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06.07.22 - 05:30

Fiala e Jokic: stessa nazione, due mondi diversi

Sull’esempio dell’hockeista svizzero e del cestista serbo, ecco una piccola panoramica delle differenze salariali negli sport a stelle e strisce

È notizia di settimana scorsa, Kevin Fiala ha firmato un contratto della durata di sette anni con i Los Angeles Kings, l’ex Nashville e Minnesota diventerà così il secondo svizzero a vestire la maglia dei Kings dopo il portiere ticinese Pauli Jaks. L’elvetico guadagnerà una somma complessiva di 55 milioni di dollari, che corrispondono a un salario annuo di 7’875’000 dollari, un aumento di oltre due milioni rispetto al contratto firmato con i Minnesota Wild lo scorso anno. La sua stagione da 85 punti in 82 partite, il ventiduesimo miglior dato della lega, è dunque stata ricompensata.

In questo modo il 25enne sangallese supera i 7’250’000 dollari elargiti al suo capitano Nico Hischier dai New Jersey Devils e i sei milioni netti che Timo Meier riceve dai San José Sharks (ancora per una stagione, se questa dovesse andare bene è ragionevole supporre che poi anche lui potrà contrattare al rialzo). Soltanto Roman Josi (9’059’000 dollari dai Nashville Predators) guadagnerà di più tra gli elvetici che scenderanno sul ghiaccio dell’Nhl la prossima stagione, mentre nei Kings soltanto il capitano Anze Kopitar (dieci milioni) e Drew Doughty (undici) avranno un compenso maggiore.

Numeri che sicuramente faranno felice l’attaccante classe 1996 (compirà 26 anni il prossimo 22 luglio), che in carriera ha già guadagnato qualcosa come tredici milioni di dollari, e che la maggior parte di noi comuni mortali può soltanto sognare. Un salary cap in aumento di un milione fino a quota 82,5 ha sicuramente avuto un impatto nell’importante crescita della retribuzione di Fiala, con i Kings che hanno comunque ancora una decina di milioni a disposizione. Inoltre (pur essendo ancora lontano dai 16 milioni di Connor McDavid agli Edmonton Oilers) Fiala può guardare dall’alto la maggior parte dei suoi colleghi, con uno stipendio medio che si aggira di poco sopra ai due milioni e mezzo di dollari. Non bruscolini sicuramente, eppure sono compensi che rapportati a quelli delle altre leghe professionistiche nordamericane tendono a impallidire.

La Nba e un contratto da record

Contemporaneamente al trasferimento di Fiala, in Nba si registrava infatti il rinnovo di Nikola Jokic – ventisettenne pivot serbo dei Denver Nuggets – per cinque anni e per una retribuzione complessiva di 264 milioni d’euro (fanno poco meno di 53 all’anno), qualcosa di imparagonabile a quanto si vede sul ghiaccio, considerando che in pratica il conto bancario del serbo si gonfierà ogni anno quasi della somma che l’elvetico guadagnerà durante tutta la sua permanenza a L.A. Gli stipendi della massima lega di pallacanestro registrano infatti una media di sette milioni di dollari e una mediana a quasi quattro. E il salario di Jokic è tutt’altro che fuori scala, considerando che ben altri dieci giocatori guadagnano almeno quaranta milioni. Mentre le squadre più ricche (tra cui, guarda caso, i campioni in carica dei Golden State Warriors) hanno un monte stipendi che tocca quota 170 milioni, più del doppio dei più poveri (i Detroit Pistons). A titolo di paragone il miglior cestista svizzero, Clint Capela degli Atlanta Hawks, guadagna diciassette milioni di dollari l’anno. In Nba infatti esiste soltanto un "soft salary cap" (in Nhl, così come in Nfl e in Mls si parla invece di "hard salary cap") di circa 123 milioni, ciò che permette alle franchigie di superare la soglia fissata grazie a numerose eccezioni. In Nfl il cap è ancora superiore, ma si tratta pur sempre di uno sport all’aperto e dunque con stadi più capienti. Inoltre anche le rose sono più numerose, tanto che lo stipendio mediano (per fare un discorso di media vanno considerati i diversi ruoli) è di circa un milione di dollari, mentre il più pagato della lega, il Quarterback dei Kansas City Chiefs Patrick Mahomes, riceve 45 milioni di verdoni.

Diciassette anni di salary cap in Nhl

Il salary cap è stato introdotto dalla National Hockey League per evitare che le squadre con maggiori entrate ingaggiassero tutti i migliori giocatori, fatto che stava diventando un problema negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Ad esempio, ingaggiando un certo numero di giocatori di alto livello e spendendo significativamente più della maggior parte delle altre squadre, i Detroit Red Wings sono riusciti a vincere tre Stanley Cup in quel periodo.

Questo ha portato ai negoziati del Cba (Collective Bargaining Agreement, accordo collettivo sui guadagni) 2004-05, durante i quali l’intera stagione è stata cancellata a causa del perdurare del lockout, la prima volta che una disputa sindacale ha causato una cancellazione in una grande lega sportiva del Nord America. All’epoca delle trattative, le squadre spendevano circa il 75% dei loro ricavi per gli stipendi, una percentuale molto più alta di qualsiasi altra lega sportiva nordamericana. Alla fine si concordò la struttura generale che rimane tuttora, compreso il pagamento obbligatorio dei giocatori in dollari statunitensi.

Il concetto di salary cap non è nuovo per la Nhl. Fu introdotto per la prima volta durante la Grande depressione del 1929, quando il tetto salariale per squadra era di 62’500 dollari e di 7’000 dollari per giocatore. Esiste comunque una scappatoia, che consiste nell’inserire i giocatori infortunati (se costretti a saltare almeno dieci partite e ventiquattro giorni in stagione) nella "Long Term Injury Reserve", che non incide sul Cap, come fatto nella scorsa stagione dai Tampa Bay Lightning con Nikita Kucherov, risultato poi fondamentale nei playoff.

Meno soldi, più equilibrio

A trarre vantaggio dal salary cap è indubbiamente il pubblico (l’affluenza alle partite di basket e di hockey è grossomodo uguale e compresa tra le diecimila e le ventimila persone a incontro), visto che le minori spese si riflettono anche sul minor costo dei biglietti. Per fare un esempio (ragionando a livello di costo medio dei biglietti, ovviamente) per un abitante della Florida è più economico acquistare cinque biglietti per una partita dei Florida Panthers che non un singolo biglietto per un incontro dei Miami Heats. Senza contare poi la questione dell’equilibrio dei campionati: dalla stagione 2005-06 (la prima con il salary cap in Nhl), la Stanley Cup è stata vinta da undici squadre diverse, il Vince Lombardi Trophy (assegnato ai campioni dell’Nfl) da tredici, mentre l’Nba ha visto soltanto otto squadre diverse trionfare, con i Warriors che l’hanno fatto ben quattro volte negli ultimi otto anni, venendo battuti altre due volte all’ultimo atto. Insomma, sarà anche una banalità, ma anche nello sport nordamericano più si è ricchi più è facile vincere. E i cestisti Nba sono sicuramente tra i più felici della situazione attuale, visto che 18 di loro fanno parte dei 50 sportivi più pagati al mondo (ciò che ridimensiona tra l’altro le critiche che vengono mosse ai magnati del calcio europeo). Ma forse prima di perdere un’intera stagione in discussioni – come accaduto appunto nell’hockey – si può pensare a trovare una soluzione che avvantaggi la disciplina in primis, in particolare in un momento di crisi economica come quello attuale. E se lo Jokic di turno guadagnerà "solo" 20 milioni all’anno al posto di 50, siamo certi che se ne farà una ragione.

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