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‘Peccato che con il Pse non si sia pensato a un campus per sportivi’
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23.06.22 - 16:25
Aggiornamento: 16:53

‘La risposta del pubblico sta tornando ai livelli prepandemici’

Il Ceo dell’Hc Lugano Marco Werder fa il punto della situazione su campagna abbonamenti, lavori alla Cornèr Arena e su diversi altri temi

Da un paio di settimane il Lugano ha inaugurato una campagna abbonamenti che ha fatto discutere i tifosi tra chi l’ha apprezzata e chi no. Per capire com’è stata la prima risposta a livello di sottoscrizioni e approfondire il messaggio che la supporta, abbiamo interpellato il Ceo del club bianconero Marco Werder: «È molto presto per dirlo, visto che è da due settimane che siamo in campagna. Quindi è presto per fare una valutazione accurata e sensata. La prima rispondenza è molto buona, siamo molto contenti di com’è partita e ciò ci fa ben sperare, siamo sui livelli della pre-pandemia, però dipende anche da quali giorni intercorrono tra il lancio della campagna e la sua valutazione. La campagna è de facto costruita su due assi, da un lato è realista su quella che è la nostra infrastruttura oggi e che sentiamo dire anche dai tifosi, è stato discusso tanto dell’acqua calda o meno all’interno della Cornèr Arena, ma la gente si è rapidamente dimenticata che quando abbiamo avuto l’opportunità durante la pandemia e nel post-pandemia di portare qualche tifoso allo stadio, si è accorto, dovendosi lavare le mani con insistenza, che non c’era l’acqua calda. Quindi questo era un modo un po’ ironico per spiegare una realtà della nostra infrastruttura a cui stiamo lavorando con la città di Lugano. Nello stesso tempo ci siamo detti che questa è la nostra realtà, ma vogliamo andare avanti e raggiungere grandi obiettivi senza lamentarci troppo».

Si tratta quindi anche di dimostrare l’attenzione rivolta ai feedback dei tifosi? «Credo che al giorno d’oggi chi non ascolta non sia totalmente al passo con i tempi, il dialogo e il saper ascoltare sono centrali ed è chiaro che per noi i nostri tifosi sono importanti e saremmo superficiali se non ascoltassimo le loro necessità e i loro desideri. Poi chiaramente non si possono accontentare tutti e mettere tutto a posto, ma laddove è possibile migliorare il nostro prodotto lo vogliamo fare».

‘Importante sistemare l’impiantistica’

In questo momento si sta per mettere mano alla Cornèr Arena, il Consiglio comunale sta infatti discutendo un credito da 410’000 franchi: «Stiamo lavorando sul corpo centrale che sorgerà sopra il Club’41 con un volume da ampliare di due piani che ci potrebbe dare una mano importante verso la Cornèr Arena del futuro. Ma in questo momento il lavoro più importante è quello dell’impiantistica per la quale è stato richiesto un credito di progettazione poiché ha ormai trent’anni e, se non è a posto, rischiamo di restare senza ghiaccio a metà stagione. Un rischio che non possiamo permetterci di correre, né noi, né la città. Di conseguenza bisogna mettere mano immediatamente a questa situazione. La parte del corpo centrale invece è una questione di sviluppo del nostro club in più settori, l’idea è quella di centralizzare in pista gli spazi amministrativi e sportivi di tutto il club, mentre oggi siamo dislocati in più luoghi, ciò che complica la gestione del personale».

Il grande cantiere sportivo dei prossimi anni a Lugano è però quello del Pse, non si sarebbe allora potuto sfruttare il rifacimento di Cornaredo e dintorni per operare anche una ristrutturazione globale della pista di ghiaccio? «Io mi occupo dell’Hc Lugano come prima squadra dal 1° agosto 2019, allora il Pse era già pianificato e messo in piedi. Da quello che mi è stato riferito il Pse è sempre stato un progetto dedicato ad altre discipline e per noi – ho sempre sostenuto – è stato peccato che non sia stato coinvolto anche l’hockey, non tanto per quello che è l’infrastruttura della pista di ghiaccio, che dev’essere separata (infatti a Bienne dove hanno costruito stadio e pista assieme non sono molto contenti, soprattutto in caso di concomitanze tra calcio e hockey), piuttosto si sarebbe potuto pensare a una sorta di campus sportivo con alloggi per ragazzi che devono pernottare in zona, con delle parti dedicate per esempio alla scuola, per ottimizzare il rapporto tra formazione e attività sportiva. In tal caso sarebbe stato appropriato pensare a tutte le discipline sportive e non solo a un paio di queste».

In queste settimane sta risalendo la curva dei contagi da Covid, con un’esplosione in particolare nel contesto del Tour de Suisse di ciclismo, c’è di che essere preoccupati anche nel mondo dell’hockey? «Preoccupati no, al momento. È anche vero che si tratta di una situazione che dobbiamo monitorare e tenere d’occhio, dopodiché gli ultimi due anni e mezzo ci hanno insegnato a essere estremamente flessibili e ad avere più accorgimenti da implementare in caso di un aumento dei contagi. Dire che sono sereno sarebbe una parola grossa perché non lo sono, ma sono un po’ più tranquillo nel sapere quali sarebbero le misure da prendere, che sarebbero comunque drammatiche per noi. Nuove restrizioni potrebbero risultare disastrose per le loro conseguenze economiche».

Il club ha deciso di dedicare allora i mesi estivi alla presenza nel contesto di Lugano Marittima: «Lugano Marittima non ha uno scopo economico, ma più sociale, per essere fra la gente anche in un momento in cui l’attività hockeistica non è in primo piano. In realtà era un progetto che avevamo nel cassetto da un po’ ed era poi stato rimandato dalla pandemia. Per noi è molto importante essere tra la gente in un periodo in cui di hockey si parla poco e credo che ciò stia riuscendo molto bene e Lugano Marittima è un successo e siamo molto felici di come i nostri tifosi vengano a trovarci alla Casetta 41».

Per passare al settore competitivo, la prossima stagione vedrà le squadre schierare sei stranieri ciascuna. Una mossa che era stata proposta anche con l’obiettivo di diminuire i prezzi dei giocatori svizzeri: si sta effettivamente andando in quella direzione? «Per come operiamo noi, c’è un budget sportivo e il direttore sportivo ha il compito di rimanervi all’interno, poi come lui intende distribuirlo è una sua pura scelta sportiva e non ha nessuna influenza se sono stranieri o svizzeri, perché l’importo da spendere è fisso».

‘Ci saranno molte più partite in Free Tv’

L’altra novità per il campionato 2022-23 è la ridistribuzione dei diritti televisivi, ormai completamente in mano a Sunrise (con i canali MySports) e l’uscita di scena dell’Ssr-Srg: «Siamo felici che abbiamo un nuovo partner televisivo importante, l’anno prossimo ci saranno 44 partite in chiaro, quante non ce ne sono mai state nella regular season della National League, quindi i tifosi di hockey avranno maggiori opportunità di seguire il loro sport preferito. In Ticino poi, grazie a Teleticino, avremo uno studio che si dedicherà praticamente in modo esclusivo all’hockey su ghiaccio e questo è sicuramente un valore aggiunto per gli appassionati, che avranno dei contenuti in più sulle loro squadre. È vero che l’ente pubblico copriva in maniera ampia quella che è la copertura standard dello sport ma grazie alla crescita della Free Tv, credo che potremo raggiungere bene anche il pubblico di massa, sono certo che i tifosi di hockey sapranno riorientarsi, cambieranno magari alcune abitudini, ma alla fine sono convinto che sia la passione per lo sport a richiamare tifosi e a creare i numeri. Quindi da questo punto di vista sono abbastanza fiducioso».

Infine un altro tema d’attualità è l’aumento dei costi dell’energia, dovuto in parte all’inverno secco e soprattutto alla guerra in Ucraina, è qualcosa che vi tocca? «Al momento no, perché non essendo proprietari dell’infrastruttura, l’aumento dei costi dell’energia non ricade su di noi. Abbiamo dei costi per quanto riguarda la ristorazione e parte delle nostre infrastrutture sportive dedicate alla prima squadra e lì abbiamo ora corretto il preventivo con un leggero aumento dei costi legati all’energia, sperando che rimangano questi e che non vadano a esplodere ulteriormente».

Leggi anche:

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