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16.05.22 - 20:19
Aggiornamento: 22:03

Fc Lugano, ora spetta al club la giocata vincente

Dopo il capolavoro di staff e giocatori capaci di conquistare la Coppa, tocca ai nuovi dirigenti trovare il mondo giusto per cavalcare l’entusiasmo.

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E adesso? Adesso è ancora tempo di festeggiare, certo, e lo sarà a lungo per il popolo bianconero, perché un traguardo straordinario come la conquista della Coppa Svizzera e in generale del primo vero trofeo da 29 anni – per quanto il titolo di Challenge League e la conseguente promozione del 2015 abbiano rappresentato uno snodo fondamentale per la storia del club – deve essere festeggiato degnamente. D’altronde, si tratta di uno dei momenti più alti da molto tempo a questa parte di un gloriosa società che negli ultimi anni ha dovuto lottare per sopravvivere, prima ancora che per tornare grande. In questo senso, il trionfo di Berna non può che rappresentare la chiusura del cerchio aperto una decina di anni or sono da Angelo Renzetti e chiusosi solo sulla carta lo scorso settembre con la cessione del club al miliardario di Chicago Joe Mansueto, perché all’atto pratico il vero e meritato punto esclamativo è stato posto domenica al Wankdorf da un Lugano ibrido, un po’ (tanto) renzettiano, un po’ "americano".

Sì perché la pietra miliare piazzata da Croci-Torti e dai suoi ragazzi sta proprio a indicare il prima e il dopo, in una transizione che meglio di così non sarebbe potuta iniziare ma che ora, appunto, tutti non vedono l’ora di vedere come proseguirà. C’è (e non solo da domenica) l’entusiasmo; ci sono i soldi; per la prossima stagione c’è la prospettiva europea; c’è un pubblico che ha battuto un colpo mostrando come il potenziale è ben al di sopra delle tre migliaia scarse di persone che regolarmente animano Cornaredo; c’è un allenatore amato da tutti che ha dimostrato di saperci fare (eccome) anche al di fuori dei "campetti ticinesi, c’è una rosa che a sua volta alle qualità già note ha aggiunto l’aggettivo "vincente"; ci sono dei dirigenti (nominiamo Michele Campana ma idealmente elenchiamo tutti coloro che in questi anni hanno affiancato Renzetti nella sua lotta per la sopravvivenza) che averne, e altri che a tutto ciò stanno aggiungendo ulteriore serietà professionalizzando la struttura. Insomma, ci sono tutte le premesse per fare bene, anzi benissimo, partendo proprio da un trionfo che per dirla alla Martin Blaser, ha messo il vento in poppa al Lugano.

Questione di scelte e di un equilibrio da preservare

A questo punto si tratta quindi più che altro di una questione di scelte, quelle che dovranno effettuare i nuovi dirigenti bianconeri per cercare di sfruttare al meglio le condizioni ideali appena elencate e disegnare la società (e di conseguenza la squadra) del futuro. Partendo proprio dallo spogliatoio, le questioni aperte sono molte e in parte legate. Ci spieghiamo: Croci-Torti, che ha già un contratto per la prossima stagione, ha dimostrato che le sue capacità in panchina vanno ben oltre l’ambito motivazionale – pensiamo solo a cosa si è inventato a livello tattico per la finale, surclassando il suo omologo Peter Zeidler –, ma come più volte sottolineato la vera arma vincente del suo Lugano rimane l’unione e la coesione del gruppo. Snaturarlo troppo significherebbe dover ricreare quasi da zero questa alchimia e rompere un equilibrio al di fuori del quale anche il tecnico momò si ritroverebbe a muoversi per la prima volta, con tutti i rischi del caso. In questo senso il recente rinnovo di capitan Sabbatini è stato un segnale importante, a livello di spogliatoio ancor prima che di campo (siamo comunque sicuri che il 34enne saprà ancora apportare un valido contributo anche sul terreno), ma dall’altra parte della bilancia a pesare non poco sono il possibile ritiro di Maric, l’addio sicuro di Lovric (andrà all’Udinese), quello praticamente certo di Lavanchy e quello probabile di Custodio. Per questi ultimi due, in scadenza, non è stato trovato un accordo, anche se Custodio si è detto disponibile a sedersi nuovamente al tavolo delle trattative, in quanto desideroso di rimanere a Cornaredo. Starà alla società decidere se farlo o no e questa sarà proprio una di quelle scelte che faranno capire il peso dato dal nuovo corso alla storia recente bianconera (vittoria in Coppa compresa) e alle dinamiche dello spogliatoio.

Saranno invece rivelatrici più che altro delle ambizioni di Blaser, Heitz e soci le scelte che verranno fatte su chi arriverà e soprattutto su chi partirà tra i gioiellini che hanno brillato in particolare in questo finale di stagione. Già perché sono in molti, tra club svizzeri ed esteri, ad aver messo gli occhi sui vari Celar (23 anni e contratto con il Lugano sino al 2025), Saipi (21/2026), Valenzuela (23/2025) e Rüegg (23), con quest’ultimo in prestito dal Verona ma sul quale la società sottocenerina vanta un diritto di riscatto. Elementi valorizzati dal Lugano e dalla vendita dei quali il club potrebbe quindi ricavare immediato plusvalore, ma anche giovani con un potenziale di crescita ancora alto e importanti per l’economia del gioco bianconero. A maggior ragione se si pensa che nella prossima stagione saranno, perlomeno inizialmente, tre le competizioni in cui si cimenterà la squadra, visto che al campionato e alla coppa nazionale grazie al trionfo nell’ex trofeo Sandoz si è aggiunta anche la Conference League. Più precisamente il secondo turno preliminare di un cammino che per raggiungere la fase a gironi della terza competizione per club europea prevede un solo altro turno, il playoff (nel quale entreranno in gioco le eliminate dalle qualifiche di Europa League e ad esempio la quinta classificata di Premier e le settime di Serie A e Liga). Un percorso che rimane quindi difficilissimo, ma non impossibile. Ecco perché sarà importante capire con quale rosa (a livello numerico e qualitativo) il Lugano si presenterà a luglio all’inizio del campionato e ad agosto al primo appuntamento europeo (andata il 4 e ritorno l’11). Quel che è certo è che per la terza volta in sei stagioni il club ticinese sarà presente sul palcoscenico continentale, frutto della vittoria di domenica e dei due terzi posti nella Super League 2016/2017 e in quella 2018/2019. Se a questi aggiungiamo il quarto rango della scorsa stagione, il quinto del 2019/2020 e la situazione nel campionato che sta volgendo al termine (Sabbatini e compagni possono chiudere terzi, quarti o quinti), emerge come dal ritorno nell’élite del calcio elvetico del 2015, solo in due occasioni l’Fcl ha finito la stagione oltre al quinto posto (9o nel 2015/2016 e 8o nel 2017/2018), approdando tra l’altro in finale di Coppa anche nel 2016. Mica male.

A parole le ambizioni ci sono, ora si aspettano i fatti

Come dire che se si parla di ambizioni e della volontà di far crescere ulteriormente il club, il prossimo obiettivo non può che essere lottare per il titolo (e magari proseguire il cammino europeo). Esageriamo: con le giuste mosse a livello di mercato, volte sia a preservare il più possibile l’alchimia all’interno dello spogliatoio, sia ad allargare e rinforzare la rosa a disposizione del Crus, offrendogli ancora più frecce per un arco che come detto ha dimostrato di saper utilizzare con sagacia, questo potrebbe accadere già nella prossima stagione. In fondo, quest’anno uno Zurigo non poi così diverso ha stravinto il campionato, e Basilea e Young Boys sembrano ancora lontane dal ritrovare al proprio interno i giusti equilibri per tornare a essere dominanti come in passato. A settembre, al momento del passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova proprietà, erano stati gli stessi Blaser e Heitz a porre quale obiettivo a breve termine la conquista della Coppa Svizzera e a medio quello del campionato. Messo in bacheca il primo, non si può che passare a inseguire il secondo, sempre che alle parole si facciano seguire i fatti.

Non farlo, vorrebbe dire in un certo senso tradire la fiducia di chi sin da subito ha abbracciato anche il nuovo progetto bianconero. E qui ci riferiamo ai circa 2’800 habitué che in media si presentano a Cornaredo – più che ai 10’000 e passa sostenitori presenti domenica a Berna, la maggior parte dei quali purtroppo giovedì non sarà probabilmente allo stadio per l’ultima partita casalinga della stagione –, ma pure a chi con il proprio voto lo scorso novembre ha dato l’ok alla costruzione del nuovo Polo sportivo degli eventi che comprende il nuovo stadio, imprescindibile per la sopravvivenza (e la crescita) dell’Fc Lugano.

Farlo, significherebbe invece cavalcare la magia creatasi in questi mesi in cui il club cittadino è passato dall’orlo del baratro alla consacrazione sportiva per provare a ricreare un entusiasmo tale da richiamare regolarmente allo stadio almeno parte della marea bianconera – formata da gocce provenienti da ogni angolo del Ticino – di Berna. Dove Croci-Torti e la squadra non hanno sbagliato una virgola, azzeccando praticamente ogni scelta e ogni giocata. Ora tocca al club.

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