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08.09.21 - 05:30
Aggiornamento: 13:34

Pronti per il trasloco nella nuova ‘casa’

Il cantiere quasi agli sgoccioli, e sabato si gioca la prima partita casalinga: l'Ambrì è pronto a prendere in consegna il suo gioiellino

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«Lo ammetto, io sono una di quelle persone il cui motto è 'finché non vedo, non credo...». Lo dice, riferendosi al nuovo impianto multifunzionale e, soprattutto, nuova 'casa' dell'Ambrì Piotta, coach Luca Cereda. E ora, per l'allenatore dei leventinesi, e per parecchie altre persone come lui, è appunto arrivato il momento di crederci per davvero: il nuovo stadio dei leventinesi è ormai realtà. Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli: domani è la data ufficiale del trasloco nella nuova pista. E sempre domani il tecnico di Sementina dirigerà il suo primo allenamento sul ghiaccio del nuovissimo impianto.

«Adesso è effettivamente il momento di crederci – racconta lo stesso Cereda in uno degli ultimi tour dello stadio prima di accogliere ufficialmente i giocatori dell'Ambrì Piotta –. È quasi incredibile pensare che quello che appena un paio di anni fa era ancora un progetto, senza nemmeno i necessari crediti per la sua realizzazione, ora è realtà. E incredibile è il fatto che i lavori, almeno quelli indispensabili per poterci giocare già dall'inizio di questo campionato, siano stati portati a termine in tempi utili: è stata un'autentica corsa contro il tempo, una corsa contro il tempo vinta grazie al grande impegno di squadra da parte di tutte le persone che ci hanno lavorato. Forse a chiamarlo miracolo sarebbe eccessivo, ma è sicuramente qualcosa di eccezionale. È qualcosa che, soprattutto, allunga la vita del club, perché con questo impianto la società si è in un certo senso garantita un futuro, altrimenti difficilmente concretizzabile nella Valascia».

Mentre il tecnico biancoblù parla della sua nuova 'casa', tutt'attorno i lavori proseguono senza sosta. Le tribune sono già coperte dai seggiolini che ospiteranno i tifosi, e il ghiaccio è già bell'e pronto e non aspetta di essere solcato dalle lame dei pattini dei giocatori leventinesi. Ma i segni del cantiere tutt'attorno sono ancora evidenti: da fare, prima della prima casalinga (sabato contro il Friborgo) c'è ancora parecchio. «E verosimilmente il cantiere ci accompagnerà ancora per diverso tempo. Nel senso che per la prima partita sarà ultimata tutta la parte indispensabile e quanto possibile delle rifiniture, ma il resto verrà completato cammin facendo. Se l'anno scorso la era la pandemia a imporre flessibilità un po' a tutti, giocatori, tecnici e tifosi, quest'anno sarà lo stadio e le condizioni del suo cantiere a richiederla. Bene o male anche i giocatori si dovranno adattare a situazioni non ancora ottimali. Ma, comunque sia, già ora questo impianto si presenta come un gioiellino. Sarò forse un po' di parte, ma posso dire che è davvero molto bella come pista: devo complimentarmi con tutte le persone che ci hanno lavorato e non da ultimo con chi ci ha creduto fin dall'inizio, e in particolare con Filippo Lombardi e Massimo Frigerio, senza i quali ben difficilmente ora ci troveremmo a questo punto».

Duecento metri quadrati per il fitness

Mentre a mezzo chilometro di distanza la Valascia viveva la sua ultima stagione, sulla piana dell'aeroporto il nuovo centro multifunzionale prendeva sempre più corpo: quante volte l'hai visitato il cantiere nell'ultimo anno? «Inizialmente non molte volte a dire il vero, perché frenato da quella sensazione di disturbare in qualche modo chi vi lavorava. Poi, quando il progetto ha cominciato a prendere un po' più corpo, ci sono stato diverse volte con il resto dello staff, anche perché c'era da perfezionare la disposizione pratica dei locali. In seguito sì, ci sono venuto decisamente più spesso, un po' mosso dalla curiosità di vedere con i miei occhi l'avanzamento dei lavori, e ogni volta che ne varcavo le porte provavo una certa eccitazione, come i bambini al loro primo giorno di scuola, e un po' per capire se ci fosse la necessità di apportare qualche ritocco al progetto iniziale per assecondare le nostre esigenze». Proprio da questi sopralluoghi sono appunto nati diversi adattamenti... in corso d'opera: «Inizialmente era stata prevista ad esempio una sala pesi di soli quaranta metri quadrati. Un po' pochino per poter svolgere un allenamento ottimale. Così ci siamo chinati sul progetto e abbiamo trovato una soluzione migliore: a bocce ferme i metri quadrati del locale destinato ai lavori di forza ne conta ben duecento di metri quadrati (con tanto di due corsie in erba sintetica per gli scatti, ndr)».

Il tour del nuovo impianto prosegue poi per gli spogliatoi. Iniziando da quelli destinati alla squadra ospite: «Per un buon ventennio abbiamo messo a disposizione delle squadre ospiti lo spogliatoio forse meno accogliente dell'intera Lega, ora, in questo stadio, avranno a disposizione quello più attrattivo».

Ed eccoci al 'campo-base' dell'Ambrì Piotta. Illuminato di una luce blu soffusa con tanto di logo societario non più sul pavimento (col rischio di dover pagare il simbolico obolo in caso di calpestamento), bensì appeso al soffitto: «È tutta un'altra cosa rispetto alla Valascia. Ogni minima cosa è stata studiata e ristudiata nel dettaglio. Anche il semplice gancio per gli indumenti: per decidere a che altezza fosse meglio fissarlo abbiamo speso parecchio tempo...». Varcata l'area delle docce, ecco un'altra chicca: una sauna e due vasche del ghiaccio (per la cosiddetta crioterapia): «Quella dell'acqua gelata in sé non è una novità. Anche alla Valascia avevamo qualcosa di simile. Ma era ricavata da una specie di botte che veniva riempita e regolarmente rabboccata... con acqua fredda o neve. Qui, invece, la temperatura è costantemente monitorata da un impianto a sé, e un motore garantisce il necessario ricircolo dell'acqua».

‘Emozioni? Non vedo l'ora di sentire il 'rumore' che farà il pubblico’

Emozioni nel guardare a quella che sarà la vostra nuova 'casa'? «Sì indubbiamente, davvero tanta. E non vedo l'ora di vederla occupata per intero dai tifosi, di capire l'effetto che farà giocarci dentro con il pubblico tutt'attorno. La sua acustica, l'ambiente che verrà a crearsi con il tifo... Ma non vedo l'ora anche di scoprire che effetto farà il semplice allenarci in questo impianto, perché ogni volta che entri in una pista nuova, c'è sempre un'acustica diversa. Perciò aspetto il giorno 'X' con tanta emozione ma anche con tanta curiosità». Senti la responsabilità di essere l'allenatore che aprirà ufficialmente le porte del nuovo stadio? «La responsabilità che sento sulle mie spalle è simile a quella che percepivo prima: tanto qui quanto alla Valascia, la mia missione è quella di far sì che i miei ragazzi portino in pista quelli che sono i nostri valori. Poi, va da sé, siamo all'inizio e avremo a disposizione un gioiellino di impianto: per restare fedeli alla nostra missione dovremo in un certo senso anche 'sfidare' le comodità che questa struttura porta con sé». Curiosamente, l'ultimo capitolo della Valascia è stato scritto dalla partita contro il Friborgo, lo stesso avversario che sabato sarà chiamato a scrivere anche il primo del nuovo stadio... «Sì, effettivamente è piuttosto singolare... Ma non è stato qualcosa di voluto. Beh, alla Valascia era finita con la vittoria del Gottéron, stavolta speriamo che l'esito sia diverso. Quella di sabato sarà una partita che ci ricorderemo per tanto tempo, e dunque faremo in modo di giocarla al meglio delle nostre possibilità».

Intanto, in attesa di prendere possesso della loro nuova 'casa' in Leventina, la preparazione dell'Ambrì Piotta prosegue come da programma in quel di Biasca. Dove, ad ogni buon conto, il tema nuova pista tiene logicamente banco all'interno dello spogliatoio dei biancoblù: «È inevitabile che sia così. I giocatori ne parlano e non vedono l'ora di vederla e... usarla. Con loro ho anche parlato affinché siano preparati al fatto che, visto che non tutto sarà ancora ultimato, per qualche tempo si dovrà dare prova di flessibilità».

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