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11.04.22 - 20:11

Federico Toscano, da San Bernardino al Mondiale insperato

Il grigionese è un anno più giovane di Braathen e McGrath: ‘Fenomeni da applaudire; io ho la mia strada’. Che lo ha portato in Canada dopo due infortuni.

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Federico Toscano in azione a Laax

Ha un anno in meno di Lucas Braathen e Atle Lie McGrath, i due norvegesi ai vertici della Coppa del Mondo. Entrambi nati nell’aprile 2000, entrambi già vincenti (gigante a Sölden e slalom a Wengen il giovane di madre brasiliana; slalom di Flachau e Méribel l’amico di padre statunitense), entrambi tornati da gravi infortuni patiti a pochi giorni uno dall’altro. Ma Federico Toscano il suo percorso tra i paletti lo traccia a modo suo. «Da un lato, fenomeni di questo calibro possono essere uno stimolo - racconta alla Regione il ventenne di San Bernardino -. D’altro lato, ti chiedi ’cosa fai tu ancora qui?’. Va detto che due campioni così sono eccezioni. Oltretutto sono in una squadra come quella norvegese, capace di portare costantemente atleti giovanissimi in Coppa del Mondo. Non penso si debbano fare confronti. L’età è un fattore, ma non è l’unico e dunque ritengo che occorra tener conto di tutto il contesto. In Svizzera, ad esempio, è un po’ più difficile entrare in CdM tanto giovani; non da ultimo perché la concorrenza è maggiore». Dunque i quasi coetanei Braathen e McGrath si guardano, sì, «e non si può che applaudirli per ciò che fanno». Poi si va per la propria strada.

Una strada che per Federico Toscano prevede anche lo studio. Al primo anno di un’università in Germania (‘Sport management’), segue i corsi a distanza. «È una formazione interessante; tuttavia conciliare sport e scuola è abbastanza dura. In special modo in inverno quando tra allenamenti, gare e lunghi spostamenti il tempo è poco».

‘È stato difficile accettare il secondo stop’

A circa due anni aveva messo gli sci per la prima volta «e del resto, con le piste a due passi da casa, non poteva essere altrimenti», ride. Le prime discese non le ricorda, ma sa che sciare gli è sempre piaciuto. Ama «soprattutto il fatto di stare all’aria aperta e in montagna; essere liberi di fare le curve che si vogliono e sentire l’adrenalina mentre si scende; oltre alla possibilità di provare a migliorarsi ogni volta». Tra i suoi risultati di maggiore spicco finora, tre podi in gare Fis: vittoria in gigante a Veysonnaz (21 dicembre 2021), secondo posto in gigante a Les Diablerets (10 febbraio 2022) e terzo posto in slalom Germania (30 gennaio 2022); il secondo posto ai Campionati svizzeri U21 2022 in slalom a 5 centesimi dall’oro.

Dopo aver patito un paio di infortuni, «non riuscendo più a preparare quattro discipline», ha dovuto scegliere e si è specializzato in quelle tecniche. Il primo stop era arrivato nel 2018, con la rottura di un legamento crociato, incidente assai frequente negli sciatori anche giovani. Il secondo, per lo stesso motivo, nel 2021. «La prima volta mi ero detto "può starci... Facciamo la riabilitazione e riproviamoci". La seconda è arrivata dopo nemmeno due stagioni intere. Essermi fatto male un’altra volta dopo così poco tempo, non è stato così semplice da accettare e superare. In quei momenti, due pensieri te li fai, se continuare o meno». Ad aiutarlo a «rialzarmi e andare avanti», spiega, è stato il supporto dell’entourage: famiglia, allenatori, terapisti. «Inoltre una pausa forzata ‘libera’ tempo per fare altro e, dopo un po’, capisci quanto ti manca lo sport e a che punto sia forte la voglia di tornare a sciare».

Il rientro alle competizioni dopo il secondo infortunio è stato coronato dalla convocazione per i Mondiali giovanili 2022, che si sono svolti in Canada a inizio marzo. «Se un anno prima, quando ero ancora in ospedale, qualcuno mi avesse detto che sarei stato chiamato per quell’appuntamento, probabilmente gli avrei riso in faccia». Ai Mondiali, in un primo tempo, proprio non aveva pensato. «Tanto che, man mano che la stagione avanzava, quando mi era stata ventilata la possibilità di guadagnare la partecipazione se avessi ottenuto buoni risultati nelle gare a seguire, avevo chiesto "ok, ma quando è?" - ride -. Ho comunque sempre pensato a una gara dopo l’altra, a fare il mio meglio senza pormi il Mondiale come obiettivo. Nella convocazione sì, avevo un po’ sperato; ma tutto sommato è stata una sorpresa».

Dei risultati non si ritiene completamente soddisfatto di quanto ottenuto a Panorama (23° in slalom e 33° in gigante). Però non ha rimpianti, «sebbene resti l’amaro in bocca, perché avrei potuto fare meglio. Sono contento soprattutto della prima manche di gigante (chiusa al nono posto, ndr); poi nella seconda ho commesso un errore e mi sono pure fatto male, ciò che ha condizionato l’esito anche dello slalom comunque corso il giorno seguente. Come esperienza di vita è stata davvero bella; trovo sempre molto interessante, entrare in contatto con altre culture. Dal punto di vista sportivo, la presenza di ragazzi di tante nazioni che hanno tutti il medesimo obiettivo, andare forte, è stata diversa. Si sente, che è un evento diverso dalle solite gare. Quando sei in partenza, pensi che vuoi essere più veloce degli altri. In generale, come ogni cosa nuova che si affronta, è stato un momento arricchente e un’occasione di crescita».

L’infortunio patito in Canada - rottura della cartilagine - è meno serio dei due precedenti, ciò nondimeno ha comportato la fine anticipata della stagione. «Ha fatto un po’ male al cuore, non poter disputare le ultime gare. Però è così. Mi concentro sulla fisioterapia, cercando di fare il meglio per recuperare al più presto». In ogni caso questo ulteriore problema fisico non ha scalfito la voglia di continuare. «Non posso lamentarmi della stagione avuta. E si ripartirà la prossima. Sempre prendendo gara dopo gara, dando ogni volta il meglio di sé. Perché certo: il sogno di ogni bambino è quello di essere, un giorno, uno dei più forti. E quando si cresce, si lavora per provare a raggiungere la Coppa Europa e, più avanti, la Coppa del Mondo. Quello che non ci si immagina nemmeno da piccoli, è quali e quanti siano i passi necessari per arrivarci».

Per Federico Toscano - di poco più giovane di Lucas Braathen e Atle Lie McGrath - la Coppa del Mondo è ancora lontana. Però è lì, dove voleva essere: perché ha la possibilità di lottare per le prime posizioni. Ma, soprattutto, «perché pratico lo sport che mi piace».

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