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I Mondiali dal divano
laR
 
30.11.22 - 05:25
Aggiornamento: 18:57

Vengo anch’io: no, tu no!

Scopriamo come stanno vivendo la rassegna iridata gli assenti

di Matteo Giottonini
vengo-anch-io-no-tu-no

Chi le gesta di Mbappé e compagnia è condannato a guardarle dal divano, armato di frittatona di cipolle e rutto libero, sono i tifosi delle non poche nazionali solite calcare le scene mondiali ma che, per un motivo o per l’altro, non sono riuscite a staccare il biglietto per la penisola araba. Di escluse ve ne sono in ogni continente: molte sono di livello relativamente basso, compagini alle quali non è bastata la presenza della consueta punta di diamante (vedi l’Egitto di Salah, la Nigeria di Osimhen o la Norvegia di Haaland); in altri casi la questione è invece ben diversa. Basti pensare al continente sudamericano, dove a fare notizia sono le assenze di Cile e Colombia: se i Cafeteros hanno deluso chiudendo il girone di qualificazione dietro i peruviani – poi eliminati agli spareggi – ancora peggio ha fatto la Roja. I cileni hanno inoltre il dente avvelenato dopo aver sperato per mesi nella squalifica dell’Ecuador (nei guai per aver schierato il difensore Byron Castillo, nato in Colombia) e nel conseguente ripescaggio all’ultimo minuto, ipotesi cassata senza indugi dai piani alti.

Pronti a mettere in valigia maglietta e pantaloncini c’erano anche gli Azzurri, senza dubbio il nome scritto in grassetto in cima all’elenco degli assenti, per svariate settimane fiduciosi di entrare in Qatar dalla porta di servizio nel caso di una squalifica degli andini (o magari dell’Iran, a causa della tristemente nota situazione che sta vivendo il Paese persiano), senza però che qualcuno abbia realmente capito per quali motivi la scelta sarebbe dovuta cadere su Raspadori e soci. La situazione dei nostri vicini interessa forzatamente anche l’homo ticinensis, fosse anche solo per concordanza culturale e linguistica: anche i più agguerriti possessori di un attestato che certifichi l’attinenza di Gerra Verzasca sin dal Paleolitico dovranno convenire che un Mondiale senza l’Italia è come una coppa di vermicelles senza panna montata. Buono, per carità, ma qualcosa manca. Navigando su profili social che trattano di pallone è facile imbattersi e perdersi nella sezione commenti in calce ai post, luogo ideale dove svolgere un’analisi degli stati d’animo del Belpaese. Se moltissimi riconoscono le colpe della loro Nazionale, radiografando la situazione e ricercando le cause di una tale disfatta (incolpando giocatori, allenatore, federazione e spingendosi fino a "Gli Europei sono stati solo culo"), altrettanti non riescono a contenere il dispiacere. "Vedere la Svizzera al mondiale è la cosa che ci fa più male" oppure "E pensare che al posto di Svizzera ci doveva essere scritto Italia", con altri che rispondono "Ringraziamo Jorginho", pensando ai vari rigori falliti. L’avvilimento viene amplificato dai fatti recenti, con la sconfitta degli uomini di Mancini in un’amichevole contro l’Austria – manco fosse il remake di Caporetto in salsa pallonara – a stimolare commenti di rilievo: "Ai Mondiali ci sono Tunisia e Galles, nazioni che non sanno nemmeno perché sono lì. Guardi questa partita di m… e ti ricordi che noi siamo a casa a giocarci la Coppa del canederlo con l’Austria". Se poi si scorre il palinsesto delle reti Mediaset e si scopre che la stessa sera, sul canale col numero 5, andava in onda Titanic… "Coincidenze? Io non credo", asseriscono i più maliziosi.

L’uva acerba...

Il catalogo prosegue con coloro che indossano i proverbiali panni della volpe affermando che "Sinceramente ci siamo risparmiati una figura di m… presentandoci con Gnonto e company", mentre altri chiamano in causa l’etica ma sconfinando in ciò che puzza tanto di ipocrisia: "Se bisognava mancare a un altro mondiale, meglio questo che qualunque altro" (venendo però prontamente rimessi al loro posto: "Ma se fino a ieri avreste venduto la madre per andarci!"). Non mancano fortunatamente gli esempi ironici, al limite del politicamente scorretto: "Diciamo che non ci siamo qualificati per protesta", o ancora "Non siamo andati ai mondiali in Russia e sappiamo tutti cosa è successo. Ora abbiamo deciso di non andare in Qatar. La Nazionale si ribella facendo attivismo e noi sempre a criticare!" All’improvviso appare però il genio, al quale bastano due parole per mettere tutti d’accordo e rendersi memorabile: "Mondial Casa". Sipario.

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