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15.05.22 - 14:57
Aggiornamento: 17:05

Sul treno dell’esodo bianconero, tra scaramanzia e pronostici

‘Nel 1993 c’ero, voglio poter dire la stessa cosa oggi’. Oltre 9’000 tifosi partiti dal Ticino hanno invaso Berna

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La pressione è tanta. La voglia di esserci pure. Anche se la partenza ufficiale dei treni speciali e dei treni di linea è a Lugano, già dalle stazioni di Chiasso e Mendrisio il popolo bianconero ha risposto in massa. Per quanto ci riguarda, la partenza è alle 8.11 da Chiasso. L’arrivo alla stazione di Lugano poco meno di mezz’ora dopo ci restituisce un’immagine inedita. Il binario 1, quello da cui parte il treno speciale delle 8.51, è gremito in ogni angolo. Così tante persone non le abbiamo mai viste nemmeno nelle giornate di esodo pasquale o negli anni di viaggi in treno tra il Ticino e l’università. Ci sono famiglie con bambini, giovani e meno giovani, gruppi. Tutti con un unico obiettivo: esserci. Per scelta – e ci rendiamo subito conto di non essere soli – saliamo sul treno di linea delle 9.02. È un treno doppio, come quello speciale del resto, che si riempie in un attimo. Sciarpe, cappellini, t-shirt ufficiali, maglie ufficiali di questa e delle scorse stagioni la fanno da padroni. Prima del primo cambio, ad Arth Goldau, avviciniamo qualche tifoso, interrompendo chiacchiere su pronostici – della serie "non succede ma se succede" – e stato di forma della squadra.

Per Italo, partito come noi dal Mendrisiotto con i due figli, «queste sono giornate da vivere e alle quali non si può mancare. Io l’ho vissuta da piccolo, mi fa piacere farla vivere anche ai bambini». Un pronostico? «Quando si parte, e fino a quando comincia la partita, si è scaramantici».

Erica fa il viaggio con noi, arriva dalla Valle di Muggio. «Sono un cuore bianconero sin dalla nascita. Mio papà mi ha sempre portato a Cornaredo e "purtroppo" la passione mi è rimasta». Ha deciso di intraprendere la trasferta verso Berna «perché non voglio mancare questa occasione e se dovessimo vincere, e le sensazioni sono positive, voglio poter dire che io c’ero». Il pronostico è presto servito. «Ce la faremo. Dopo tutto, loro in Coppa hanno affrontato solo squadrette».

Antonio e Massimiliano sono zio e nipote del Luganese che frequentano "regolarmente" anche Cornaredo. «Oggi è un giorno speciale per il Ticino: non esserci oggi è come non aver trovato il biglietto». Antonio spiega di «avere un’età che mi permette di guardare le partite con gli occhi della ragione e non della passione. Ho quasi paura di vincere perché non so cosa potrebbe succedere dopo». Un punto mette d’accordo entrambi. «Se il risultato sarà positivo, dobbiamo essere riconoscenti al presidente Renzetti: con il suo carattere ha fatto parlare del Lugano e ha contribuito a tenere alta l’attenzione sulla squadra».

Alle 10.15, con tre minuti di ritardo sulla tabella di marcia delle Ffs, arriva il primo cambio ad Arth Goldau. Il treno verso Lucerna ci aspetta sul marciapiede vicino. Continuiamo il viaggio con un gruppo di ragazzi. Dalla loro radio arrivano le parole di carica pronunciate da Mattia Croci-Torti prima della semifinale. L’ambiente si scalda grazie anche alla musica. Scambiamo qualche messaggio con amici partiti prima di noi. Ci dicono che, a pochi chilometri da Berna l’ambiente è caldo. Come lo troviamo a Lucerna, dove il tifo si alza e tutti gli avventori della stazione si accorgono che il Ticino si è mosso in massa. Sull’Interregio a due piani verso Berna notiamo un gruppo composto, ci dicono, da membri dell’associazione storici della Svizzera italiana e della Ticino Blockchain technology Association. Stanno viaggiando in 10, tra loro anche due "stranieri, tifosi acquisiti" (con tanto di sciarpa bianconera) e il necessario per un aperitivo nostrano. «Il viaggio sta andando bene e in modo sereno. Le sensazioni sono positive». E la scaramanzia regna sovrana: c’è anche chi ipotizza un’ampia vittoria del San Gallo… Nel vagone vicino al nostro il tifo continua a farsi sentire a suon di, tra gli altri, «la capitale è bianconera». Notiamo anche una faccia nota: il collega di Radio Ticino Davide Maggiori. «Sono qui perché ero già stato alla finale del 1993, all’allora Wankdorf, perché andavo alle Medie con la nipote del presidente Francesco Manzoni e avevamo organizzato il pullman da Balerna. Dopo 29 anni, vista la possibilità di rivedere il Lugano di nuovo in finale e a Berna, ho voluto esserci e riassaporare il gusto delle trasferte in compagnia, osservati dalla gente delle stazioni che ti guarda durante i cambi del treno».

«Certo che più ci avviciniamo, più la tensione sale», ci fa notare un compagno di viaggio. Giunti a Berna, condividiamo gli ultimi minuti di treno con i tifosi sangallesi. Sono le 12.15 e l’ambiente è disteso. Alla stazione del Wankdorf la Polizia ferroviaria ci indica la strada… Verso la Coppa!

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