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27.06.21 - 16:35
Aggiornamento: 17:37

‘Loro più forti, ma la Svizzera non abbasserà la testa’

Impressioni e sensazioni dei senatori rossocrociati di lungo corso Yann Sommer, Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri alle porte dell'ottavo contro la Francia

di Stefan Wyss (Ats)
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Quando le cose si fanno serie, è giusto e doveroso che a metterci la faccia siano i giocatori più. rappresentativi, i cosiddetti leader del gruppo. Quelli che hanno un ruolo spesso decisivo, in campo, ma anche al di fuori dal rettangolo di gioco, per personalità, militanza e carisma. In seno alla Nazionale, questo profilo è proprio al portiere Yann Sommer, al capitano Granit Xhaka, e a Xherdan Shaqiri, l’unico con le caratteristiche adatte a “rompere” l’equilibrio all'interno di una partita. L’unico, a poterla decidere con una giocata, come successo contro la Turchia, per esempio.

Per la Svizzera, non c’è cosa più seria, nell'immediato, dell’ottavo di finale di domani sera contro la Francia campione del mondo in carica, nonché tra le due o tre grandi favorite al titolo continentale. La fase a gironi, la Nazionale se l’é lasciata alle spalle al momento del volo di ritorno da Baku a Roma, dove ha preparato la sfida contro i transalpini. Se prima i temi erano stati (anche) l'Italia, i tatuaggi e i capelli biondi, l'attenzione si è spostata su concetti più vicini al calcio quali Kylian Mbappé e Paul Pogba, per non fare che due dei nomi dei tanti fenomeni della selezione di Didier Deschamps, a sua volta uno che la sa lunga, in tema di calcio giocato e di titoli vinti.

Sommer: ‘Non vedo l'ora’

«Non vedo l’ora di un match così - esordisce Yann Sommer -. Rappresenta qualcosa di enorme per ciascuno di noi». «I valori espressi sulla carta - commenta Shaqiri - non sempre vengono confermati dal campo. Nella fase a eliminazione diretta tutto è possibile. È però chiaro che un nostro successo presuppone che per noi sia una partita perfetta e che per i francesi qualcosa vada invece storto. Naturalmente, come in ogni partita, serve anche un po’ di fortuna. Ricordiamo che il Portogallo nel 2016 vinse il titolo dopo essersi qualificata come terza di girone». «Sulla carta la Francia è favorita - interviene Granit Xhaka -, non possiamo che riconoscerlo. Sono i campioni del mondo, del resto. Dal canto nostro, però, non dobbiamo abbassare la testa. Con un po’ di ottimismo dico 55-45 per i francesi».

Dopo la fase a gironi i “Bleus” transalpini sono ancora la squadra favorita numero uno? I tre esitano un attimo, il primo a esprimersi è Sommer: «Ci sono tante altre selezioni che hanno fatto vedere ottime cose e che all’inizio non erano forse indicate tra le super favorite. L’Olanda, per esempio, è molto affascinante. Ma anche la Svizzera lo è, perché no. Molte nazionali possono incidere su questo torneo».

Xhaka: ‘Non ci nasconderemo’

Molti osservatori dicono che la compagine di Deschamps non abbia ancora del tutto carburato. Fanno eccezione Paul  Pogba e N’Golo Kanté, titolari del centrocampo, quindi avversari diretti di Xhaka. «Pogba è uno di quei calciatori che possono decidere una partita da soli. Kanté non può che avere otto polmoni. Sono due giocatori straordinari e di rara importanza, per la Francia. Ma noi non ci nasconderemo».

Nascondersi no, ma adattarsi forse sì. La Svizzera modificherà il suo modo di giocare per reggere la forza d’urto di Benzema e compagni? «Cambiare completamente modo di giocare - riconosce Sommer - sarebbe il modo sbagliato di agire. Tuttavia qualche accorgimento va introdotto, per poter fronteggiare certi avversari. Sappiamo benissimo che la Francia in attacco esprime una velocità incredibile. Nella fase di transizione sono eccezionali. Una delle chiavi del nostro gioco deve essere la concentrazione quando siamo in possesso di palla. Una qualità che sovente, opposti agli avversari più quotati, siamo riusciti a tradurre in campo. Se a centrocampo perdiamo troppi palloni e in retrovia concediamo degli spazi, allora tutto si complica».

Le grandi non amano rincorrere il pallone

Quanto al nostro sistema di gioco - aggiunge Xhaka -, va anche detto che le grandi squadra non amano troppo rincorrere il pallone. Noi giochiamo volentieri mantenendo il possesso del pallone, è una caratteristica che ci rende forti. Non siamo un squadra che si difende per novanta minuti liberandosi continuamente del pallone in avanti. Non è il nostro stile, giocare così sarebbe controproducente».

Willy Sagnol, ex laterale del Bayern e nazionale francese, ha definito la Svizzera “di categoria inferiore”. «È la sua opinione. La Francia, però, contro l’Ungheria ha sofferto. Forse si considerano già ai quarti: per noi è un vantaggio».

«Non mi disturba che la pensi - replica Sommer - . Noi sappiamo ciò di cui siamo capaci. Per il buon esito della sfida è fondamentale che in campo riusciamo a riportare i valori espressi contro la Turchia. quei valori che, per contro, avevamo smarrito contro l’Italia: solidarietà, audacia, comunicazione, linguaggio del corpo positivo. In partite come queste, questi valori devono essere al massimo della loro espressione. Oltre, naturalmente, alla qualità. Prima, però, è necessario che ci mostriamo coraggiosi, con grande fiducia in noi stessi. Dobbiamo entrare in campo per superare il turno».

I valori ai quali Sommer fa riferimento sono riemersi contro la Turchia. In precedenza, l’attenzione era forse stata troppo spostate su questioni decisamente più superficiali? «Siamo stati tacciati di scarsa serietà - ma non è così. Di auto di lusso o cose di queste genere noi non parliamo mai. Sono argomenti che vengono tematizzati in occasione di un risultato negativo». «Da poco sono diventato papà per la seconda volta - ricorda Xhaka -. Volevo dedicare un tatuaggio al mio secondogenito prima degli Europei. Se ci ripenso, ammetto che è stato un errore, benché mi sia attenuto scrupolosamente alle regole sanitarie e mi sia sottoposto a un test poi risultato negativo. Sulla prestazione, però, questo non ha inciso minimamente». Quando accadono cose così, si sente attaccato ingiustamente? «A volte si ha l’impressione che qualcuno ambisca a perturbare l’ambiente dall’esterno. Lo trovo peccato, perché noi vorremmo essere giudicati con le prestazioni in campo».

Tante discussioni anche in passato

«Negli scorsi anni - ricorda Sommer - siamo stati più volte confrontati con storie di questo genere che hanno generato delle discussioni. Stavolta abbiamo fallito la prova contro l’Italia e tutto è risultato molto amplificato. In casi come questi, nel calderone della critica finisce davvero di tutto, ma ci siamo abituati, è parte del nostro lavoro. Come ricordato da Shaqiri, non sono cose che in seno al gruppo vengono dibattute. Non chiediamo il perché di un’auto di lusso o di un tatuaggio. Ciascuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita».

Quanto vi sorprende che ogni volta riemerga il tema dell'identificazione con la Nazionale? «Forse qualcuno dimentica che Granit ha disputato 97 partite internazionali con la maglia rossocrociata, “Shaq” ne farà 94 contro la Francia. Stanno viaggiando entrambi verso il record di presenze in assoluto detenuto da un certo Heinz Hermann (118, ndr)».

«Se sommiamo il numero di presenze di noi tre - interviene Shaqiri - si supera abbondantemente quota 200 (254, con le 64 di Sommer, ndr). Non credo che sia più il caso di parlare di identificazione, basta guardare le statistiche per capire che abbiamo sempre dato tutto per la Nazionale e per la Svizzera».

 

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