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18.06.21 - 11:39

Svizzera-Turchia, quei precedenti mai banali

Il doppio spareggio per un posto ai Mondiali 2006 segnato dalle violenze di Istanbul, la sfida a Euro 2008 che sancì l'uscita di scena dei rossocrociati di Kuhn

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Turchia-Svizzera di domenica a Baku non ha nulla a che vedere con il doppio spareggio del 2005 inserito in un contesto votato a una rivalità finita fuori controllo e degenerata in violenze inaudite. Quel doppio confronto che in palio metteva un posto ai Mondiali di Germania 2006, consumò il primo atto a Berna, teatro del 2-0 per gli elvetici firmato Senderos e Behrami. Un’ipoteca sulla qualificazione? In una situazione normale, forse sì, ma non in quei giorni lì, con una sfida di ritorno che si rivelò drammatica. I turchi giurarono vendetta per i fischi di qualche incivile durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Un gesto grave, da stigmatizzare, ma nulla che potesse valere una “risposta” così violenta poche ore dopo. Un pretesto, per sfogare frustrazione e rabbia che costò pesanti sanzioni all’indirizzo della federazione turca e di alcuni dei protagonisti in campo. 

I primi segnali della degenerazione li si colse già all’attivo all’aeroporto di Istanbul. Allo sbarco dei passeggeri (a bordo del charter squadra, tifosi e giornalisti al seguito) una trentina di facinorosi improvvisati, raccattati qua e là tra gli addetti ai lavori dell’aeroporto, tra steward e funzionari vari, accolsero la folta delegazione elvetica con cori intimidatori e sguardi ben poco auguranti. Un comitato d’accoglienza vero e proprio, di cui si sarebbe fatto a meno volentieri, che però in fondo nulla di particolare aveva, se non una connotazione quasi goliardica, per un tentativo tutto sommato un po’ goffo di fare immediatamente capire quale fosse l’atmosfera che lo svizzero avrebbe dovuto attendersi nel suo breve soggiorno sul Bosforo.

Ore per le formalità doganali

Il peggio ancora doveva venire, perché per sbrigare le banali formalità doganali ci vollero quasi tre ore. Tutti i passeggeri del volo Swiss, giocatori compresi, furono ammassati davanti a un paio di sportelli della dogana, occupati da solo uno o due funzionari che le provarono tutte per ritardare il più possibile l’uscita degli oltre 200 passeggeri del charter da Zurigo, accalcati e soffocati dalla calura (fu neutralizzato l’impianto di aria condizionata). Da non credere, se non che anche il ritiro dei bagagli non fu certo dei più agevoli. Il nastro scaricava una valigia alla volta, con continue interruzioni. Borse e borsoni recanti le scritte dell’Asf e identificabili con la Nazionale furono scaricate alla fine, dopo un’estenuante attesa.

Fine della guerra psicologica? No. La squadra rossocrociata fu scortata dalla polizia al bus, poiché all’esterno dell’aeroporto vi era un comitato d’accoglienza aggressivo e minaccioso. I giocatori furono insultati, un esagitato riuscì a entrare in contatto con Köbi Kuhn, che lo ricacciò indietro. Lungo il tragitto verso l’albergo, il pullman rossocrociato fu bersaglio del lancio di pomodori, uova e sassi. Benvenuti in Turchia. O benvenuti all’inferno.

Scortati, allo stadio

Due giorni dopo, all’arrivo allo stadio, l'atmosfera era caldissima La calma apparente che seguì la “calorosa” accoglienza all’aeroporto, tra dichiarazioni di pace e scuse più o meno ufficiali e sincere, fece solo da preludio al “vivace” arrivo dei pullman dei giornalisti, assediati da gruppi di scalmanati. Un’esperienza mai vissuta in precedenza, neppure dai cronisti più esperti e scafati. Per evitare il peggio, ovvero il contatto con gli esagitati all’esterno dello stadio, per ben tre volte i giornalisti furono fatti scendere e risalire – la prima volta ingabbiati in un cortile, sotto sorveglianza – per finalmente arrivare, sempre scortati dai tifosi locali sempre più minacciosi, davanti all’ingresso dello stadio, all’interno del quale oltretutto le condizioni di lavoro erano indecorose. Alla faccia delle parole di circostanze distensive. Lo stesso trattamento fu riservato anche ai tifosi elvetici. Benvenuti all’inferno, parte seconda.

Grichting, lesioni permanenti

Quel match di Istanbul passò alla storia per le scene di ordinaria inciviltà e vigliaccheria che si consumarono già in campo, ma poi soprattutto negli spogliatoi dello stadio del Fenerbahce, al termine della sfida che valse alla Svizzera l’accesso a Germania 2006. I turchi, istigati alla violenza cieca e scatenati alla caccia degli avversari da Fatih Terim, sfogarono la loro rabbia in modo proditorio su alcuni giocatori elvetici, con il supporto di tangibili aiuti da parte di coloro che avrebbero dovuto badare alla sicurezza. Ne fece le spese, in particolare, Stephane Grichting, colpito al basso ventre e trasportato all’ospedale per accertamenti (con le conseguenze dell’aggressione ha continuato a fare i conti nella vita di tutti i giorni). Selvaggiamente aggrediti anche Johann Vogel, Benjamin Huggel e il preparatore dei portieri Erich Burgener... «È un autentico scandalo - tuonò Köbi Kuhn - Non ho visto tutto ciò che è successo negli spogliatoi, ma il fatto che i poliziotti locali non abbiano esitato un momento a percuotere gli operatori della televisione turca impedendo loro di svolgere il proprio lavoro, dimostra ampiamente in quale clima si sia vissuto il dopopartita».

Valon Behrami, allora centrocampista della Lazio, sottolineò il coraggio dei sostenitori svizzeri giunti a Istanbul per rincuorare i rossocrociati. «Sono stati grandi. Purtroppo in questa serata che dovrebbe essere di grande festa, dobbiamo registrare i gravi fatti capitati negli spogliatoi: alcuni miei compagni di squadra sono stati picchiati e stanno piuttosto male. Io, fortunatamente, ho fatto in tempo a scappare. Non ho mai vissuto una situazione del genere».

Quanto alla partita, Alex Frei realizzò l’1-0 dal dischetto che pareva aver indirizzato una sfida che la Turchia riprese in mano firmando la rimonta (3-1 al 52’) vanificata dal 3-2 di Streller a 6’ dal termine, prima che Tunçay (tripletta) la rimettesse in discussione fino al triplice fischio finale che scatenò la rissa descritta.

2-1 Turchia, Euro 2008 già finito

Nel 2008, in un clima di totale distensione, la Turchia imponendosi 2-1 (vantaggio rossocrociato di Yakin che si divorò il raddoppio poco dopo, sorpasso formato Senturk e Arda Turan) sancì la prematura eliminazione della Svizzera dall’Europeo di casa, iniziato molto male con la sconfitta di misura nel match d’esordio per mano della Repubblica Ceca (0-1) e chiuso in maniera beffarda dall’inutile successo  ai danni del Portogallo già qualificato ai quarti (2-0, doppietta di Yakin). Finì così, mestamente, la gestione tecnica del compianto Köbi Kuhn, sostituito da Ottmar Hitzfeld che condusse la Svizzera ai Mondiali del 2010 in Sudafrica e del 2014 in Brasile.

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