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24.05.22 - 19:09
Aggiornamento: 19:29

L’apostrofo rosa tra il Botta e la Nazionale

Nel giorno del suo 31esimo compleanno Mattia Bottani festeggia la convocazione di Yakin: ‘Non ci credevo più, proverò a dimostrare che non si sbaglia’

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«Di sicuro non mi ha convocato per i capelli»!

Ha voglia di scherzare, il "Botta". E come non capire il suo buonumore. Quando lo raggiungiamo al telefono, sono infatti passati pochi minuti dal momento in cui in quel di Zurigo Murat Yakin ha ufficializzato quello che il centrocampista offensivo ticinese sognava da una vita: Mattia Bottani convocato in Nazionale! Nello specifico per le prossime quattro partite di Nations League contro Repubblica Ceca (il 2 giugno in trasferta a Praga), Portogallo (il 5 e il 12, la prima volta a Lisbona e la seconda a Ginevra) e Spagna (pure allo Stade de Genève, il 9).

«Sì, anche se non lo realizzo ancora bene adesso è ufficiale, non si torna indietro», ci racconta il numero dieci del Lugano, nientemeno che il primo ticinese di una formazione del nostro cantone a venir convocato con la selezione maggiore elvetica dai tempi di Mauro Lustrinelli (era il 2008 e l’attaccante vestiva la maglia dell’Acb), nonché il primo giocatore del club di Cornaredo dal 2001 (allora Dario Rota era accompagnato dal compagno bianconero Ludovic Magnin)... «Effettivamente questa convocazione è un premio non solo per me ma per tutto l’ambiente bianconero, senza il quale non sarei mai riuscito ad arrivare a questo punto. In particolare quest’anno poi abbiamo disputato una stagione straordinaria (quarto posto in Super League e Coppa Svizzera in bacheca, ndr) e questo ha aiutato anche me, perché se la squadra non gira, da solo è impossibile fare la differenza e mettersi in evidenza. Sì, questa convocazione è tanta roba per tutti».

Una chiamata tanto benvenuta quanto inaspettata… «È un sogno che avevo sin da piccolo, ma che era diventato uno di quei sogni che a un certo punto capisci che probabilmente rimarrà tale. Lo ammetto, ormai avevo smesso di crederci, a più di 30 anni la sensazione era che il treno fosse già passato, senza essersi però fermato alla mia stazione. Penso ad esempio all’anno di Zeman (stagione 2015/2016, ndr), quando Petkovic e Pier Tami vennero a vedermi, ma la chiamata non arrivò. O ancora lo scorso autunno, quando diversi giocatori erano infortunati, ma anche in quel caso il Mister scelse altri elementi (ad esempio Fabian Frei, Michel Aebischer e Dan Ndoye per le sfide delle qualificazioni mondiali contro Italia e Irlanda del Nord, ndr). Proprio non me l’aspettavo più, tanto che avevo già prenotato le vacanze a partire da domani, ma le ho annullate con grande piacere».

Un premio meritato, non un regalo

Un premio che, nonostante sia arrivato nel giorno del suo 31esimo compleanno, non fa però rima con regalo, come ha sottolineato pure lo stesso Murat Yakin (vedi correlato)… «Mi ha chiamato direttamente il Mister lunedì pomeriggio, spiegandomi un po’ come si svolgerà il ritiro (al via giovedì a Bad Ragaz, ndr) e tutto il resto ma senza darmi particolari motivazioni. Ho però sentito quello che ha dichiarato in conferenza stampa e non posso nascondere che le sue parole e la sua fiducia mi fanno molto piacere, ora starà a me dimostrare che non si sbaglia e che posso starci benissimo lì con loro».

Convincendo così il tecnico a mandarlo in campo non solo in allenamento ma anche in partita… «Spero che in quattro partite avrò la possibilità di scendere in campo almeno qualche minuto e indossare così davvero la maglia rossocrociata, ma come detto starà anche a me in allenamento far vedere che sono pronto».

E i primi Mondiali invernali della storia (dal 21 novembre al 18 dicembre in Qatar) sono dietro l’angolo… «Vero, ma preferisco non pensarci e nelle prossime due settimane focalizzarmi sul lavoro giornaliero. Tutto questo però senza mettermi particolare pressione, ci tengo a fare bene ma anche a godermi ogni secondo di quella che per me è una sfida nuova ed emozionante, che penso di essermi meritato. Quest’anno come già con Jacobacci (tecnico del Lugano dall’ottobre 2019 al giugno 2021, ndr) ho avuto la fortuna di non incappare in grossi infortuni, cosa che mi ha permesso di ritrovare una certa costanza e di rimanere a un buon livello di rendimento, che ora voglio confermare anche in ambito internazionale».

Umiltà, rispetto e voglia di imparare

Un palcoscenico che in parte il fantasista luganese aveva già calcato, non sfigurando affatto, nelle 10 presenze (condite da 2 gol e altrettanti assist) collezionate con i bianconeri nella fase a gironi dell’Europa League 2017/2018 e 2019/2020… «Effettivamente mi ero ben comportato in Europa, ma con la Nazionale sarà tutta un’altra cosa, anche perché ci sono di mezzo ben 17 giorni di ritiro con la squadra, al quale come detto mi presenterò senza nulla da perdere ma con tanta voglia di imparare, con il massimo rispetto e umiltà possibili. Avrò la possibilità di allenarmi e vivere la quotidianità con giocatori di livello altissimo, per certi versi inavvicinabili per me. Nelle giovanili rossocrociate (un ritiro con la U19 e due presenze con la U18, nel 2009, ndr) avevo già giocato con Shaqiri e Zuber, ma non li conosco bene. Da loro e da tutti gli altri proverò a carpire informazioni utili per migliorare ulteriormente. Allo stesso tempo mi metterò alla prova per capire il mio effettivo livello in un contesto simile».

Al quale Bottani approderà quindi con umiltà, rispetto, voglia di imparare… e quei capelli rosa figli del trionfo (con gol personale) del Wankdorf e di una scommessa… «Ma a questo punto me li tengo così, in fondo io sono questo». E "Muri" di sicuro non l’ha convocato per i capelli, tinti di un colore che ricorda una promessa d’amore, infine sbocciato (per quanto lo dirà il tempo) tra uno dei calciatori ticinesi più talentuosi dell’ultimo decennio e l’amata Nati.

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