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01.09.18 - 07:100

‘Sarà un altro anno duro’

Per Luca Cereda la seconda stagione sulla panchina biancoblù è una sorta d’esame di maturità. ‘Ma non era un mistero’

Il secondo anno, per antonomasia, è sempre quello più impegnativo. Passato l’effetto sorpresa, è tempo di conferme. Anche per Luca Cereda, che dopo la scommessa (vinta) della passata stagione, è chiamato a confermare quanto di buono aveva fatto con il suo Ambrì Piotta un anno fa. Per riuscire nel suo compito, il tecnico biancoblù ha per le mani un gruppo che per circa due terzi conosce già: decisamente un buon punto da cui ripartire... «Il fatto di conoscere già buona parte del gruppo sicuramente mi faciliterà il compito – conferma il tecnico dei biancoblù –. Con loro si tratterà in particolare di costruire sulle basi gettate la passata stagione, con comunque la consapevolezza che rimangono diverse cose da migliorare, e altre, addirittura, da cambiare completamente. In questo senso un bell’aiuto dovrebbero darcelo i nuovi arrivati che, con personalità, caratteristiche e impulsi nuovi, garantirebbero quel valore aggiunto necessario per progredire come gruppo e come squadra».

Per Luca Cereda la stagione 2018/19 sarà una sorta di esame di maturità. Che affronta con quali sentimenti? «Sono consapevole che mi aspetta un altro anno duro. Non era un mistero un anno fa, men che meno lo è oggi: quella che ho di fronte sarà un’altra stagione difficile a livello personale. La mia voce all’interno dello spogliatoio non è più nuova, ragion per cui mi immagino che dovrò metterne ancora di più per far passare certi messaggi. Ad ogni modo sono persuaso che la voglia e l’unità di intenti di tutto lo staff e del club in generale siano immutate, e quindi si guarda al futuro in modo positivo».

‘Cammino giusto. E fattibile’

Quali insegnamenti porti con te dalla passata stagione? «La visione generale di cosa mi sarebbe aspettato l’avevo grossomodo già in chiaro l’anno scorso, al momento di accettare questo incarico. Nutrivo solo qualche dubbio sul fatto di riuscire a trasmettere il messaggio ai giocatori. A bocce ferme, posso affermare che quanto fatto la passata stagione, i risultati acquisiti sul campo, mi daranno la fiducia necessaria per progredire su questa via: il cammino intrapreso è quello giusto, e soprattutto è fattibile. Cosa che mi dà ancora più motivazione e coraggio per buttarmi nella mischia con ancora più fiducia, grinta e forza». Una mischia che, però, a questo punto, il nome di Luca Cereda lo conosce bene e, soprattutto, ben conosce il tuo modo di lavorare... «L’effetto sorpresa, in fondo, dura al massimo due-tre partite. Dopodiché ogni squadra conosce a grandi linee il sistema di gioco di tutte le avversarie e le particolarità di ciascun allenatore. Il mio compito, piuttosto, è quello di cercare di ottimizzare il lavoro del gruppo, della squadra, e riuscire a cavare il massimo da tutti noi, staff in primis, al fine di compiere quei passi avanti che vogliamo fare».

In tal senso, quest’anno si parte da un punto più avanzato rispetto alla passata stagione. Dunque, l’asticella finale non dovrebbe essere collocata un po’ oltre a primavera 2018? «Come staff tecnico, l’obiettivo è sempre lo stesso: prendere un gruppo e cercare di farlo progredire. Quest’anno partiamo con una consapevolezza e una conoscenza migliori, e il gruppo con delle abitudini che sono appunto un po’ già radicate. D’altra parte abbiamo circa un terzo della squadra composto da volti nuovi che dovrà essere integrato: dobbiamo dare a questi nuovi elementi, in gran parte giovani o gente alle prime armi in un certo tipo di ruolo, la possibilità di maturare esperienza. Il lavoro che ci si prospetta è insomma per gran parte simile a quello della passata stagione».

C’è qualcosa che Cereda non rifarebbe? «Credo che non ci siano cose in particolare che non rifarei. Come i giocatori, anche l’allenatore al termine di ogni partita, di ogni allenamento, cerca di individuare gli aspetti positivi e quelli negativi. Ci sono sempre dettagli che possono essere migliorati, che a volte solo le sbavature mettono a nudo. È sbagliando che si impara: poi sta a ognuno cercare di fare tesoro della lezione appresa».

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