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02.09.22 - 16:42
Aggiornamento: 19:29

Per il Lugano l’insidia di un fanalino di coda campione svizzero

A inizio stagione lo Zurigo ha privilegiato l’Europa, ma la testa può ora tornare alla Super League. Croci-Torti: ‘Ma non saranno tranquilli neppure loro’

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Atteso al Letzigrund l’esordio di Renato Steffen

Pochi si sarebbero immaginati che dopo sei turni di Super League lo Zurigo campione nazionale si ritrovasse a chiudere la classifica con appena due punti in saccoccia, figli della miseria di 3 reti all’attivo e 14 al passivo. Se l’unica chiave di lettura delle attuali difficoltà dei tigurini fosse questa, ci si potrebbe aspettare che per un Lugano pure lui partito a scartamento ridotto, la trasferta di domani sera al Letzigrund, possa rappresentare poco più di una formalità. Ma la realtà è ben diversa, come precisa con la consueta lucidità Mattia Croci-Torti nel settimanale incontro con la stampa: la verità è che questo Zurigo, con ogni probabilità non sarà quello visto all’opera nelle prime settimane di campionato... «La società del presidente Canepa ha fatto una scelta ben precisa e ha deciso di puntare agli impegni europei, nel tentativo di qualificarsi per la fase a gironi, obiettivo raggiunto in Europa League. Di conseguenza, a parte la prima partita contro lo Young Boys, quando per 60’ ha giocato molto bene, sbagliando pure un rigore con Marchesano, lo Zurigo ha sempre schierato la formazione titolare nelle sfide continentali e tenuto a riposo i migliori in campionato. Questa è stata la prima settimana senza impegni infrasettimanali, durante la quale Foda ha potuto lavorare con calma. Una scelta confermata proprio da Canepa, il quale ha dichiarato che avrebbe barattato volentieri l’ultimo posto in classifica dopo sei turni con l’accesso ai gironi di Europa League. D’altra parte, per poter reggere il colpo di due competizioni concomitanti occorre avere a disposizione praticamente due squadre. Lusso che nel nostro campionato possono permettersi soltanto Basilea e Young Boys».

Dopo la qualifica e prima dell’inizio della fase a gruppi di Europa League: non c’era momento peggiore per affrontare gli zurighesi... «Non so se ci sia un momento peggiore o migliore. Sicuramente, affrontarli dopo la sfida all’Emirates contro l’Arsenal sarebbe stato meglio... D’altro canto, se sono penultimi in classifica significa che tranquilli non lo saranno nemmeno loro, per cui andiamo al Letzigrund per cercare di giocare a testa alta e fare risultato».

Quella di domani sarà la prima partita che lo Zurigo affronterà senza Gnonto, partito alla volta di Leeds. Cambia qualcosa nell’approccio? «Direi di no. Gnonto, Tosin, Okita hanno tutti le stesse dinamiche. È difficile pensare come possa giocare domani lo Zurigo. Ha cambiato modulo spesso, ogni tanto si è presentato con il 3-4-1-2, altre volte con il 5-4-1, o il 3-4-3. L’allenatore voleva inizialmente giocare a quattro dietro, ma poi ha cambiato idea. Adesso ha avuto una settimana piena per pensarci e non so proprio come ci vorrà affrontare».

Più che lo Zurigo, a preoccupare Sabbatini e compagni dovrebbe essere la trafila di errori individuali costati almeno nove delle undici reti incassate. A questo punto, rischia di diventare un problema mentale... «Più che mentali sono aspetti nervosi. Dobbiamo rimanere concentrati sino alla fine, non possiamo concederci momenti di relax, bisogna stare sul pezzo tutto il tempo. D’altra parte, stiamo giocando in maniera nettamente più offensiva rispetto al passato, in quanto le caratteristiche dei singoli ce lo permettono. Nelle scorse stagioni schieravamo cinque difensori e tre uomini davanti alla difesa, eravamo costruiti per ripartire. Quest’anno succede qualcosa di diverso, abbiamo più qualità davanti, riusciamo ad andare alla conclusione molto più spesso, ma dobbiamo trovare una forma di equilibrio. In passato l’attenzione poteva essere al 90%, tanto dietro c’erano compagni che toglievano le castagne dal fuoco, adesso la concentrazione deve per forza essere massimale ed è il discorso che ho fatto in settimana alla squadra. Se vogliamo continuare a giocare un calcio più offensivo, dobbiamo riuscire a lavorare meglio come reparto a livello di attenzione e concentrazione. Quest’anno gli sbagli li paghiamo a caro prezzo».

A questo punto potrebbe nascere la tentazione di compiere un passo indietro e tornare a un’impostazione meno offensiva... «Bisogna prendere una strada e andare avanti. Si tratta di capire che i percorsi di crescita sono contraddistinti anche da errori. Dobbiamo essere bravi a migliorarci. Desidero vincere le partite, non giocare bene e dunque la scelta del modulo non la faccio per dimostrare di giocare meglio dell’avversario, ma piuttosto perché quegli uomini in quelle posizioni rappresentano la migliore garanzia per la vittoria. Bisogna mettere in campo i giocatori nella migliore collocazione possibile per portare a casa un risultato positivo».

La sfida del Letzigrund potrebbe segnare l’esordio in bianconero di Renato Steffen... «Renato non ha novanta minuti nelle gambe, ha fatto una buona preparazione con il Wolsburg, ma gli manca il ritmo partita. Può tenere ad alto livello tra 45 e 55 minuti: vedremo se schierarlo dall’inizio o a partita in corso. Sicuramente – ed è la cosa positiva – è pronto soprattutto a livello mentale. Nei giorni precedenti il suo arrivo in Ticino l’ho sentito parecchie volte al telefono e ho avvertito grosse motivazioni che rispecchiano quello che ho visto negli allenamenti in questi tre giorni. È un ragazzo che ha obiettivi importanti sia di gruppo, sia individuali, dunque cerchiamo di approfittarne».

Con Steffen in rosa è ipotizzabile un ritorno alla difesa a tre, con l’argoviese a fare da stantuffo sulla fascia? «Faccio fatica a vedere Renato come quinto di destra, posizione che attualmente ci manca e che abbiamo cercato di reperire sul mercato. Visto che la ricerca è risultata infruttuosa, ci adattiamo di conseguenza, sapendo che comunque Steffen è un giocatore che sa il fatto suo, soprattutto negli ultimi 35 metri».

Due parole su Bottani, assente contro il San Gallo... «Mattia sta meglio, non ha i 90’ nelle gambe, ma negli ultimi allenamenti ha lavorato bene. Si era fermato dopo Lucerna per un pestone, stessa cosa dopo il Linth. Siamo sfortunati con lui: è un giocatore che ha bisogno di non fermarsi mai per entrare in forma smagliante e tutti questi piccoli intoppi, il discorso vale anche per Amoura, non sono stati l’ideale, anche se fanno parte del calcio».

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