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01.07.21 - 18:04
Aggiornamento: 18:31

Remo Freuler ancor più al centro della ‘Nati’

Orfana di Granit Xhaka, la Svizzera ha bisogno che il 29enne dell’Atalanta si carichi la squadra sulle spalle

di Sven Schoch (Ats)
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È la spalla alla quale Granit Xhaka sa di potersi appoggiare., all’occorrenza. È il complemento ideale alle caratteristiche del capitano rossocrociato, con il quale forma l’asse centrale (e pensante) del centrocampo della Nazionale di Petkovic. Domani, però, Remo Freuler dovrà fare tutto da solo. O meglio, dovrà caricarsi sulle spalle il peso di un centrocampo orfano del suo faro, squalificato. Deve diventare ancora più leader di quanto già non sia, nell’undici titolare ideale di Petkovic, domani sera privo del suo cardine. Il centrocampista dell’Atalanta è consapevole del “nuovo” ruolo che lo aspetta, in quella che è la partita più importante della storia della Nazionale rossocrociata. «Devo assumermi ancora maggiori responsabilità», esordisce Freuler, tanto per far capire il grado di consapevolezza di un giocatore diventato insostituibile prima a Bergamo, poi anche in Nazionale. Insostituibile, ma non rigorista? «Il mister si è dimenticato di me - scherza il 29enne zurighese riferendosi ai rigori contro la Francia -. Sarei stato il sesto, ma non mi posso certo lamentare di come è andata».

Crescita incredibile

La crescita di Freuler è sensazionale: nel 2018 non calcò neppure per un minuto i campo del Mondiale russo. In occasione dello scorso Europeo era fuori dai radar della “Nati”, nella stagione che precedette l’uscita di scena contro l’Argentina agli ottavi di finale della Coppa del mondo in Brasile (2014) giocava ancora a Winterthur, in Challenge League. Oggi è un punto fermo della squadra di Petkovic, il partner ideale di Granit Xhaka, al quale copre le spalle come nessun altro riesce a fare, da buon interditore quale sa essere.

Contro la Francia nessuno ha corso tanto quanto lui, che di chilometri ne ha corsi 14,61, un dato che però non dice tutto circa la bontà della sua prestazione, sempre al servizio del collettivo. Ci è voluto un po’ di tempo perché realizzasse «di come siamo stati capaci. Non ci sono parole che potrebbero spiegare quanto intensa sia stata l’emozione che ho provato. Ero scosso».

‘Non ce la porteranno mai via’

Freuler ammette di non aver mai vissuto prima nulla di simile. «Nessuno dimenticherà mai quella partita, nessuno ce la porterà mai via. Il 99 per cento della gente pronosticava la Francia campione d’Europa, avrebbero potuto mandare in campo tre formazioni diverse in grado di lottare per il titolo. Sono fiero di aver contribuito a mettere sotto una squadra così forte. Segnarle tre reti è possibile solo a condizione che non ci si nasconda e si sia fermamente convinti di quello che si fa. Ammetto che per qualche minuto, dopo il 3-1 di Pogba, c’è stato un senso diffuso di disorientamento. Al quale ha posto rimedio Petkovic, ordinando le prime sostituzioni. «Sono felice che abbia prontamente reagito. Sono stati cambi provvidenziali anche sul piano tattico».

Il discorso va poi esteso anche alle altre quattro sostituzioni operate da Petkovic. Sotto pressione, la Nazionale ha saputo svoltare, ricavando dalle seconde linee energie che ha poi saputo travasare nella clamorosa rimonta. «Tutti erano orgogliosi di poter fare parte di quel match, volevano dimostrare qualcosa, con testa, cuore e la necessaria tecnica. Una dinamica così è possibile solo in una squadra che funziona».

A questa Svizzera delle meraviglie manca Granit Xhaka, «uno che la partita la segna, attraverso la sua prestazione. È un calciatore eccellente con tutti i crismi che in campo si fa sentire eccome. È la ragione per la quale tutti lo seguono. La sua defezione è tragica. Tuttavia il calcio è uno sport di squadra. Il giocatore che ne occuperà il posto ne sarà degno. Quanto a me, dovrò assumermi ancora maggiori responsabilità».

L’obiettivo è bissare l’impresa storica di lunedì, per scrivere un’ulteriore pagina della storia del calcio svizzero. «Contro la Francia abbiamo colto il successo del quale avevamo bisogno. Ci siamo convinti di ciò di cui siamo capaci, quando agiamo uniti».

Vladimir Petkovic

‘C’è sempre qualcosa di più grande’

Con il successo contro la Francia ha raggiunto Karl Rappan, passato alla storia come l’inventore del catenaccio, a quota 77 partite alla testa della Svizzera. Domani saranno 78, nessuno come lui che già vanta alcuni record che ne attestano la bontà del lavoro svolto: primo ct ad aver superato tre qualificazioni ai grandi eventi, primo tecnico con all’attivo tre ottavi di finale, miglior media punti con la Nazionale rossocrociata. «Non mi ritengo ancora soddisfatto - svela Vladimir Petkovic -. Il successo ai danni della Francia è stato qualcosa di enorme, tuttavia c’è sempre qualcosa di più grande. Noi siamo concentrati sul nostro progetto e vogliamo andare avanti».

Nella Gazprom Arena di San Pietroburgo, tre anni fa Vladimir Petkovic incassò la delusione più cocente della sua gestione, la sconfitta contro la Svezia negli ottavi di finale dei Mondiali 2018. Una partita che il ct definisce «dimenticata, tanto che quasi manco mi ricordo contro chi giocammo».

Si guarda avanti, giustamente. Si guarda alla sfida contro la Spagna, da affrontare senza lo squalificato Granit Xhaka. «Siamo una squadra che funziona bene. Quando manca un giocatore del calibro di Xhaka, è normale che i compagni siano chiamati a dare un 10 per cento in più rispetto al solito».

Zakaria o Sow? ‘Un'idea ce l'ho’

Zakaria o Sow a fianco di Remo Freuler (il primo è favorito)? «Ho un’idea, la voglio ancora verificare nella rifinitura. Decido solo il giorno della partita».

La sostituzione di Xhaka non è l’unica preoccupazione del ct rossocrociato, chiamato a ricaricare a livello mentale un gruppo euforico dopo il trionfo di Bucarest. «Dopo quel successo, eravamo tutti felici e gioiosi. Prima abbiamo lavorato sulla rigenerazione atletica, poi sulla concentrazione e sulle energie mentali. Da questo punto di vista mi aspetto che tutti salgano di tono nelle ore che precedono la partita».

Contro le Furie Rosse bisogna portare in campo le stesse virtù che hanno permesso di sconfiggere la Francia. «Giocheremo con rispetto e grande fiducia in noi stessi. Dobbiamo organizzare la difesa preventiva e correre più degli avversari. Non mi posso ancora considerare soddisfatto. Il prossimo avversario è sempre quello più importante, il traguardo che conta è sempre il prossimo».

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