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laR
 
03.11.21 - 00:19
Aggiornamento: 12:14

‘Nello spogliatoio nessuno punta il dito contro nessuno’

Lo Zugo rifila sei gol al Lugano in una serata in cui i bianconeri sbagliano la gestione dei momenti chiave. ‘Con Boedker avremmo vinto? Possibile’

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Il miracolo (vano) di Leland Irving su Martschini (Keystone)

Zugo – Sei gol sul groppone. Esattamente come l’ultima volta in cui il Lugano aveva sfidato i campioni svizzeri, il 23 ottobre sul ghiaccio della Cornèr Arena. Sei gol pesantissimi, certo, che dicono molto ma non dicono però tutto, pensando a quel che succede stavolta sul ghiaccio di Zugo. Per un Lugano che quando va sul ghiaccio lo fa con il piglio giusto, lo provano le due occasioni subito in avvio sul conto di Hudacek e di Nodari. Quell’opportunità sul conto del difensore ticinese, che al momento di concludere cicca il tiro, è però l’emblema di ciò che accade durante tutta la serata: quel tiro mancato, infatti, si trasforma nel migliore degli assist per quelli dello Zugo, che partono in break con Martschini e Suri, e il lucernese al primo tiro in porta fa secco Leland Irving. La differenza tra i bianconeri e i campioni svizzeri, almeno adesso, sta tutta qui: quando gli capitano delle occasioni (e di questi tempi non sono certamente molte) il Lugano le occasioni non le coglie, mentre a uno Zugo che di opportunità ne avrebbe quante ne vuole, basta un niente per fare la differenza. Non vale solo per le occasioni da rete, bensì anche (ma forse soprattutto) per la gestione dei momenti chiave.

In fondo, basta citare ciò che capita in avvio di secondo tempo, quando il Lugano torna in pista determinato da una prima frazione piuttosto complicata, eccezion fatta per gli ultimi cinque o sei minuti, e sul 2-0 (quindi quando ancora la partita è tutta da giocare) prima sbaglia due buone occasioni con Müller e Hudacek, per poi sciupare la più ghiotta di tutte al 24’47’’, quando Hansson è costretto a fermare in extremis il canadese Josephs, che guadagna un disco a centroghiaccio e se ne va a sfidare Hollestein. Fazzini, da topscorer qual è, si carica sulle spalle l’onere di tirare il rigore, ma spara il puck sopra la traversa. Col senno di poi, sarebbe quello il momento del Lugano. Infatti poco dopo quelli dello Zugo si fanno trovare in pista in sei, e nel corso di quella penalità rifilata alla panchina, Thürkauf si ritrova sul bastone un disco d’oro dopo un passaggio disgraziato di Kovar, ma non riesce a mettere il puck in rete. Poi, quando Irving compie il miracolo davanti a Martschini, con una parata che più acrobatica non potrebbe essere, sulle tribune della BossardArena tutti credono che il famoso ‘momentum’ sia definitivamente passato dalla parte del Lugano. Invece no: appena qualche istante dopo lo svedese Anton Lander trova il modo di segnare il 3-0, dando un colpo al morale dei ticinesi. Per completare il quadro, oltre alla sfortunata traversa di Arcobello in powerplay, è sufficiente ricordare cosa succede in occasione della penalità inflitta a Stoffel al 33’07’’, per colpo di bastone: dopo il 3-1 in shorthand dell’ostinato Thürkauf, sugli sviluppi di quella stessa superiorità numerica allo Zugo bastano ventisei secondi per riportare a tre le lunghezze di vantaggio, grazie alla mira di Lander.

Quel gol, il 4-1, che è poi quello che mette la parola fine alla partita, tuttavia non va giù al coach bianconero, siccome quell’azione era viziata da un’ostruzione non ravvisata dagli arbitri ai danni di Müller. «Era chiaramente un’ostruzione – dice, seccato, Chris McSorley –. E quella era una chiamata facile: non so, magari dovremmo dire ad Andreas Fischer (l’ispettore arbitrale, ndr) di mandare in pista quattro arbitri, o magari cinque o sei, non so».

Polemiche a parte, a McSorley si dice contento di come ha giocato la sua squadra. «Mi è piaciuta l’energia che abbiamo messo nei primi due tempi a cinque contro cinque. In questo momento, però, le cose non vanno come dovrebbero: è un periodo difficile ma lo supereremo, e i puck, presto, spero, cominceranno a rimbalzare anche in nostro favore. Però mi dico che se venerdì (contro lo Zurigo, ndr) metteremo in pista la stessa attitudine, sarà una buona cosa. Poi è chiaro, tutti noi saremo chiamati a dare di più. Vale per tutti: i giocatori, siano essi titolari, riserve, giocatori di prima o di quarta linea, ma vale anche per noi come allenatori».

A proposito di allenatori: la scelta di confermare il canadese Irving tra i pali contro lo Zugo, mettendo nuovamente fuori dal lineup il danese Boedker (specialmente pensando che nelle ultime tre partite il Lugano ha segnato la miseria di tre gol), ha spiazzato un po’ tutti. «La domanda è: con Boedker in pista avremmo vinto? Magari, è possibile. Cerchiamo sempre di prendere quelle che per noi sono le decisioni migliori, però sul retro del tesserino di qualsiasi allenatore c’è scritto che merita di cambiare idea in qualsiasi momento (sorride, ndr). Quel che è certo – conclude – è che da alcuni giocatori abbiamo bisogno di più. Però so anche che sono contento della leadership che c’è in questo gruppo, in uno spogliatoio in cui non ci sono ragazzi cattivi e dove nessuno punta il dito contro nessuno».

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