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14.06.22 - 17:08
Aggiornamento: 17:23

Da Edmonton a Lugano per una scelta di vita

Mikko Koskinen, nuovo portiere bianconero: ‘Qui ho la possibilità di giocare in un campionato di qualità e di godermi la famiglia’

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Mikko Koskinen e Hnat Domenichelli

C’era un tempo in cui per i portieri valeva il detto "basso è meglio", all’immagine di Oliver Anken, storico estremo difensore del Bienne e della Nazionale anni 80, alto appena 167 cm. Oggigiorno, per contro, capita di andare alla presentazione dell’ultimo straniero giunto in casa Lugano e trovarsi davanti uno spilungone di 201 cm per 90 kg che, di primo acchito, tutto diresti fuorché capace di muoversi con tanta agilità tra i pali di una porta la cui traversa arriva soltanto a 1,22 metri d’altezza. E invece, Mikko Koskinen non è uno qualunque e le ultime quattro stagioni le ha trascorse nella Nhl, precisamente a Edmonton, facendosi eliminare pochi giorni fa da Colorado nella finale della Western Conference. Nato 33 anni fa, ha fatto la spola tra campionato finlandese, Nhl e Khl, sempre con ottimi risultati. Adesso, conta di contribuire alle fortune dell’Hc Lugano… «Riguardo alla mia altezza, diciamo subito che presenta aspetti positivi e altri più problematici. Ad esempio, posso disporre di un maggior volume corporeo a difesa dello specchio della porta e ho la possibilità di chiudere meglio l’angolo di tiro agli attaccanti. D’altro canto, però, la mia stazza rende più complicati gli spostamenti. Sto ancora imparando a gestire il mio corpo. Non è stato un processo facile, soprattutto da giovane. Per quanto riguarda la scelta della Svizzera quale nuova tappa della mia carriera, è davvero così difficile capirne le motivazioni? Basta guardarsi attorno, ammirare il panorama che si gode da questo giardino (a Villa Sassa, ndr). I quattro anni trascorsi a Edmonton sono stati splendidi, ma ho due bambini piccoli e quando giochi nella Nhl capita di dover rimanere lontano da casa anche due settimane di fila, mentre quando sei a casa giochi una sera sì e l’altra no. Morale, i miei figli e mia moglie li potevo "vivere" davvero poco. Loro sono il centro della mia vita, per cui ho deciso di optare per una scelta familiare e accettare l’offerta del Lugano. Per giocare – e non va dimenticato – in un campionato di ottimo livello e per un’organizzazione che mi ha fatto un’impressione davvero buona».

Prima di firmare, Koskinen qualche dritta l’ha raccolta… «In particolare ne ho parlato con Jani Lajunen, ex bianconero e mio grande amico. Volevo conoscere il più possibile della mia nuova destinazione e le sue parole sono state importanti nella mia scelta. Come quelle del figlio di Sylvain Rodrigue che qualche anno fa aveva collaborato con il Lugano e che da anni fa parte dell’organizzazione di Edmonton. Ovviamente, anche da parte sua l’impressione su società e città è stata più che positiva».

Nell’hockey svizzero, i portieri stranieri stanno diventando una tendenza sempre più diffusa. Con un supplemento di aspettative, a maggior ragione in un ruolo tanto delicato… «Non ho seguito l’evoluzione della situazione, ma so che in Svizzera ci sono altri portieri finlandesi, tutti molto bravi. Diciamo che per gli attaccanti avversari sarà sempre più difficile segnare. Per lo meno, mi auguro che a Lugano sia così. A ogni modo, so di poter giocare ad alto livello ed è ciò che mi aspetto dalla prossima stagione. Il mio lavoro giornaliero è finalizzato a questo scopo».

Tra i portieri finlandesi presenti nel campionato svizzero c’è anche Janne Juvonen, già protagonista lo scorso anno con la maglia dell’Ambrì. Si prospettano derby sempre più scoppiettanti… «Juvonen non lo conosco di persona. Per quanto riguarda la sfida con l’Ambrì, ho visto online spezzoni di partite. È incredibile l’ambiente che si crea in pista e sugli spalti. Sono curioso di vivere il derby direttamente dal ghiaccio».

L’avventura nella Nhl è stata oramai messa alle spalle. Si può quindi stilare un bilancio… «Nel complesso, le quattro stagioni in Canada sono state un gran bel periodo, durante il quale mi sono divertito a difendere la gabbia degli Oilers. Sfortunatamente, non siamo riusciti a centrare il nostro obiettivo, vale a dire la vittoria della Stanley Cup, ma i fans e l’organizzazione si sono dimostrati molto implicati a favore della franchigia e auguro loro di poter ottenere nei prossimi anni tutti i successi che meritano. Non credo che i tifosi mi abbiano trattato male, anche se all’inizio dell’ultima stagione un giornalista mi aveva chiesto cosa provassi nel sapere che la tifoseria non mi voleva a Edmonton. Ci sono stati momenti difficili, non lo nego, ma sono nell’hockey da abbastanza tempo per sapere che esistono periodi positivi e altri negativi. Quest’anno ho giocato molto bene, con la possibilità di scendere sul ghiaccio nella metà delle partite di regular season. Sull’arco della mia permanenza in Canada, sono insoddisfatto unicamente del terzo anno, quando non sono riuscito a rendere per quelle che sono le mie capacità».

Dal 2014 al 2018, Koskinen ha vestito la maglia del San Pietroburgo, la squadra di Vladimir Putin… «Non l’ho mai incontrato e spero di non incontrarlo mai».

Per chi è nato a Vantaa, dove solo il Golfo di Finlandia divide la Finlandia dalla Russia, l’attuale situazione internazionale desta particolare preoccupazione… «Ciò che sta succedendo è terribile, non riesco a capirne le ragioni. Esprimo tutta la mia simpatia e tutta la mia solidarietà al popolo ucraino. Posso solo sperare che tutto questo finisca il più presto possibile».

Infine, una curiosità su come è nata la scelta dell’hockey e del ruolo di portiere… «Quando ero piccolo, nel mio quartiere giocavamo spesso a street hockey. Io ero il più giovane e forse per questo motivo mi costringevano a fare il portiere. A me non piaceva, ma non avevo alternative e con il passare del tempo ho iniziato a capire quanto fosse divertente. Tra i 15 e i 18 anni non ero affatto bravo, ma non avevo alcun piano B, volevo diventare un giocatore di hockey e per questo motivo mi sono impegnato il doppio degli altri per raggiungere il mio sogno. A Lugano spero di poter essere un esempio per i miei colleghi più giovani sotto l’aspetto dell’etica del lavoro. Perché qualsiasi miglioramento passa soltanto attraverso l’impegno e il duro lavoro».

Hnat Domenichelli: ‘Trattativa non semplice’

«Non è stato facile portare Mikko a Lugano – afferma Hnat Domenichelli, direttore sportivo bianconero –. Su di lui, infatti, c’erano altre squadre, sia in Svizzera, sia in Svezia. E, oltretutto, se avesse voluto rimanere nella Nhl avrebbe sicuramente avuto mercato. L’ho seguito in modo particolare durante questa stagione che sapevo essere l’ultima del suo contratto a Edmonton. Quando l’ho visto giocare nel mese di aprile contro Colorado, mi sono detto che se fosse stato libero, quello sarebbe stato il portiere adatto a noi. Quest’anno ha vinto 25 delle 50 partite disputate e credo che senza il suo apporto gli Oilers non avrebbero raggiunto i playoff. Penso che la decisione di Edmonton di non rinnovarlo non sia stata presa per le prestazioni offerte sul ghiaccio, quanto per un contratto "pesante" per il salary cap».

Il Lugano si ritrova con quattro portieri, c’è forse l’idea di cedere Schlegel? «Assolutamente no. Al momento vedo Schlegel e Koskinen quali portieri bianconeri, ma l’estate non è il periodo adatto a queste speculazioni, troppe cose possono ancora succedere. Con Koskinen, Schelgel, Fatton e Fadani, il ruolo è più che coperto, un problema in meno del quale occuparmi».

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