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10.04.21 - 05:10

Alexandra e Tim, due bastoni e... una fattoria

Portiere delle Ladies lei, attaccante dei bianconeri lui: due carriere distinte ma con parecchi punti in comune

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Con la Cornèr Arena sullo sfondo, prima di entrare in 'bolla' (Ti-Press)

Stessa passione e stessi colori. E non sono le uniche cose che hanno in comune Tim Traber, ala ventottenne del Lugano, e Alexandra Lehmann, portiere ventunenne delle Ladies bianconere. Figli di genitori svizzeri, entrambi hanno infatti mosso i loro primi passi sul ghiaccio nella Columbia Britannica, in Canada, loro Paese d’origine, prima di sbarcare in Svizzera. Ma la loro è anche la storia di due cuori... e una fattoria, visto che i rispettivi genitori, oltre Atlantico, sono agricoltori. «Mio nonno paterno, originario del Canton Berna, si trasferì a Cecil Lake per coronare il sogno di avere una fattoria tutta sua – racconta Alexandra –. È lì che mio padre è cresciuto, e poi ha incontrato mia madre, arrivata in Canada da Sempach per un programma di scambio nell’ambito dei suoi studi. E sempre lì, poi, sono nata io». Lo scorso luglio, però, Alexandra ha fatto il percorso inverso rispetto a sua madre, sbarcando a Lugano per inseguire i suoi sogni hockeistici: «Il mio sogno è quello di vestire un giorno la maglia della Nazionale svizzera, visto che ho il passaporto rossocrociato. Così all’inizio dello scorso anno avevo contattato la Federazione per capire quali fossero le possibilità. E mi è stato risposto che per poter essere selezionata avrei prima di tutto dovuto giocare in Svizzera. Così mi sono guardata in giro, e mi si è presentata l’opportunità di giocare a Lugano».


La 21enne (Ti-Press)

Diverso è invece il percorso che ha portato Tim Traber in riva al Ceresio: lui, in Svizzera, ci è arrivato prima, nella stagione 2014/15, a Ginevra, per poi vestire la maglia del Losanna e infine quella del Lugano. «La mia famiglia è emigrata in Canada nel 1990, in dicembre. Mi hanno raccontato che il primo impatto è stato traumatico: al loro arrivo, a Quesnel, la temperatura era attorno ai -40 gradi. Io sono nato tre anni dopo, sempre lì. In Svizzera ci sono arrivato un po’ per caso: non era un’opzione che cercassi per forza di cose, ma andando in cerca di una nuova sfida, il mio agente me l’ha proposta. Non ho avuto esitazioni: la Svizzera è un magnifico posto per giocare a hockey».


Il 28enne (Ti-Press)

Sebbene i due abbiano condiviso la loro passione sulla medesima pista per un’intera stagione, la Cornèr Arena, Alexandra e Tim a Lugano non si sono mai incontrati ufficialmente («e la cosa più curiosa è che i nostri parenti, invece, si conoscono reciprocamente», aggiunge con una risata Alexandra). Almeno fino a questo faccia a faccia...

Cosa ti ha spinto a giocare a hockey?

Alexandra: «In Canada non ci sono molte alternative. L’hockey è ’Lo sport’, coniugato anche al femminile. Ho iniziato a giocarci quando avevo sei anni. I miei genitori, troppo occupati con la fattoria, non avevano però tempo per portarmi ad allenamenti e partite, così mi accompagnava un amico di famiglia. Diciamo che, comunque, siamo una famiglia di giocatori, visto che tutti i miei fratelli, comprese le mie tre sorelle, ci giocano o ci hanno giocato».

Tim: «Come praticamente tutti i ragazzi in Canada, anche io mi sono ben presto trovato con pattini ai piedi e un bastone in mano. È qualcosa di quasi naturale. Sono però l’unico ad aver scelto questa strada in famiglia. Le mie due sorelle non sono molto per lo sport: loro seguono altre passioni, come la musica».

Cosa rappresenta l’hockey per te?

Alexandra: «Prima di tutto divertimento, tanto divertimento. Beh, sì, è anche un lavoro, soprattutto in settimana, quando ti alleni, ma poi, nel weekend, quando c’è la partita, comincia il divertimento».

Tim: «Tutto. È la mia passione e la mia vita, inutile aggiungere altro».

Come è stato il tuo primo impatto con la società e la Città?

Alexandra: «Per inseguire il mio sogno di giocatrice non avrei potuto scegliere di meglio. Questa prima stagione in Svizzera è stata un’esperienza più che positiva. In generale, il clima del Ticino è decisamente piacevole, più caldo che in Canada: adoro il sole e il fatto di poter girare in maglietta nelle giornate più soleggiate! In Svizzera ci ero già venuta due volte: la prima quando avevo due anni, e con i miei genitori e mia sorella gemella eravamo venuti proprio a Lugano, per goderci il lago, e la seconda quando ne avevo sette; poi più niente...».

Tim: «Magnifico. È la parola che meglio descrive l’ambiente che ho trovato qui a Lugano. A Losanna, quando il mio contratto è scaduto, cercavo un’altra sistemazione in Svizzera, e quando si è presentata l’occasione di venire in Ticino, l’ho presa al volo!».

Qual è stata la cosa più curiosa che ti sia capitata a Lugano?

Alexandra: «Sono molteplici gli aspetti diversi nel pianeta hockey in Svizzera rispetto al Canada. Adoro soprattutto le trasferte: quei lunghi viaggi col bus ammirando le montagne che sfilano davanti al finestrino. Anche in Canada ci spostavamo di norma in bus per le partite, ma il panorama era decisamente meno affascinante».

Tim: «La cosa più curiosa da quando sono qui? Gli stadi vuoti. Fin da piccolo eri abituato a vedere gente attorno alla pista ma ora, complice questa la pandemia, le gradinate sono deserte: è davvero strano giocare in un contesto simile».

Qual è il risultato più importante finora raggiunto nella tua carriera?

Alexandra: «Dire il titolo di campionesse svizzere appena conquistato con le Ladies sembra scontato, ma se penso a tutta la mia carriera, ogni passo avanti sul piano personale, ogni progresso nella mia tecnica, è fonte di soddisfazione e orgoglio. Non sono necessariamente le medaglie a regalarti i piaceri più grossi, ma vedere il percorso che hai fatto per raggiungerli».

Tim: «Ogni vittoria è qualcosa di speciale, un obiettivo raggiunto. Ripensando a tutta la mia carriera, in cima a tutti i successi e le vittorie metterei però il trionfo alla Coppa Spengler con il Ginevra nel 2014: è stata un’esperienza da pelle d’oca».

Quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine?

Alexandra: «Nei prossimi giorni rientrerò in Canada. Ma è solo un arrivederci: la prossima stagione sarò di nuovo qui, e conto di riprendere da dove avevo chiuso quest’anno, ricominciando un’altra volta la rincorsa al titolo con le Ladies. Sul piano personale, cercherò di fare un altro passo verso la Nazionale: è la voglia di coronare questo sogno che mi ha portata in Svizzera. Non so se ci arriverò mai, anche perché non dipende solo da me, ma io sono pronta a fare la mia parte, poi si vedrà».

Tim: «Prima di tutto ristabilirmi fisicamente e poi continuare a restare in salute e giocare. E, perché no, vincere il titolo!».

Detto delle tante analogie nelle vite di Alexandra Lehmann e Tim Traber non si può però non accennare a una differenza, con le Ladies che hanno appena vinto il loro ottavo titolo, mentre i bianconeri sono ancora fermi a quota sette... «Ma a quello ci stiamo lavorando: presto ristabiliremo anche qui l’equilibrio. Del resto la nostra stagione non è ancora finita!», s’affretta a precisare con un largo sorriso Traber.

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