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laR
 
30.11.22 - 00:05
Aggiornamento: 19:56

L’Ambrì, il pessimo affare e la rabbia. ‘È ora di intervenire’

Le porte dello spogliatoio restano chiuse a lungo alla Gottardo Arena dopo la sconfitta col Losanna. Cereda: ‘Io ho detto poco, hanno parlato i giocatori’

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Ti-Press/Crinari
Inti Pestoni e il suo Ambrì si aspettavano tutt’altra cosa

Ambrì – Sarà anche vero che la fortuna bisogna cercarsela, e quando la buona sorte non vuol saperne non c’è molto che si possa fare, se non provarci comunque. In effetti l’Ambrì ci prova, ma non con l’intensità che ci si attenderebbe in uno scontro diretto che vale più di tre semplici punti. E se è vero che la serata parte male, con tre pali uno più clamoroso dell’altro (pur se il secondo, sul missile di Heed, Bürgler lo sfrutta per segnare il primo gol), il martedì biancoblù finisce anche peggio, con i ragazzi di Cereda che scivolano d’un botto al penultimo posto.

Tuttavia, è comunque un risultato inatteso guardando a cosa riescono a fare i ticinesi in una prima parte di secondo tempo arrembante, lanciata dal citato 2-1 di Bürgler ma soprattutto dal pareggio di un Chlapik che dopo aver beffato tra i gambali Punnenovs (poi tolto di mezzo da Ward tre minuti dopo) lancia un urlo davvero liberatorio. Sembra l’inizio di un’altra partita, invece non lo è. Perché l’energia del momento s’esaurisce lì, con i vodesi che nel terzo tempo aspettano gli avversari al varco, e le opportunità da gol leventinesi si contano sulle dita di una mano. A quel punto, Cereda sorprende un po’ tutti buttando nuovamente all’aria le linee, e dopo che già nel periodo di mezzo Zwerger sparisce dalle scene, Fischer viene persino schierato in attacco, in un lineup che continua a mutare, finché nel finale viene scombinata persino la ‘paradesturm’ Pestoni, Spacek, Chlapik riassemblata alla fine del primo periodo. «Sono arrabbiato – dice, deciso, Luca Cereda – perché a parte nei primi dieci minuti del secondo tempo non abbiamo giocato con coraggio e carattere. Troppo poco! Ecco perché ho deciso di smuovere un po’ le acque, piazzando pure Fischer all’attacco: Zwerger è una persona in difficoltà ancor prima di essere un giocatore in difficoltà e faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per aiutarlo. Non sono preoccupato, ma è ora d’intervenire: non tutti hanno ancora capito come devono lottare».

Nel post partita, le porte dello spogliatoio biancoblù rimangono chiuse a lungo. «Cos’ho detto? Io non ho detto molto – aggiunge Cereda –. Sono i giocatori ad aver parlato molto più a lungo del solito tra di loro. È un buon primo passo, per la squadra. Io ho semplicemente detto loro: ‘Ci vediamo domani sul ghiaccio’».

Del resto, i giocatori sanno cosa debbono fare. «Se c’è una cosa che dobbiamo rimproverarci è che non abbiamo giocato allo stesso livello delle ultime due partite – dice, dal canto suo, capitan Daniele Grassi –. Il lavoro da fare è sempre lo stesso: dobbiamo giocare più come una squadra, già dalla prossima partita: questa per me è l’unica ricetta che funziona».

L’ANNOTAZIONE

Pagine di storia, anche per restare curiosi

Sapevate che sessantanove anni fa come ieri, il 29 novembre 1953, l’Ambrì giocava la sua prima partita in Lega nazionale A? E che nel cosiddetto hockey moderno, con Lugano e Friborgo l’Ambrì è una delle sole tre squadre a non aver mai vissuto il dramma (sportivo) della retrocessione? Queste, e molte altre cose le si possono scoprire nell’ultima fatica dell’instancabile Brenno Canevascini e di Sandro Regusci e Luca Dattrino, i quali hanno dato alle stampe un volume realizzato in concomitanza con il nuovo traguardo della società biancoblù, dal titolo "Hcap 85 anni: e la storia continua...", pubblicato da Fontana Edizioni. «Il cui ricavato – spiega il presidente Filippo Lombardi – verrà interamente devoluto al settore giovanile biancoblù e alle Hcap Girls, fresche di promozione nella massima serie».

Un volume celebrativo fatto di cifre, curiosità e persino d’interviste («con l’ausilio della realtà aumentata – spiega l’editore Raoul Fontana –. Inquadrando con il telefonino le immagini corredate dal simbolo di una telecamerina, sul cellulare partirà il relativo video») che ripercorre gli 85 anni di vita dell’Ambrì «partendo da quel famoso giorno in cui a Giornico (nel 2011, ndr) il club si è interrogato sul proprio futuro», dice Luca Dattrino. «Un prodotto nuovo, diverso – gli fa eco Sandro Regusci –. Perché grazie alla statistica si possono scoprire tante cose: l’importante è essere curiosi».

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