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04.12.22 - 13:46
Aggiornamento: 14:38

Una Svizzera che cresce di pari passo con l’ambizione

A 48 ore dall’ottavo di finale, nel clan rossocrociato tutti sono convinti che quella con il Portogallo rimane una sfida in bilico

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Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. È questo il sentimento che aleggia nel ritiro della Nazionale rossocrociata a meno di 48 ore dalla vittoria contro la Serbia, sinonimo di qualificazione agli ottavi di finale. Martedì, al fischio di inizio della sfida contro il Portogallo, la Svizzera sarà una delle ultime nove squadre in grado di aggiudicarsi la Coppa del mondo. Se di lì a due ore o poco più avrà compiuto un ulteriore passo avanti, diventando una delle otto candidate superstiti, Murat Yakin verrà ricordato come il più grande selezionatore elvetico. E una porzione di quel successo sarà pure ticinese, nella persona di Pier Tami, il quale, da direttore delle squadre nazionali dell’Asf, poco più di un anno fa aveva deciso di legare i destini della Nazionale a quelli di un tecnico impegnato in quel momento in Challenge League, scelta sulla quale, al momento dell’annuncio, in molti avevano storto il naso.

Ascoltando le parole di Remo Freuler appena dopo la vittoria sulla Serbia, ci si accorge di come questo gruppo non abbia alcuna intenzione di fissarsi un limite, una barriera oltre la quale difficilmente potrà spingersi: «Contro il Portogallo sarà fifty-fifty», afferma lo zurighese. Attore cruciale contro i serbi, con i due "assist" per i gol di Mitrovic e Vlahovic, ma anche capace di risorgere dalle ceneri di un primo tempo complicato per andare a siglare il gol della vittoria al termine di una manovra magistrale da parte del collettivo rossocrociato, Freuler si augura che martedì la Svizzera sappia trovare una sorta di equilibrio perfetto: «Attaccare come abbiamo fatto contro la Serbia e difenderci come contro il Brasile». Sembra la quadratura del cerchio, ma questa Svizzera ha tutte le carte in regola per, quanto meno, avvicinarsi alla perfezione desiderata.

Ciò nonostante, i rossocrociati sono consci che quella contro il Portogallo sarà una sfida diversa dalle tre del gruppo G, al cospetto di una squadra imbottita di giocatori di grande qualità, ma nel contempo attenta e rigorosa in fase difensiva. "Primo non prenderle" rimane il credo del 68enne Fernando Santos, il quale è troppo saggio per non sapere che al Lusail Stadium si ritroverà di fronte una selezione contro la quale sta diventando sempre più difficile manovrare.

Contro la Serbia, Yakin è stato in grado di mandare in campo una formazione capace di colpire su ambo le fasce. Se a destra era risaputa la pericolosità di Shaqiri e la propensione di Widmer al supporto della manovra offensiva, sulla sinistra in pochi avrebbero pensato a un Rodriguez capace di correre come se avesse vent’anni e a un Vargas in grado di essere una costante spina nel fianco della difesa serba e, oltretutto, autore del pregevole assist per il gol di Freuler. Contro il Portogallo, il selezionatore rossocrociato avrà l’imbarazzo della scelta: o mandare in campo un undici difensivo, in grado di tenere il più a lungo possibile lo 0-0 iniziale, oppure giocarsela con maggiore spavalderia, cercando di approfittare di una difesa non sempre ermetica, all’immagine del 39enne Pepe e della fiducia decrescente di Ruben Dias, messo in discussione al Manchester City dall’arrivo di Manuel Akanji. E pure di quelle che possono essere delle frizioni interne create da un Cristiano Ronaldo il cui atteggiamento rimane quello della superstar, anche adesso che superstar non lo è più.

Nel frattempo, all’allenamento di domenica mattina hanno regolarmente preso parte anche Yann Sommer e Nico Elvedi, costretti a saltare la sfida con la Serbia per sintomi influenzali dovuti in gran parte allo sbalzo termico tra le temperature esterne e l’aria condizionata presente anche negli stadi. Per contro, è rimasto in albergo Fabian Schär, colpito a sua volta da un raffreddamento. Secondo quanto segnalato dal servizio informazioni dell’Asf, la scelta sarebbe puramente precauzionale.

Xherdan Shaqiri, ‘Sono fatto per grandi partite’

Gli è chiaramente rimasta sullo stomaco. Anche con il senno di poi, Xherdan Shaqiri non ha digerito la decisione di Murat Yakin di sostituirlo al 68’ della sfida con la Serbia… «Bisogna chiedere all’allenatore le ragioni di questa scelta. Ero arrabbiato, volevo ancora giocare. A maggior ragione quando abbiamo scoperto che il primo posto nel girone era improvvisamente in gioco...».

Ma il basilese sa che la decisione è stata giusta. Murat Yakin voleva risparmiarlo per la partita di martedì contro il Portogallo. Sera nella quale, ancora una volta, XS sarà chiamato a essere grande. «Non sbaglio se dico di essere l’uomo giusto per le grandi partite – ha aggiunto Shaqiri –. Le statistiche lo dimostrano». E in effetti, i numeri sono tutti dalla sua parte: cinque gol – senza calci di rigore – in tre Coppe del mondo, un’impresa che solo Lionel Messi e Cristiano Ronaldo hanno realizzato nelle edizioni 2014, 2018 e 2022. A queste, vanno aggiunte quattro reti in due Euro.

«Penso di possedere la preparazione mentale per essere presente nelle partite importanti». Con il suo limitato tempo di gioco a livello di club, l’esilio a Chicago, l’età che lo porta trovarsi dalla parte sbagliata dei 30 e l’etichetta di giocatore che non riesce ad assimilare i concetti tattici della fase difensiva, negli ultimi anni il basilese ha dovuto fare i conti con molti cliché. Il cliché del giocatore incapace di difende è un luogo comune che gli dà tremendamente fastidio... «Sono prima di tutto un giocatore di squadra. Non andrò da Murat Yakin a dirgli che voglio giocare al centro e non sulla fascia destra. Ha deciso di mettermi a destra e io accetto questa scelta. So che mi chiede di lavorare in difesa. Accetto pure questo. Affermare che non difendo è un’aberrazione».

Martedì dovrà garantire un grosso colpo di mano a Silvan Widmer sulla fascia destra. A maggior ragione in un ottavo di finale – il terzo dopo l’Argentina nel 2014 e la Svezia nel 2018 – che lui stesso definisce come una sfida in bilico… «Tutto è aperto, tutto può accadere. Sappiamo cosa aspettarci. Per superare il turno dovremo ulteriormente alzare il nostro livello».

Contro il Portogallo, Xherdan Shaqiri metterà in campo sia il suo genio, sia la sua esperienza. Con 111 "caps", è stato uno dei tre leader elogiati da Murat Yakin venerdì sera, insieme a Granit Xhaka (110) e Ricardo Rodriguez (103). «Il fatto di avere a disposizione tre giocatori con oltre 100 selezioni in Nazionale non ha prezzo. Venerdì sera, dopo il 2-1 della Serbia, Granit, Ricardo e io non abbiamo panicato, sapevamo di poter rimediare».

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