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15.09.21 - 23:32

Senza i favori del pronostico, ma non vittima sacrificale

Antonio Caggiano, presidente del Paradiso, aspetta con fiducia l’arrivo dell’Aarau nei 16esimi di Coppa Svizzera: ‘Sono convinto che sapremo giocarcela’

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Il bello della Coppa Svizzera è che permette a tutti di sognare. Sei vittorie bastano per arrivare ad alzare al cielo quello che un tempo era definito Trofeo Sandoz. È, se si vuole, una competizione democratica, che pone tutte le squadre più o meno sullo stesso piano e garantisce il diritto di giocare davanti al pubblico di casa a chi milita in una categoria inferiore rispetto all’avversario. Il fatto di mettere tutto sul piatto in appena 90’ (al netto di supplementari e rigori) permette a chiunque di scendere in campo con una certa dose di ambizione. Anche quando le categorie di differenza sono più di una e nessuno scommetterebbe il classico dollaro bucato. Nel weekend, il calendario propone i sedicesimi di finale, con tre squadre ticinesi, due delle quali (Lugano venerdì e Chiasso domenica) impegnate in trasferta. L’unica a non dover valicare le Alpi è il Paradiso, chiamato dal sorteggio ad accogliere l’Aarau, attualmente al quarto posto in Challenge League, ma con gli stessi punti (10) della terza (Vaduz) e della sesta (Stade Losanna). Aarau che, dal canto suo, tornerà in Ticino per la seconda volta, dopo aver fatto visita al Someo nei 32.mi di finale…

«Tra noi e gli argoviesi vi sono due categorie di differenza e a inizio stagione loro hanno ribadito di puntare al ritorno in Super League – commenta Antonio Caggiano, presidente del sodalizio luganese –. Se basiamo il ragionamento solo su queste considerazioni, possiamo pesare al grammo le difficoltà che ci attendono. D’altra parte, la nostra squadra c’è, per la categoria è forte ed è un gruppo che nei momenti di difficoltà sa esprimere sia un bel gioco, sia un forte carattere. Ciò che succederà nei 90 minuti non lo posso prevedere e non voglio fare retorica parlando di “batosta” già scontata. Sono certo che la squadra è in grado di giocarsela, senza nessuna presunzione».

D’altro canto, negli anni il cosiddetto “spirito di Coppa” ha contribuito a creare più di una sorpresa… «Quando le differenze di categoria sono così ampie, si ha la tendenza a sottovalutare l’impegno, anche da parte di chi è più debole, ritenendolo fuori portata. Noi non sottovalutiamo nulla. In campo scenderà la squadra titolare e ci stiamo preparando al meglio per poter fornire la miglior prestazione possibile. Ovviamente, sulla carta siamo sfavoriti, ma nella nostra testa partiamo alla pari con l’avversario: la nostra mentalità è questa».

D’altra parte, il Paradiso arriva all’appuntamento con la Coppa in ottime condizioni di forma. Nel gruppo 3 di Prima Lega, dopo una partenza falsa alla prima giornata, ha inanellato tre vittorie consecutive che lo pongono a sole tre lunghezze dal vertice… «Rispetto agli altri anni dobbiamo confrontarci con un piccolo problema al quale non eravamo abituati: quello di una rosa piuttosto rinnovata. L’amalgama della squadra è ancora in fase di rodaggio. E in questa prima parte di stagione lo si è visto: al momento non esprimiamo quella qualità di gioco alla quale eravamo abituati. D’altra parte, sappiamo benissimo di dover pazientare ancora qualche settimana per poter riuscire a cementare quel gruppo che ha sempre rappresentato la forza di questa società».

A ben guardare, il fatto che i risultati arrivino pur con un gioco non ancora perfettamente rodato rappresenta un segnale molto incoraggiante… «Certo, ma è altresì vero che occorre avere la giusta dose di fortuna. Non siamo ancora al 100% e i margini di miglioramento esistono e sono ampi, ma a San Gallo, nello scorso weekend, abbiamo realizzato il gol della vittoria all’ultimo minuto, i padroni di casa non hanno demeritato e il pareggio avrebbe meglio rispecchiato quanto visto in campo. Godiamoci e approfittiamo di questo momento di buona sorte, ben sapendo che la qualità del gioco può e deve ancora crescere».

A prescindere dal risultato di Coppa, la stagione è molto lunga, ma abitare nei quartieri nobili è senza dubbio meglio che ritrovarsi nei bassifondi. E alle comodità ci si abitua in fretta… «A me la retorica non piace e preferisco la schiettezza. Per quello che è stata l’ultima stagione, devastata dal Covid-19, possiamo ritenerci una neopromossa e di norma a chi sale di categoria sta benissimo accontentarsi di mettere in cassaforte la salvezza il più velocemente possibile. Io, per contro, rimango convinto che questa squadra possieda il potenziale per chiudere nelle prime tre e raggiungere le finali di promozione. L’obiettivo che ci siamo prefissati è questo e se lottassimo per centrarlo, nel contempo otterremo l’importante salvezza. Al momento siamo la quarta società ticinese e per noi si tratta di un grandissimo orgoglio».

Nello sport, l’ambizione è un motore che permette di spingersi sempre oltre. E più in là della Prima Lega c’è la Promotion… «Il bello della formula del nostro campionato è che le finali assomigliano molto alle partite di Coppa. Se riuscissimo a chiudere la “regular season” tra le prime tre di gruppo, poi ci troveremmo confrontati con partite secche, esattamente come in Coppa. E a quel punto tutto diventa possibile. Io non parlerei di promozione, ma di finali, raggiunte le quali ci lasceremmo sorprendere».

Chiudiamo tornando alla Coppa. Facendo tutti gli scongiuri del caso, l’Aarau parte quale grande favorito: forse sarebbe stato meglio pescare un avversario più modesto che garantisse maggiori possibilità di proseguire l’avventura… «L’avevo detto in tempi non sospetti, prima della sfida con l’Yf Juventus nei 32.mi di finale: io sognavo il Lugano, la squadra per la quale tifo. Poter affrontare una compagine di Super League, in uno dei pochi derby che rimangono al calcio ticinese, avrebbe inorgoglito tutta la società».

Siccome la Coppa è la Coppa e in Coppa sognare non è mai proibito, chissà che il sogno di Antonio Caggiano non si possa realizzare negli ottavi di finale...

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