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29.10.21 - 17:58
Aggiornamento: 18:13

Lugano, la consapevolezza è dei forti: fatti ispirare

Dall’energia sgorgata mercoledì sera contro lo Young Boys si traggano gli stimoli per rilanciare la corsa anche in campionato, domenica contro il Servette

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Come si approccia una partita di campionato – il 12esimo di 36 turni – dopo la sbornia di emozioni di una sfida a eliminazione diretta, senza appello, vinta contro la squadra più forte del paese e con l’intrigante prospettiva di giocarsi l’ambita Coppa Svizzera con squadre tutte quante alla portata? Dimenticando la suddetta sbornia, tanto ormai il tempo ha spazzato via i postumi. Scontato. Ma giusto?

È quanto gli allenatori chiedono ai giocatori: “La partita più importante è sempre la prossima”, “non abbiamo vinto niente”, “se non vinciamo la prossima è come se avessimo sprecato il successo precedente”, e via di frasi fatte per spostare l’attenzione da quello che è comunque già stato consegnato agli archivi (tra le pagine più felici di sempre) a quello che invece ancora va affrontato e conquistato nel prosieguo della stagione.
Ma davvero dimenticare l’Yb è l’unica via per non rischiare l’inciampo contro il Servette? Vero è che un minimo di euforia residua potrebbe anche giocare un brutto scherzo a chi del prossimo appuntamento dovesse faticare un po’ a scorgere la valenza. Vuoi perché nessuno è come l’Yb, a livello di stimoli, vuoi perché lo spirito della Coppa è unico e disputare un match da “dentro o fuori” non è – a livello di fascino e di attese – come affrontare un “normale” impegno di campionato, con la cadenza tipica dei tornei lunghi che offrono anche la possibilità di rimediare a un eventuale passo falso.

Emozione unica, ma non irripetibile

Tuttavia, purché gestita bene e incanalata nel modo giusto, l’energia sgorgata dalla vittoria di mercoledì può caricare una squadra chiamata sì a orientarsi sul cimento domenicale, con un pensiero però ancora rivolto alla Coppa, non fosse che per trovarvi l’ispirazione, gli stimoli. Nonché parte di quella consapevolezza che un gruppo costruisce vittoria dopo vittoria. Young Boys come punto più alto, d’accordo, ma non di arrivo. Semmai di ripartenza, più forti e più sicuri di sé di prima. Nella testa, il ricordo di un’emozione unica ma non irripetibile, dalla quale prendere lo slancio per rituffarsi nell’atmosfera più ovattata del campionato (lungo e ricco di trappole, soggetto a picchi e cali di forma imprevedibili) con lo spirito rinfrancato, il morale ai livelli di guardia, ma soprattutto la consapevolezza che con un determinato atteggiamento nulla è precluso.

Consapevolezza e autostima, si badi bene, non presunzione. Basta saper dare il giusto peso all’impresa di mercoledì, spiegabile con la commozione per Cao cuore bianconero, con quelle sensazioni di cui il mister ha parlato a fine partita e che già aveva percepito chiaramente ben prima di scendere in campo, nel momento in cui nella testa di chi capisce di calcio e sa annusare l’aria, alcuni scenari già si prefigurano, abbastanza nitidamente. Poi spetta al campo, ovviamente, ma quando avverti certe piacevoli sensazioni, il nervosismo cala e di riflesso sale l’attesa, proprio perché si ha la percezione che possa essere la volta buona, che qualcosa di bellissimo stia per accadere.

Si faccia tesoro di quanto fatto

Ecco, quello era Lugano-Young Boys di mercoledì, speciale sotto molti punti di vista. Più che dimenticarla, se ne faccia tesoro, alla ricerca di quel valore aggiunto – da unire al recupero atletico, alla concentrazione, alla professionalità e alla preparazione tecnico tattica della partita contro il Servette – con il quale fare un salto di qualità proprio in fase di approccio e dare continuità a un progetto di squadra che ha dato una bellissima dimostrazione di quanto possa essere valido ed efficace.

Posto che un professionista che altro non deve fare se non preparare le partite non dovrebbe cadere nella trappola emotiva di un calo di tensione, fosse anche solo impercettibile, il Lugano maturo, solido e scopertosi anche cinico quanto basta, avrebbe di che rimediare proprio ripercorrendo la rifinitura che aveva preceduto la sfida con l’Yb, la fase di avvicinamento alla partita valsa poi il passaggio ai quarti di finale, i novanta minuti – primo tempo impeccabile e ripresa sofferta compresi – la gioia incontenibile al triplice fischio di Bieri, l’orgoglio, le lacrime. Va tutto condensato e rivolto alla prossima verifica.

L’effetto di un’impresa quale quella di Cornaredo, in un ambiente oltretutto caldo come raramente è capitato di assistere – l’affetto del pubblico lo si conquista vincendo, è bene tenerlo presente se si desidera che la presenza in massa allo stadio dei tifosi non sia estemporanea – non può essere un calo di tensione. Piuttosto, un ulteriore moto d’orgoglio. La volontà condivisa di dimostrare che, per quanto di impresa si possa parlare, una vittoria come quella contro lo Young Boys è nelle corde di questo Lugano, anche in un contesto diverso, meno emotivo.

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