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SCI ALPINO
21.01.22 - 07:22
Aggiornamento : 16:50

Per Kryenbühl il cerchio si è finalmente chiuso

A un anno esatto dalla terribile caduta sul salto finale, lo svittese è tornato sulla Streif di Kitzbühel. Non senza una buona dose di ansia

La vera prova del nove ci sarà soltanto venerdì con la prima discesa libera e, soprattutto, domenica con il percorso integrale sulla Streif. Ma Urs Kryenbühl il macigno dallo stomaco se l’è già tolto mercoledì, quando si è lanciato sul percorso austriaco per il primo allenamento, a un anno esatto dalla brutale caduta sul salto finale. Una caduta che gli era costata la rottura del legamento crociato e di quello mediale del ginocchio destro, una clavicola a pezzi e una commozione cerebrale. A tutti i tifosi svizzeri – e non solo – la disavventura dello svittese aveva fatto tornare alla mente il ricordo dell’incidente di Daniel Albrecht, dodici anni prima. Il vallesano, a seguito di un trauma cranico era rimasto in coma artificiale per diverso tempo, mentre le ferite di Kryenbühl sono guarite piuttosto in fretta. Il discesista rossocrociato ha deciso di non sottoporsi a intervento chirurgico per ricostruire i legamenti danneggiati, optando per un trattamento conservativo. Si è affidato alle competenze di Sepp Marty, il padre della sua compagna. Marty è titolare di uno studio naturopatico nel comune di Unteriberg, nel canton Svitto. Ha sottoposto il suo paziente a una terapia denominata Scenar, non ancora molto diffusa in Svizzera e che consiste in impulsi elettrici per stimolare il processo di autoguarigione del corpo.

Urs Kryenbühl ha capito immediatamente di aver preso la decisione giusta: «Il ginocchio si è ripreso benissimo, non ho mai avuto problemi, mai accusato dolore. E, soprattutto, non ho mai avuto la sensazione che sotto sforzo non riuscisse a reggere».

Molto spesso quando si è vittime di incidenti di questa gravità, le ferite del corpo si rimarginano sufficientemente in fretta, mentre quelle della psiche richiedono un lavoro molto più approfondito. E il discesista svittese non si è rivelato essere un’eccezione. A dire il vero, nei mesi precedenti l’inizio della stagione aveva affermato che i progressi dal profilo mentale erano stati importanti e che era stato il corpo a non tenere il passo con il recupero. Poi, però, alla prova dei fatti la psiche si è risvegliata, tanto che proprio l’aspetto mentale è al momento attuale il punto dolente sulla via del completo ristabilimento.

E mercoledì il calendario di Coppa del mondo lo ha costretto a mettere alla prova la sua tenuta psicologica. I giorni precedenti erano filati via senza grossi problemi e pure l’ultima notte era trascorsa in maniera tutto sommato serena. Ciò nonostante, appena giunto a Kitzbühel si era recato a piedi sul traguardo e lì aveva capito che c’era qualcosa di diverso rispetto alle altre gare. E mercoledì mattina, di fronte alla consapevolezza di dover affrontare di nuovo la Streif, è arrivata anche l’ansia… «Sapevo che quello era il giorno in cui il cerchio si sarebbe chiuso».

La tensione non lo ha abbandonato lungo la strada che lo ha portato alla sede di partenza e nemmeno durante gli ultimi preparativi prima di lanciarsi sulla Streif… «Ho cercato di calmarmi con tecniche di respirazione, ma la situazione non è migliorata. Alla fine, poter partire è stato un sollievo». Poi, dopo la Mausefalle, il Seidlalmsprung, il Lärchenschus e l’Hausbergkante, davanti a Kryenbühl si è presentato lo schuss e il salto finale… «Sentivo di non riuscire a fidarmi. Più mi avvicinavo e più sentivo il formicolio nelle gambe, tanto che mi sono raddrizzato un po’ per evitare guai». In quel momento, nemmeno le centinaia di salti completati con l’ausilio della realtà virtuale sono serviti a qualcosa, ma proprio sul più bello lo svittese è stato capace di domare il passaggio senza grossi problemi e di giungere al traguardo, dove ha tirato un profondo sospiro di sollievo… «Quando mi sono lanciato in pista ho sentito persone che applaudivano. Per me si è trattato di un grande giorno».

Un giorno importante in una stagione nella quale per il discesista rossocrociato non tutto è andato come avrebbe sperato. La decisione di non sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid è stata accolta con aspre critiche e gli è costata la trasferta oltre Atlantico per la tappa americana della Coppa del mondo, a Lake Louise. Inoltre, il suo ritorno alle competizioni gli ha lasciato dell’amaro in bocca. A Beaver Creek aveva iniziato piuttosto bene, chiudendo due volte al 16esimo posto in SuperG e discesa, ma poi i risultati hanno lasciato a desiderare… «Forse ho voluto forzare troppo, anche perché la scorsa stagione, almeno fino all’infortunio, le cose erano andate molto bene. Ma ho imparato che le gare non sono mai le stesse dell’anno precedente e che per essere con i migliori tutto deve combaciare. Purtroppo, quest’inverno ho spesso commesso il fatidico errore di troppo».

Nel corso del weekend che la Coppa del mondo trascorrerà a Kitzbühel, Kryenbühl avrà l’opportunità di esorcizzare e gettarsi alle spalle il passato, con la prospettiva di riprendere senza più traumi il processo di crescita verso il successo.

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