segno una risposta vincente di dritto lungolinea.

Due anni di pazienza

Da quella vittoria, l’elvetico ha imparato molto. Purtroppo per lui, la prima lezione era arrivata già due giorni dopo, con la sconfitta in quattro set nei quarti contro Tim Henman.

Federer non aveva poi saputo gestire al meglio il successo contro Sampras. Invece di rimanere nella sua ‘bolla’, nella giornata di riposo aveva ceduto alle numerose sollecitazioni di amici e stampa, lasciando per strada molta energia. Ha impiegato due anni per sfruttare appieno il potenziale intravvisto il 2 luglio 2001 e andare a cogliere nel luglio 2003, sull’erba londinese, il primo di venti titoli Slam. 

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