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06.10.22 - 20:00
Aggiornamento: 21:22

A Praga s’accendono i fari sulla Nhl. Con i russi in pista

Josi, Niederreiter e compagni pronti a dare spettacolo nell’avvio di stagione in Europa. A Denver si ricandidano per la Stanley, ma non sarà tanto facile

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Keystone
Un balzo nella nuova stagione con lo sguardo

In Québec le temperature cominciano a scendere, e martedì, quando oltreoceano si aprirà ufficialmente la stagione Nhl, le previsioni annunciano una minima di quattro gradi. A Tampa, in Florida, ci saranno invece trentun gradi di massima, nel giorno in cui i Lightning metteranno piede sul ghiaccio del leggendario Madison Square Garden per celebrare il primo incontro su suolo nordamericano di una nuova, appassionante stagione di hockey. Anche se in realtà la National Hockey League aprirà ufficialmente i battenti già domani, in contumacia, all’O2 Arena di Praga, dove San José Sharks e Nashville Predators romperanno il ghiaccio sfidandosi due volte in due giorni, per quelle che negli States vengono chiamate le Nhl Global Series, appuntamento extra muros che al di là dell’Atlantico lascia un po’ tutti tiepidini, mentre i fan europei si lustrano gli occhi davanti allo spettacolo degli spettacoli. Del resto, un’idea se la sarà senz’altro fatta chi lunedì ha potuto assistere all’amichevole di Berna, dove gli stessi Preds hanno fatto tappa sulla via che li portava in Repubblica Ceca, col figliol prodigo Roman Josi distinguendosi nel dispensare energia a tutta pista, quasi fosse un omaggio al pubblico di una Postfinance Arena che l’aveva visto crescere, prima che si decidesse a inseguire il sogno (e i dischi) nella patria della musica Country.

Tutti in pista, russi compresi

Eppure c’era un dubbio che planava sull’antipasto europeo, dopo le parole di Jan Lipavsky, ministro degli Affari esteri ceco il quale aveva affermato che il suo Paese non avrebbe accordato permessi ai giocatori russi della Nhl, non escludendo naturalmente l’eventualità che avrebbero potuto riceverli da altri Stati Ue, ciò che avrebbe permesso loro di muoversi liberamente nell’intera area Schengen. A chiudere la questione alcuni giorni fa era poi stato il diplomatico Tomas Pojar, consigliere alla Sicurezza del governo ceco, affermando che i giocatori in questione (tutti e tre attaccanti: Alexander Barabanov ed Evgeny Shvechnikov degli Sharks più Yakov Trenin dei Preds) «dispongono tutti di regolare visto, quindi dal punto di vista dello Stato non c’è alcuna ragione per non farli entrare».

Lo show, quindi, può cominciare. Con ben tre svizzeri sul ghiaccio alla O2 Arena: da una parte il citato Josi e quel Nino Niederreiter fresco di arrivo dalla Carolina del Nord con in valigia un bel contrattino da quattro milioni a stagione (nulla a che vedere, comunque, con i 72 milioni e mezzo spalmati su otto anni del suo capitano bernese), e dall’altra un attesissimo Timo Meier a caccia di conferma dopo una stagione esaltante condita da 76 punti in 77 partite.

Qualità svizzera tra una costa e l’altra

Tuttavia, detto di Josi, El Niño e Meier, l’elvetico più atteso quest’anno è forse quel Kevin Fiala che pochi mesi fa aveva fatto esplodere non solo le statistiche, ma pure il suo salvadanaio dopo una stagione da 85 punti in 82 partite (e un bilancio di +23!): un peso salariale insostenibile per i Minnesota Wild, che si sono visti costretti a scambiarlo con la franchigia dei Los Angeles Kings in piena ricostruzione, dove il ventiseienne piccolo attaccante lanciato dall’Uzwil è riuscito a firmare per la ragguardevole cifra di poco meno di otto milioni all’anno. Completano il cast a tinte rossocrociate Nico Hischier e Jonas Siegenthaler i quali sperano infine di riportare i New Jersey Devils ai playoff, l’indiavolato Denis Malgin che a Toronto, in una delle formazioni più attese, cerca di costruirsi una seconda vita in Nhl dopo il ritorno in Svizzera prima a Losanna e poi a Zurigo, e ancora Pius Suter (Detroit Red Wings), Janis Moser (Arizona Coyotes) e Philipp Kuraschew (Chicago Blackhawks), tre giocatori che hanno saputo e sapranno ancora ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle rispettive squadre.

Su o giù dalle montagne?

Dopo che la Coppa Stanley è tornata tra le montagne del Colorado per la prima volta dal 2001 – ciò che ha riportato l’Ovest nell’Olimpo dell’hockey a stelle e strisce, tre anni dopo il sorprendente trionfo dei St. Louis Blues – l’impressione è che per le Valanghe di Denver il compito non sarà altrettanto semplice, dopo la partenza di Darcy Kuemper verso Washington e un attacco indebolito dall’assenza di Nazem Kadri. Esaurito il ciclo vincente dei Tampa Bay Lightning, i maggiori pretendenti a insidiare gli Avalanche sembrano essere i citati Maple Leafs, ma soprattutto quegli Edmonton Oilers che con i vari Evander Kane, McDavis, Hyman, Nugent-Hopkins e Draisaitl possiedono un attacco da fare invidia a chiunque, e che quest’anno oltretutto tra i pali hanno la qualità di un portiere come Jack Campbell, arrivato proprio da Toronto. Mentre Calgary Flames, Florida Panthers e magari anche i Rangers di New York giocheranno a vestire i panni degli outsider.

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