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12.09.22 - 17:01
Aggiornamento: 17:27

Svizzera - Italia U16, un primo assaggio d’Europa

Domani (16.00) e giovedì (12.30) la selezione elvetica in campo ad Ascona. Ne abbiamo parlato con Mattia Tami, assistente di Francesco Gabriele

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Lo staff della U16 con Mattia Tami primo da sinistra

Svizzera-Italia, in qualsiasi categoria e in qualsiasi disciplina, rappresenta un richiamo irresistibile per l’interesse degli sportivi ticinesi. Domani pomeriggio (16.00) e giovedì (12.30), sul campo di Ascona si affronteranno in amichevole le selezioni U16 rossocrociata e italiana. Ne abbiamo parlato con Mattia Tami, assistente allenatore della squadra elvetica diretta da Francesco Gabriele... «Per i ragazzi, la U16 rappresenta un’annata di passaggio. Di fatto, viene preparata la squadra che l’anno successivo prenderà parte all’avventura dell’Europeo U17. L’obiettivo è dunque di permettere ai giovani calciatori di accumulare un certo grado di esperienza internazionale, così da giungere preparati alla loro prima vera esperienza internazionale».

Nella U16, di conseguenza, non esiste una competizione ufficiale a livello continentale... «Vi sono però dei tornei ai quali cerchiamo di prendere parte. Ad esempio, nel mese di novembre andremo in Francia, più precisamente a Parigi, per disputare un quadrangolare. Vi prenderanno parte, ovviamente, i padroni di casa, ma le altre due squadre partecipanti ancora non sono state definite. Nel maggio 2023, invece, saremo impegnati in un torneo direttamente organizzato dall’Uefa. Si tratta di quadrangolari con uno sviluppo simile a quella che è la prima fase di un Europeo, ciò che dovrebbe aiutare i ragazzi a calcare il palcoscenico internazionale».

Seguire in maniera assidua lo svolgimento dell’attività U16, nonostante la Svizzera non presenti un territorio particolarmente vasto, non deve essere un gioco da ragazzi... «A dire il vero, esiste un lavoro di scouting piuttosto efficace e capillare, proprio a partire dalla U16. Un monitoraggio che permette di vedere le varie squadre più volte nel corso di una stagione. Per preparare questo doppio impegno con l’Italia, abbiamo deciso di svolgere uno stage il mese scorso, durante il quale abbiamo visionato 34 ragazzi, vale a dire tre per ruolo. Alla fine, abbiamo ristretto la rosa a due giocatori per posizione (c’è pure un ticinese, Ilija Maslarov del Lugano, ndr). Questa non è una selezione chiusa, bensì rimane aperta a tutti, anche se alla fine la scrematura va eseguita. Il fatto che per tutti si tratti della prima esperienza con la maglia rossocrociata, fa sì che in squadra vi sia un ambiente molto positivo. Nei ragazzi ci sono emozione, entusiasmo e orgoglio, addirittura in dosi forse maggiori rispetto a quanto accade nelle selezioni superiori, dove i calciatori sono già più uomini e consapevoli di certe dinamiche che si creano all’interno del mondo del calcio».

Mattia Tami con i ragazzi ha instaurato un ottimo rapporto, anche se... «Non ho mai nascosto che il mio obiettivo è di allenare una squadra di adulti. In questo momento, però, mi ero preso un periodo di stop per poter gestire al meglio altri impegni lavorativi e familiari. Mi si è presentata questa opportunità e ho deciso di accettarla: e ho trovato un mondo per molti aspetti differente rispetto a quello al quale ero abituato. Con i ragazzi occorrono sensibilità diverse, ma si tratta di un ambiente molto stimolante, nel quale i calciatori lasciano trasparire il loro entusiasmo, sono permeabili ai nostri insegnamenti e si concentrano al cento per cento. Inoltre, ho la fortuna di poter lavorare al fianco di Francesco Gabriele, il quale possiede una grande esperienza a livello giovanile e devo ammettere di aver imparato molto anche solo osservando la sensibilità che mette nei rapporti con i ragazzi. Il mio arrivo in federazione lo devo proprio a lui: cercava un assistente in possesso del diploma A e siccome ci conoscevamo e tra noi esisteva un feeling positivo, ha chiesto se fossi interessato. E sono felice di aver accettato, in quanto si tratta di un impegno che mi permette di conciliare benissimo l’attività sportiva con gli impegni lavorativi e familiari. Il lavoro intenso è concentrato in periodi limitati, per il resto si tratta di svolgere un compito essenzialmente di osservazione e scouting».

Dal titolo europeo del 2002, con la U17 di Ziegler, Senderos, Barnetta e compagni, la Svizzera ha sempre proposto un ottimo movimento giovanile, a maggior ragione se i risultati vengono rapportati a un parco giocatori molto più contenuto rispetto ad altre nazioni... «Credo che a livello internazionale l’Asf rimanga una federazione vista come un esempio positivo. Ovviamente, se qualche decennio fa la filosofia rossocrociata poteva dirsi all’avanguardia, nel corso degli anni le altre nazioni non sono rimaste a guardare. E, di conseguenza, anche la Svizzera si è dovuta muovere: da quanto posso vedere, l’Asf sta facendo un grandissimo lavoro per continuare a mantenere il nostro sistema di formazione ai vertici del panorama internazionale. Ed è proprio per poter abituare sin da subito i ragazzi a ritmi superiori che vengono organizzate amichevoli come quelle con l’Italia o con alte selezioni magari più avanti di noi nel processo di crescita».

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