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06.09.22 - 09:23
Aggiornamento: 15:41

Torna la Champions, con molte star ma senza Ronaldo

Per la prima volta in 20 anni la massima competizione continentale non vedrà protagonista il 5 volte Pallone d’oro

di Emanuele Atturo
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Keystone
Ego

Un anno e mezzo dopo il naufragio dell’idea della Superlega, la nuova Champions League presenta il paesaggio in macerie del calcio d’élite, e non si fatica a riconoscere vincitori e sconfitti. Alla chiusura del mercato estivo i club di Premier League hanno registrato un saldo passivo di quasi un miliardo e mezzo di euro, mentre il secondo campionato che ha speso di più, la Liga, è sotto di 50 milioni. Lo squilibrio di potere economico tra le varie leghe europee non è mai stato così ampio e lascerebbe immaginare una competizione altrettanto impari. Eppure la Champions League resta un torneo imprevedibile, in cui il peso del potere economico viene smorzato da quello della storia e della tradizione dei club, oltre che da un alone magico che rende le partite di calcio oggetti indecifrabili. I due club che hanno speso di più negli anni scorsi - PSG e Manchester City - non hanno ancora alzato il trofeo, e in fondo solo due squadre inglesi sono riuscite a vincere nell’ultimo decennio. Se nei campionati nazionali esiste una proporzionalità quasi perfetta tra spese e risultati, la Champions rimane un territorio più imprevedibile, dominato di recente dalla mistica del Real Madrid e dei suoi campioni leggendari.

La mistica del Real Madrid e l’all-in del Barcellona

La finale dello scorso anno è stata decisa da un gol di Vinicius Jr. a pochi metri dalla riga di porta, ma è stata una partita dimenticabile all’interno di un’edizione spettacolare, che ha confermato la diversità di questa coppa. Più che la finale ricorderemo l’irreale assist di esterno di Modric contro il Chelsea, i gol eleganti e misteriosi di Benzema, le parate di Courtois. Il campo psichico che i giocatori del Real Madrid riuscivano a proiettare nei momenti decisivi della partita. Ricorderemo un gioco del calcio leggermente diverso, in cui l’ambizione al controllo degli allenatori più all’avanguardia si scontra con un’intensità spesso fuori giri, e con la capacità dei grandi geni calcistici di plasmare la realtà a loro piacimento. Il caos che distrugge l’ordine tattico, e i giocatori migliori in grado di cavalcarlo. La vittoria del Real Madrid è sembrata il romantico ultimo ballo della generazione di campioni che ha alzato la metà delle Champions giocate nell’ultimo decennio. Soprattutto Benzema, e il trio di centrocampo Kroos, Modric, Casemiro, che nelle notti europee ci ha ricordato che la tecnica può ancora dominare qualsiasi sofisticazione tattica. A fine mercato il Real Madrid ha sciolto il trio, lasciando andare Casemiro verso il Manchester United. Al suo posto è arrivato il mediano più promettente d’Europa, Aurélien Tchouameni. Sembra già essersi adattato bene, e i dubbi riguardano soprattutto la tenuta fisica dei grandi vecchi. Niente di nuovo: ogni anno il Real Madrid sembra cedere alla decadenza fisiologica della sua squadra, e ogni anno quella squadra si scopre fatta di una materia resistente al tempo. Come sempre, tenderemo a darli per spacciati, almeno fino a primavera. Se al Real tutto scorre placido, nessuno ha avuto un’estate più controversa del Barcellona. Un anno fa il club doveva lasciar andare Messi per problemi al proprio bilancio, e quest’anno ha speso 120 milioni di euro sul mercato, attirando l’antipatia dell’opinione pubblica. Il Barcellona è diventato l’esempio estremo della tendenza autodistruttiva di certi club europei: vendere il futuro per comprare un presente incerto ma pieno di brillantini. La strategia del presidente Laporta però è stata chiara: solo rinforzando l’attuale rosa si può tornare subito competitivi, rimanere nel giro del calcio d’élite e attivare un circolo virtuoso di investimenti. Per questo il club ha ceduto percentuali di ricavi sui diritti tv futuri, oltre ad altri asset diventati presto un meme (su tutti i famigerati "Barça Studios"). Sul campo Xavi ha restituito al Barcellona la sua identità storica, il gioco di posizione, mentre dal mercato sono arrivati i gol di Lewandowski e gli assist di Raphinha, per citare solo i colpi più luminosi. La squadra ora però ha una qualità oltraggiosa, sostenuta dal palleggio ipnotico di Busquets, Pedro e Gavi. Il Barça pare aver ingranato ed è una buona notizia, visto che è stata sorteggiata nel girone più duro, insieme a Bayern Monaco e Inter (e il povero Viktoria Plzen). Vedremo se il gigante si è davvero risvegliato o serviranno altre acrobazie finanziarie.


La sindrome di Guardiola e il Liverpool in difficoltà

Qualche mese fa il City di Guardiola è uscito dalla Champions League come da tradizione: sciupando una montagna di occasioni da gol e subendo il cinismo implacabile dei suoi avversari, materializzatosi nel corpo di Karim Benzema. Siccome nessuno ha il potere d’acquisto del City, per colmare quel vuoto non è stato comprato un finalizzatore qualsiasi ma il migliore al mondo: il centravanti che nelle ultime stagioni si è divertito a battere il modello previsionale degli Expected Goals con una regolarità mostruosa, ovvero Erling Haaland, creatura a metà tra l’essere umano e la macchina, capace di segnare già 9 gol in 5 partite, a sciogliere ogni dubbio sul suo adattamento. Guardiola è un allenatore ossessionato dal controllo di tutte le variabili di una partita di calcio, e le sue squadre hanno spesso faticato a orientarsi in una coppa inghiottita dal caos. La Champions League è decisa da momenti e premia le squadre che sanno cavalcarli meglio, accettando anche l’imprevedibilità del disordine. Haaland è un grande dominatore dei momenti in cui il controllo della partita non è davvero di nessuno e il calcio diventa uno sport primordiale. Con lui in campo, magari al riparo dei problemi fisici che non lo lasciano sempre tranquillo, è difficile non considerare il Manchester City la squadra favorita. Il grande avversario di Guardiola, Jürgen Klopp, ha risposto all’acquisto di Haaland con quello di Darwin Nunez, finora però parso molto più umano. Il Liverpool deve gestire un passaggio complicato di rinnovamento, per una squadra invecchiata nell’undici. Sadio Mané è andato via e Salah, pur nella sua eccezionalità, pare aver imboccato la strada del declino. In questo momento il Liverpool sembra avere un attacco molto più statico e leggibile del solito. In più ci si mettono gli infortuni, che stanno fiaccando soprattutto il centrocampo: Henderson, Keita, Oxlade-Chamberlain e, soprattutto, Thiago Alcantara, che lo scorso anno ha dato un’identità diversa al Liverpool, meno diretta e più di gestione. Il centrocampo è il motore di una squadra e il Liverpool ha problemi al suo motore. Per questo ha cercato di comprare Jude Bellingham, mezzala suprema per la capacità di legare centrocampo e attacco. Alla fine però Klopp ha dovuto accontentarsi di Arthur, scacciato dalla Juventus, un acquisto difficile da leggere. Klopp però resta uno dei migliori allenatori a governare il disordine delle partite di Champions, che negli ultimi anni hanno preso anche la forma delle sue idee.

Due club agli antipodi

Nel pacchetto delle favorite è difficile non includere due club che aspirano al successo percorrendo strade molto diverse fra loro, PSG e Bayern Monaco. Dal 2011 - quando i qatarioti hanno rilevato il club - il PSG rincorre la vittoria in Champions comprando sul mercato le stelle più splendenti; il Bayern invece tiene i conti sani, e continua a costruire squadre giovani e all’avanguardia, perfetta espressione del razionalismo del calcio tedesco. Entrambe, per motivi diversi, possono vincere questa Champions League. Il PSG pare aver cambiato strategia. Campos ha sostituito Leonardo come Direttore Sportivo, Galtier si è seduto in panchina al posto di Pochettino. Due scelte meno commerciali e più di sostanza. Il risultato è una rosa più intrigante, con tanti giovani come Renato Sanches, Fabian Ruiz, Vitinha, e ovviamente il trio offensivo - Neymar Messi Mbappé - che da solo rappresenta il motivo della competitività della squadra. Le idee di un calcio diretto e verticale di Galtier pare stiano funzionando, specie perché col mondiale alle porte il tridente offensivo del PSG sembra più in forma che mai. Chissà come torneranno in Europa dopo il Qatar i tre giocatori che più dovranno caricarsi sulle spalle le aspettative delle rispettive nazioni. È una domanda lecita per tutte le squadre, ma per il PSG un po’ di più. Il Bayern è invece al secondo anno del regno di Julian Nagelsmann, che sta cercando di forzare l’evoluzione del calcio verso territori ancora inesplorati. Può arrivare a schierare anche un solo difensore centrale di ruolo nel suo utopico 3-2-4-1 stipato di giocatori offensivi. Quest’anno pare tornato al 4-2-2-2, il dogma delle squadre Red Bull che sta condizionando a fondo il calcio che vediamo oggi. Ci crediate o no, il Bayern ha già segnato 27 gol nelle prime 7 partite della stagione, con Sadio Mané già perfettamente a suo agio. L’anno scorso però Nagelsmann ha pagato la sua ambizione contro una squadra furba e difensiva come il Villarreal di Emery. Sarà interessante vedere se quest’anno ha studiato qualche compromesso. Merita sempre guardare una partita del Bayern oggi, per capire dove andrà il calcio nel futuro.

Possibili sorprese e squadre spettacolari

Se in una coppa europea non ricercate solo lo spettacolo tecnico, ma anche lo scontro fra culture calcistiche diverse, stadi che tolgono il fiato e tifoserie pazze, tenete d’occhio il gruppo A. Un girone che presenta una geografia calcistica anni ’90, quando la divisione tra i cinque campionati e il resto d’Europa era meno esasperata. Ci sono Liverpool, Celtic, Ajax e Napoli e ogni scontro vale la pena di essere guardato. L’Ajax negli ultimi anni è sempre stata una squadra divertente e capace di mettere in crisi chiunque, però è uscita normalizzata dal mercato e ha perso Erik ten Hag in panchina. Non tira una bella aria, a essere onesti: dovrà sperare più del solito nella sua eterna capacità di rigenerare idee e talento. Il Napoli invece ha ringiovanito una rosa e oggi è una squadra giovane, offensiva e ricca di talenti
peculiari: Kvaratskhelia, Raspadori, Ndombélé, Osimhen. Occhio come sempre al RB Salisburgo, che sta trovando risultati paradossalmente migliori della compagna di franchigia più ricca, il RB Lipsia. I marchi di fabbrica sono sempre gli stessi: rosa giovanissima e gioco diretto e verticale. Nel girone con Chelsea e Milan potrebbe essere la sorpresa. Non perdetevi le partite dell’Olympique Marsiglia di Igor Tudor, che segna tanto e oggi è primo in Ligue 1. La Champions League, però, si guarda soprattutto per i campioni e sarà la prima da vent’anni senza il suo marcatore principe, Cristiano Ronaldo. Ci sarà Leo Messi, certo, ma gli occhi saranno soprattutto sulla nuova generazione di numeri 9 che sta creando un nuovo star system nel calcio: Darwin Nunez, Erling Haaland e Kylian Mbappé. Saranno loro a dover dare la copertina alla nuova Champions League.

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