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10.06.21 - 21:39
Aggiornamento : 11.06.21 - 14:57

Italia... nun fa’ la stupida stasera

Domani l'Europeo si aprirà in una Roma che timidamente cela una gran voglia di tornare a festeggiare: la Nazionale potrebbe essere la scintilla che manca

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Roma – La Coppa è lì, davanti al Colosseo, monumento simbolo della Roma antica e di quella moderna. In quell’imponente e fiero anfiteatro, un tempo i gladiatori si battevano per la vita e per la libertà; da domani, nelle arene moderne chiamate stadi, sarà invece per la gloria che i giocatori di 24 nazionali europee si sfideranno. Una partenza che dopo quanto capitato nell’ultimo anno e la decisione di rinviare di 364 giorni Euro 2020, assume il sapore della ripartenza, quella vera e non solo per quel che riguarda lo sport, visto che la rassegna continentale itinerante oltre a essere il primo grande evento di questa portata dall’esplosione della pandemia di Covid, rappresenta anche un test importante in vista di altri grandi manifestazioni – appunto sportive (vedi Olimpiadi) e non –, nonché di un ritorno generale alla normalità. E che questa ripartenza avvenga proprio dall’italia, il primo Paese colpito dal virus in Europa e di conseguenza anche uno di quelli che ne porta le ferite più profonde, non può che caricare di ulteriore significato il calcio d’inizio del match inaugurale tra Italia e Turchia che verrà dato domani alle 21 allo stadio Olimpico.

Già, l’Euro ha scelto la Città Eterna, ma Roma e i romani sono pronti ad accogliere le festa? Abbiamo cercato di capirlo respirando l’aria della vigilia e parlando con la gente e la risposta è sì, seppur ancora con un po’ di comprensibile diffidenza e un pizzico di timidezza dovute a ferite come detto ancora relativamente fresche (il Lazio è ancora zona gialla con conseguente coprifuoco notturno, dovrebbe tornare bianca da settimana prossima), c’è tanta voglia di lasciarsi alle spalle un periodo difficile anche attraverso un Europeo, a prescindere dalla fede calcistica o persino all’interessamento per lo sport.

Le necessarie misure di protezioni e le distanze imbrigliano (per ora) l'entusiasmo

«Io non sono appassionato di calcio, ma vedere la gente tornare a divertirsi in maniera spensierata per le strade sarebbe bello. E poi parlo da lavoratore indipendente, abbiamo sofferto tanto in questi ultimi mesi e una bella botta di vita ci vuole proprio», ci spiega Paolo, proprietario di un ristorante nei pressi proprio del Colosseo, da dove cominciamo la nostra camminata che ci porterà dalla Fan Zone posta di fronte ai Fori Imperiali fino a Piazza del Popolo, dove operai e volontari stanno ultimando gli ultimi lavori del Fan Village, il cuore della festa con un palco e due maxischermi che accoglieranno spettacoli e permetteranno di vedere le partite. Un centro nevralgico dell’evento posto giocoforza fuori dall’Olimpico, il quale invece che i 72 mila e rotti spettatori che è in grado di ospitare, potrà accoglierne solo il 25 per cento (ne sono attesi circa 14 mila) a causa delle restrizioni ancora in vigore. Misure di protezione che vanno dal permettere l’accesso allo stadio unicamente a persone vaccinate, guarite dal coronavirus o testate negative nel giorno della partita, alle ormai note distanziamento sociale, obbligo di mascherina e misurazione della temperatura per accedere a determinate zone. Tutte condizioni necessarie ma che tendono a frenare almeno in parte l’entusiasmo e l’arrivo – viste anche le restrizioni di viaggio ancora in vigore – dei tifosi di casa e soprattutto di quelli dall’estero (attesi per domani circa 2'000-2'500 turchi, mentre gli elvetici che arriveranno mercoledì dovrebbero essere sui 3'000), già non certo agevolati dalla natura itinerante di un evento che, eccezion fatta per le otto nazionali che potranno giocare almeno due partite davanti al proprio pubblico, costringerà le squadre a continui spostamenti.

Sotto la cenere qualcosa cova

Viste queste premesse, non ci sorprende più di tanto che le poche bandiere che vediamo sventolare, siano praticamente tutte italiane e siano quelle appese agli edifici istituzionali, come le due giganti che affiancano l’altare della Patria. A ridarci un pizzico di entusiasmo, ci pensa un gruppo di ragazzi che incontriamo, pallone sotto braccio, lungo una via del Corso sì ben frequentata, ma da turisti apparentemente non legati all’Euro. «Certo che sappiamo che cominciano gli Europei, non vediamo l’ora», afferma uno. «Lo vinciamo», rilancia il secondo, che non esita un attimo, da tifoso napoletano, a fare il nome di Lorenzo Insigne quando gli chiediamo chi sarà il trascinatore dell’Italia (nome tra l’altro che ci conferma essere il più venduto sulle maglie azzurre anche il commesso del negozio della Puma, sponsor ufficiale degli Azzurri). «Però la vera forza è il gruppo», fa notare il terzo ragazzo, che sottolinea come «abbiamo una squadra fresca, giovane, ma con anche alcuni elementi di esperienza. Sì, possiamo vincere».

Una soffio di quel calore che fino a quel momento, seppur intuendolo, lo ammettiamo ci era un po’ mancato (non certo per la temperatura dell’aria, in questi giorni esplosa ben oltre i trenta gradi) e che ci lascia con una gran voglia di vedere cosa accadrà da domani, quando Mancini e i suoi giocatori potrebbero trasformarsi nella scintilla che manca per (ri)accendere la passione.

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