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12.05.22 - 18:36
Aggiornamento: 18:52

L’ultimo giro di danza, quello più importante

Sandi Lovric tra poche settimane lascerà il Lugano alla volta di Udine: ‘Vorrei farlo regalando alla società e alla Città la Coppa Svizzera’

Per Sandi Lovric, Lugano diventerà ben presto un ricordo. Dal 1º luglio il 24enne sloveno cambierà casacca e dopo aver vestito il bianconero di Sturm Graz e Lugano, andrà a indossare quello dell’Udinese, club con il quale ha siglato un contratto valido per le prossime cinque stagioni. Nato a Lienz da genitori di origine croata e cresciuto tra Austria e Slovenia, Lovric sogna di lasciare il Ceresio dopo aver regalato al club che, di fatto, lo ha lanciato sul palcoscenico internazionale, quella Coppa Svizzera assente in bacheca dal 1993… «La partita più importante di tutte arriva proprio al termine della mia avventura in Ticino. Queste sono settimane che mi sto godendo fino in fondo e sono pronto a dare il 100%, come ho sempre fatto, per portare a casa la Coppa. È strano partire dopo tre anni vissuti in una città nella quale mi sono costantemente sentito a casa: una vittoria domenica rappresenterebbe un bel regalo per me, per la società, per i miei compagni e per i tifosi».

Il centrocampista numero 24 sa come si affronta questo tipo di sfide senza un domani. Nella stagione 2017-18, con lo Sturm Graz aveva vinto la Coppa d’Austria. Anche se in quel frangente il suo apporto era stato molto limitato… «Ero entrato in campo soltanto negli ultimi minuti della partita, ma l’aver alzato il trofeo rimane un gesto indelebile nella mia memoria. A Lugano ho avuto molto tempo di gioco e il mio apporto alla squadra è stato maggiore. Proprio per questo motivo credo che regalare al Lugano la Coppa sia il modo migliore per ringraziare la società di avermi permesso di compiere uno step ulteriore nella mia carriera. Per vincere una finale occorrono personalità, coraggio e carattere. Nel calcio tecnica e tattica sono aspetti fondamentali, ma in certe occasioni è necessario che sul campo venga scaricata tutta la personalità del gruppo e dei singoli».

Da settimane, già prima della semifinale con il Lucerna, non si parla d’altro. La Coppa è diventata l’obiettivo principale della stagione e di tempo per pensarci ne avete avuto molto. Nella tua testa ti sei già fatto il film di come si svilupperà la sfida contro il San Gallo? «Assolutamente no. Tra sabato e mercoledì abbiamo avuto due impegni molto importanti in Super League, contro Young Boys e Servette. Ne siamo usciti bene, con quattro punti. Adesso è il momento giusto per focalizzarci sulla finale, iniziare a mettersi pressione troppo presto dal mio punto di vista sarebbe stato controproducente».

Per tre anni Sandi Lovric è stato uno dei punti fermi del centrocampo bianconero: al fianco di Sabbatini e Custodio ha formato un terzetto praticamente indissolubile. Un terzetto che, però, tra poche settimane si sfalderà: lo sloveno se ne andrà a Udine, il romando per il momento non ha prolungato ed è pure lui sul piede di partenza, l’uruguaiano sarà il solo a rimanere fedele al Lugano… «Sabba in questo club è una leggenda e sono contento che abbia trovato l’intesa per rimanere. Personalmente, ho sempre detto che il mio obiettivo a Lugano era di crescere per poi partire al momento giusto. Il momento giusto adesso è arrivato. Il fatto poi di poter contribuire a regalare una simile soddisfazione a Sabbatini, a Maric, a Bottani rappresenta uno stimolo in più per disputare una grande finale».

Spesso, con i calciatori pronunciare apertamente parole come Coppa o titolo è tabù. In questo ambiente la superstizione è di casa… «Personalmente non mi ritengo superstizioso. Certo, tutti gli sportivi hanno i loro piccoli rituali, ma non mi lascio influenzare più di tanto».

Guardiamo a quando sarai partito da Lugano, dopo un’ultima visita alla bacheca del club per ammirare la Coppa. La scelta di Udine è legata in parte alla vicinanza con la Slovenia e con l’Austria? «Assolutamente no, non sono fattori che posso permettermi di prendere in considerazione. Devo in primo luogo pensare a ciò che è meglio per la mia carriera, per il mio futuro. Ho scelto Udine in base a un preciso progetto della società friulana, il fatto che si trovi vicino alle nazioni a me più care rappresenta soltanto la ciliegina sulla torta. Ho scelto l’Udinese perché si tratta di un club con una storia importante alle spalle, un club da molti anni in Serie A. Ritengo sia il posto ideale per un ragazzo in arrivo da una realtà come quella di Lugano per maturare ulteriormente sia come calciatore, sia come uomo».

Per un giovane cresciuto in Austria, la Bundesliga tedesca rappresenta spesso un’attrazione fatale… «L’ho presa in considerazione, ma il mio sogno è sempre stata la Serie A. Amo l’Italia, un paese che respira calcio».

Nel 2014 il nome di Sandi Lovric figurava tra i 50 giovani più promettenti del calcio europeo, classifica stilata dal Guardian. La carriera dello sloveno non ha forse conosciuto quell’esplosione immediata che molti si attendevano, ma la vittoria in Coppa Svizzera e lo sbarco a Udine potrebbero rilanciare le quotazioni di un giocatore che, dopo aver svolto la trafila delle squadre giovanili con le selezioni austriache, ha scelto di difendere i colori della Slovenia… «Una scelta della quale non mi pento. Sento la Slovenia casa mia e sono orgoglioso di indossare quella maglia». L’avventura a Lugano ha permesso a Lovric di scalare le gerarchie della selezione diretta da Matjaz Kek. Un anno fa, nella sfida contro la Croazia valida per le qualificazioni ai Mondiali 2022, aveva messo a segno il gol della vittoria (1-0), la prima negli scontri diretti tra le due selezioni. Aveva così potuto mettersi in mostra agli occhi di Luka Modric, da sempre suo idolo. E a fine partita, i due si erano scambiati le maglie… «Con Luka mi è capitato di avere dei contatti. Quando ho firmato per l’Udinese, si è complimentato per la scelta e mi ha pure dato qualche consiglio. Per quanto riguarda le maglie, sì ne faccio collezione. Ma soltanto di quei giocatori che per me rappresentano un valore importante. E Modric è senza dubbio uno di questi».

Un’ultima domanda. Riusciresti a vivere serenamente gli ultimi giorni a Lugano se domenica sera tornassi in Ticino senza la Coppa? «Non ci voglio nemmeno pensare, è un’opzione che non prendo in considerazione…».

Per Mijat Maric speranze al lumicino

Dopo la sfida dello Stade de Genève, il Lugano è rimasto sul lago Lemano e ieri alle 14 (l’ora di inizio della finale) ha svolto il suo primo allenamento nell’impianto di Colovray, lo stadio dello Stade Nyonnais, dirimpetto alla sede dell’Uefa. Chi era sceso in campo contro il Servette ha affrontato una seduta di scarico, mentre il resto del gruppo si è impegnato soprattutto a livello fisico (l’aspetto tattico verrà affrontato domani, quando l’allenamento si svolgerà a porte chiuse). La seduta era importante soprattutto per capire le condizioni dei giocatori inseriti nella lista degli infortunati per la partita di mercoledì. E in generale le notizie sono buone, per tutti tranne che per Maric. Mijat, infatti, si trova ancora a Lugano per cercare di risolvere il problema fisico che lo affligge da settimane, ma le possibilità di vederlo scendere in campo domenica al Wankdorf sono praticamente inesistenti. Ziegler, Daprelà, Rüegg e Aliseda si sono invece allenati regolarmente, come conferma il preparatore fisico Nicholas Townsend… «Fondamentalmente, a oggi sono tutti a disposizione. Rimane l’incognita Maric. Stiamo cercando di recuperarlo, ma non sarà facile. Sarebbe un peccato se non ce la facesse: in semifinale aveva stretto i denti ed era rimasto in campo 120’, nonostante il problema al tallone, dimostrando professionalità e attaccamento alla maglia. Per lui sarebbe molto importante esserci, per tutto quanto ha dato alla società e al gruppo in questi anni, ma ha già fatto molto e non possiamo chiedergli di più. Se dovesse rinunciare saremmo molto dispiaciuti, perché si meriterebbe la soddisfazione di disputare la finale».

L’appuntamento con la partitissima si avvicina, qual è la condizione fisica della squadra? «Ci sono un paio di considerazioni da fare. Il Lugano è formato da un gruppo di una quindicina di elementi che nelle gambe ha un minutaggio molto importante, per cui è normale che di tanto in tanto si possa andare incontro a piccoli problemi muscolari come quelli che ci hanno costretti a praticare un turnover esteso contro il Servette. Il gruppo che ha tirato la carretta – per altro con ottimi risultati – a fine stagione può risentire di un pizzico di stanchezza. Ma rimango convinto che in partite secche, dove ti giochi tutto in 90’, l’aspetto nervoso sia alla base di qualsiasi risultato positivo. E da questo punto di vista il Lugano è messo molto bene. Sono qui da nove anni e sempre, quando è stato necessario, il gruppo ha risposto in modo positivo. Questi ragazzi hanno dimostrato negli anni di avere quel qualcosa in più e siamo tutti convinti che domenica il nocciolo storico risponderà presente».

L’aspetto mentale si può allenare? «Senza ombra di dubbio. Sarebbe un discorso molto lungo da affrontare, ma credo che alla base di tutto ci sia la capacità di capire le reazioni alle sollecitazioni, sia da parte del singolo, sia del gruppo. È importante riuscire a mantenere un certo equilibrio pure nei momenti meno felici di una stagione e, come nella vita, è fondamentale sapersi preoccupare in maniera sincera delle persone che hai attorno, nel caso specifico i giocatori».

Il Lugano ha deciso di rimanere nel canton Vaud dopo la partita di Ginevra: una scelta azzeccata? «C’è grande pressione in tutti i ragazzi, nessuno dimentica che la Coppa manca dal 1993. Il fatto di rimanere lontani e di estraniarsi può certamente giovare alla preparazione sia fisica, sia mentale».

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