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24.05.21 - 19:59

Montecarlo dice tutto e il contrario di tutto

L'analisi di un Gp di Monaco partito (e impoverito) dal giallo Leclerc e dominato da un Verstappen che ha approfittato al meglio di un Hamilton nervoso

di Paolo Spalluto
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Anche quest'anno come praticamente sempre – salvo imprevisti – a Montecarlo il Gp di Monaco si è concluso similmente alla partenza. Ha vinto Verstappen che ora comanda il mondiale avendo distaccato un poco un assai nervoso Hamilton, che alla televisione olandese non ha mancato di condividere il suo disappunto rispondendo "da questo GP io non ho nulla da apprendere per me stesso, il team molto". Questo la dice lunga sul grado di agitazione del caraibico che non ama il tracciato monegasco, tanto che per tutto il weekend di gara è apparso l'ombra di sè stesso, spesso nervoso e polemico con la squadra che ha poi puntualmente sbagliato il suo pitstop per tensione e approssimazione, tutte cose nelle corse. Bravo l'olandese e brava nel complesso la Red Bull, che ha piazzato pure Perez al quarto rango portando punti e sostanza a una squadra che per i tifosi di tutto il mondo è l'unico antidoto possibile alla supremazia noiosa del team stellato. Detto ciò, suggeriamo sempre un'attenta e prudente lettura dei dati che scaturiscono dal Principato e da una pista che dice poco sui reali valori, ma che a tutti gli effetti è una prova mitica del Mondiale che assegna gli stessi punti di tutte le altre.

Giallo Leclerc, consolato dal Principe

Il dubbio di un gara noiosetta lo instillano già prima del via Leclerc e la Ferrari: vi evitiamo qualsiasi considerazione sui regolamenti che un tempo avrebbero permesso di schierare il muletto e oggi no, tanto è che il monegasco manco è partito per un problema pare al cambio, ma che ovviamente è stato ritenuto meglio additare a un non meglio precisato problema anteriore sinistro tra trasmissione e albero. Fatto sta che una possibile vittoria della Rossa è sfumata già sulla griglia di partenza. Due gesti narrano dello scoramento di Charles: da un lato il caldo abbraccio del Principe Alberto che è anche il suo sovrano; dall'altro, al termine della gara, quello da lui cercato in favore di Sainz, che ha saputo con caparbietà mantenere decentemente alto l'onore della Ferrari. Carlos è un ragazzo notevole, per carattere, intelligenza, abilità e solidità. Solo la Ferrari può distruggerlo, per il resto è talentuoso come pochi.

Bravissimo ancora una volta Norris, altro astro nascente del Circus e che ci colpisce ogni volta per la gioviale leggerezza con la quale continua a cogliere risultati positivi per la McLaren, domenica di una bellezza totale con la colorazione Gulf Le Mans. Maturato velocemente, fa parte della schiera del nuovo che avanza che certamente negli anni a venire darà gioie ai tifosi.

Bottas si è ritirato in quella che sempre più appare come l'ultima stagione alla Mercedes-Benz: il dado del mozzo al momento del pitstop non si è sbloccato, cambio gomma non effettuabile e dunque ritiro obbligato per lo sventurato finlandese. Sotto lo sguardo di un sempre acido Helmut Marko della Red Bull, che fa notare come i sempre più frequenti errori della Freccia d'Argento siano frutto della pressione che i "tori" stanno mettendo loro. Che ci sia del vero in questo è indubbio, ma resta il fatto che a oggi la squadra da battere è sempre quella tedesca.

Giovinazzi è in forma: anche Vasseur ne riconosce la crescita, stabilmente davanti a Raikkonen e finalmente con il primo punto iridato per il team di Hinwil che merita appieno questo incoraggiamento. A Montecarlo ha difeso bene la posizione e poteva anche essere nono visto che è giunto a pochi decimi di secondo da Ocon (su Alpine) quasi in volata. Kimi ha remato con mestiere, ma non è mai stato davvero protagonista.

Fa piacere anche il quinto posto di Vettel, è stato bello sentirlo di nuovo cantare in radio e visto quanto detto sul circuito di Monaco è stato scelto un intelligente "undercut" che lo ha messo davanti dopo il pitstop.

Dalle ali flessibili allo spettacolo

Infine la polemica sulle ali flessibili: Wolff accusa la Fia di lentezza, affermando di non essere pronto ad accettare che solo dopo Baku se ne parli, anche perchè Ferrari e Red Bull ne fanno ampio uso e ne traggono vantaggio. Il manager austriaco ha fatto la voce grossa affinché qualcosa accada e in questo caso non possiamo che essere d'accordo con lui.

Tra due settimane si va in Azerbajan e poi a Le Castellet (nuova data) con una situazione – un solo punto di margine della Red Bull sulla Mercedes nel Mondiale costruttori – che finalmente promette spettacolo.

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