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20.05.22 - 21:13

Jonas Siegenthaler, il tailandese dell’hockey

Il 25enne difensore ci parla della sua origine e della sua avventura nordamericana. ‘Ho ingoiato tanta emme, ma alla fine ci sono riuscito’.

Un infortunio alla mano sembrava aver compromesso la sua partecipazione al Mondiale, invece Jonas Siegenthaler è riuscito in extremis a recuperare. «Mi sento molto bene, la mano è in ottimo stato, non ho praticamente quasi più dolori, ma non è ancora al 100%, d’altronde l’operazione è avvenuta solamente sei settimane fa», esordisce il difensore. «È strano, usci un po’ dappertutto la notizia secondo la quale la mia stagione fosse finita. Non so nemmeno io il motivo di tale news. Mi sono recato da uno specialista, in seguito ho discusso con due dottori e si è arrivati alla conclusione che la miglior soluzione per la mia salute fosse quella di farsi operare. L’intervento è stato effettuato in una clinica specializzata dell’Ohio. Questa decisione mi ha permesso pure di poter esser qui a dare manforte alla Nazionale».

Nelle ultime due stagioni il 25enne è ormai diventato a tutti gli effetti un titolare di Nhl e ora è uno dei punti fermi dei New Jersey Devils. «Sì, specialmente nell’ultimo campionato ho davvero fatto un passo avanti, ho potuto mostrare di valere questo palcoscenico e ho disputato la miglior stagione della mia carriera, grazie anche alla fiducia dello staff tecnico». New York, vicinissimo al New Jersey, è il punto d’interesse del nativo zurighese nella vita quotidiana. «Abito a 10 minuti di distanza dalla Grande Mela, in sostanza una fermata di treno. Ormai tutti conoscono questa metropoli, offre tantissimo, nel tempo libero adoro fare dei giri, sedermi in qualche bel ristorante, mangiare bene e bere un cafferino». E nella gigantesca New York il giocatore si gode il suo anonimato. «Praticamente nessuno mi riconosce, ed è un bene. Una delle rare volte in cui qualcuno si è accorto di chi fossi, si trattava di cittadini svizzeri in vacanza».

Jonas è un bell’esempio, non ha mai mollato pur di raggiungere il suo obiettivo e non si è lasciato scoraggiare dai primi tentativi infruttuosi di entrare stabilmente nel mondo Nhl. «È sempre stato il mio sogno e ho fatto di tutto per raggiungerlo, Anche dopo i primi insuccessi non mi sono dato per vinto. Non è sempre stato facile, ho dovuto ingoiare tanta emme. Ho investito tanto, i miei genitori hanno speso molti soldi, ora mi sento un privilegiato». L’anno prossimo il suo contratto con i New Jersey Devils scadrà. «Sto già discutendo con i responsabili della franchigia e ci sono buoni segnali in merito a un rinnovo del contratto». E quindi probabilmente continuerà ad avere come capitano il vallesano Nico Hischier. «Siamo buoni amici, già prima ci conoscevamo, quando i Devils mi acquistarono andai ad abitare da lui, siamo tipi simili e ogni giorno ci rechiamo insieme all’allenamento. È un bel vantaggio per me averlo al mio fianco».

Nelle vene di Siegenthaler non scorre solamente sangue zurighese. «Mia mamma è tailandese, ha conosciuto mio papà tramite una mia zia che si trovava già in Svizzera. Lei è nata e cresciuta in un piccolo villaggio, la casa di famiglia è sempre ancora in nostro possesso, non è un luogo turistico, ci sono molto legato. Non parlo molto bene la lingua, ma cerco di andarci il più spesso possibile. Anche questa estate andrò a visitare i miei parenti. Quando passeggio nelle viuzze in quella zona tutti mi squadrano e mi osservano con curiosità a causa della mia altezza e del mio viso, è sempre divertente. Gli indigenti non sanno veramente che sono un giocatore di hockey, sanno però dove abito e da dove provengo e questo è sempre motivo di curiosità ed è un fatto speciale per loro».

A questi Mondiale il numero 97 l’ha combinata grossa, nei minuti finali della sfida contro la Slovacchia, con la Svizzera già in inferiorità numerica, ha commesso un’ingenuità costringendo i suoi compagni a 2’ di 5 contro 3. «Non sono sicuramente stato furbo, ma l’avversario aveva colpito il nostro portiere Genoni e quindi ho cercato di proteggerlo, in quei momenti la componente emotiva gioca un grande ruolo. Oltretutto gli arbitri non sono stati all’altezza della situazione in quel match. Non si finisce mai d’imparare, in futuro dovrò cercare di gestire meglio episodi del genere».

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