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19.08.21 - 17:56
Aggiornamento: 19:05

Lugano più Mansueto, ‘era quello che ci voleva’

All'indomani della cessione all'imprenditore statunitense, unanime il consenso della squadra. Ne parlano Bottani, Sabbatini e Maric

di Daniele Neri
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Un fumata bianca che ci voleva (Ti-Press)

'The day after'. Il giorno dopo l’arrivo di Joe Mansueto a Lugano, che aria si respirava allo stadio Cornaredo?  Come da programma, sul campo B, alle 10 la squadra si è trovata agli ordini dello staff tecnico al completo, sotto la sapiente guida di mister Abel Braga, per il consueto allenamento giornaliero (per completezza di cronaca, all'appello mancavano Baumann e Lungoyi e Osigwe, che si è allenato a parte). Presenti alcuni tifosi e la solita supervisione del direttore Sportivo Marco Padalino. Quindi, per quel che concerne il calcio giocato, il passaggio di potere da Angelo Renzetti all’imprenditore americano, non ha portato a scossoni di sorta. Niente novità nemmeno per quanto concerne il menu quotidiano servito ai giocatori: novanta minuti molto intensi, anche perché il Lugano questo fine settimana non giocherà in campionato contro lo Young Boys.

Il passaggio di poteri non ha però lasciato indifferenti i giocatori bianconeri, assenti alla conferenza stampa di presentazione di Mansueto. «La nuova gestione mi ha lasciato un'ottima impressione – commenta l'attaccante Mattia Bottani, che ha seguito i lavori dallo schermo della televisione –. Sono persone molto serie; anche l’intervento via Skype di Joe Mansueto mi è piaciuto molto. Sono indubbiamente bei segnali, che lasciano ben sperare per il futuro della società. Non abbiamo avuto ancora la possibilità di incontrarli, ma ci è stato promesso che settimana prossima ce ne sarà data l'opportunità. Ci spiegheranno i progetti e gli obiettivi del club».  Un futuro quindi con molte novità che toccheranno anche il calcio giocato oltre che gli aspetti dirigenziali? «Vista la portata della cordata che è arrivata, spero ci siano delle novità in positivo. Nel breve si andrà avanti con questa squadra, ma poi si cercherà di migliorare in tutti gli ambiti; sul campo, ma anche a livello di infrastrutture».

Da Bottani a Jonathan Sabbatini: per il capitano del Lugano un certo sollievo è arrivato con l’annuncio della nuova proprietà. «Questo passo porta energie nuove. Finalmente, dopo mesi di incertezza, è arrivata la giusta soluzione. La squadra se lo merita, ma anche e soprattutto il presidente Renzetti, che dobbiamo ancora salutare nel modo giusto, anche se... non sparirà da Lugano da un giorno all’altro. Scherzi a parte, in questi anni Angelo ha fatto degli sforzi incredibili. Ne approfitto per ringraziarlo, a nome della squadra, per tutto quanto ci ha dato. Adesso speriamo che la nuova proprietà ci lasci lavorare tranquilli, di modo che anche i risultati continuino ad arrivare. Abbiamo un gruppo consolidato e compatto. Sappiamo cosa vogliamo, conosciamo i nostri obiettivi. Sono contento del messaggio positivo che ci hanno mandato. Noi faremo di tutto per dare continuità a questo lavoro. I nuovi proprietari non li conosciamo ancora, ma questo non ci preoccupa; avremo sicuramente modo incontrarli. Inoltre, qualche nostro compagno ci ha un po’ spiegato chi sono».

L’ultimo a uscire dal campo è Mjiat Maric. Come d’abitudine, prima di rientrare negli spogliatoi, si esercita con i tiri dagli undici metri.  «Scusate se vi ho fatto aspettare: per essere pronti in partita bisogna esercitarsi sempre... Per quanto riguarda il nuovo assetto societario, posso solo dire di essere contento che finalmente si sia fatta chiarezza. Ci ha dato una certa stabilità, cosa che in questi ultimi mesi ci mancava. Adesso sappiamo che abbiamo come 'guida' Joe Mansueto.  Lui e i suoi collaboratori hanno una linea ben precisa, quindi possiamo concentrarci al cento per cento sul campo. Noi chiaramente abbiamo sempre fatto il possibile per essere il più possibile lucidi, non è stato evidente: nella testa bene o male ti facevi qualche domanda. Ora è tornata la stabilità. Certo sarà strano vedere il Lugano senza il presidente Renzetti: faceva parte di noi tutti. Ma bisogna guardare avanti: i cambiamenti, del resto, fanno parte della vita.  Dei nuovi arrivati, so che oltre San Gottardo hanno fatto molto bene; hanno grandi capacità. Anche da noi faranno sicuramente un ottimo lavoro, ho voglia di conoscerli». Molto frequenti, negli ultimi tempi, i contatti diretti tra te e Renzetti: cosa vi dicevate? «Ci sentivamo soprattutto al telefono; mi diceva di stare tranquillo, che la situazione si sarebbe risolta in modo positivo: stavano preparando tutti i documenti per il passaggio di mani. Era sollevato: alla fine voleva arrivare a una soluzione, e si sentiva più tranquillo perché vedeva finalmente la fine del tunnel. Ci ha messo nelle mani di un personaggio importante, che ha una visione a lungo termine. Continuerà a fare il nostro tifoso: era dispiaciuto di dover prendere questa decisione, ma non c’erano alternative... La situazione, insomma, era questa: secondo me alla fine ha fatto la scelta giusta».

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