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01.06.21 - 18:05
Aggiornamento: 18:23

Marco Degennaro: ‘Desideravo tornare a respirare lo spogliatoio’

Il direttore generale lascia il Sion e si accasa a Yverdon, nello stesso ruolo ma con mansioni diverse: ‘Avrò anche la supervisione dell'area tecnica’

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«Spero di aver lasciato un ricordo positivo, il ricordo di un uomo vero prima ancora che di un buon direttore generale. Errori se ne compiono e ne farò ancora molti, ma vorrei che la società, i tifosi e tutto il cantone mi ricordassero come una persona seria e leale». Dopo nove anni di fedeltà a Christian Constantin, Marco Degennaro ha deciso di lasciare Sion per una nuova sfida professionale. L’ex dirigente di Bellinzona e Chiasso ha infatti accettato la proposta dell’Yverdon e ha sottoscritto un accordo valido per le prossime due stagioni. Nel canton Vaud, Degennaro ricoprirà la carica di direttore generale, proprio come al Tourbillon, ma le sue funzioni saranno leggermente diverse…

«Il mio cahier des charges prevede anche la supervisione dell’area tecnica. C’è un direttore sportivo in funzione, Serge Duperret, i cui risultati parlano da soli, alla luce della recente promozione in Challenge League. In un primo momento, il suo apporto sarà determinante dal profilo sportivo, in quanto io sarò fresco di nomina e spero di poter essere utile soprattutto nel lavoro di fortificazione e di crescita della struttura, indispensabile per ogni società chiamata a compiere il balzo dalla Promotion League alla Swiss Football League. Terrò un occhio attento anche su area tecnica e aspetto sportivo, ma nei primi mesi sarà importantissima la collaborazione con Duperret. Per quanto riguarda i miei compiti nello specifico, al momento non posso sbilanciarmi. Sono in viaggio verso Yverdon per firmare il contratto, ho parlato con il presidente soltanto un paio di volte e non conosco personalmente i miei nuovi collaboratori: nel corso dei prossimi giorni ci siederemo attorno a un tavolo e inizieremo a lavorare».

Il connubio Constantin - Degennaro sembrava indissolubile… «In effetti, nove anni non sono pochi. Ne avevo parlato con il presidente proprio prima della trasferta a Lugano, quando speravamo di chiudere il discorso salvezza in due partite. C’è voluta qualche settimana in più, ma a retrocessione scongiurata abbiamo raggiunto un accordo: da un lato per i prossimi due anni rimarrò consulente di Constantin per aspetti commerciali, sportivi e immobiliari che lo concernono, dall’altro intraprendo una nuova sfida che mi permetterà di essere più vicino al campo e allo spogliatoio, un aspetto che negli ultimi quattro anni avevo in parte accantonato. Inoltre, rimango in Romandia, a una distanza da Constantin gestibile per l’incarico di consulente».

Stagioni logoranti

Le tribolazioni dell’ultima stagione hanno influito sulla decisione… «Gli ultimi quattro anni, direi. Sono stagioni che logorano, soprattutto quando parti per essere tra i primi e finisci tra gli ultimi. Il campionato appena concluso è stato ancora più pesante, perché abbiamo davvero toccato con mano la possibilità della retrocessione. Tutto questo ha certamente avuto un influsso sulla mia decisione, ma più importante ancora è stata l’opportunità di tornare a respirare il campo, a vivere l’allenamento e il gruppo».

La società del presidente Mario Di Pierantonio non nasconde le sue ambizioni… «Il presidente è ambizioso, il club ha una storia non banale e lui ci tiene a fare bene. Adesso, però, è importante ammortizzare e gestire bene il salto di categoria che non va mai banalizzato quando si passa dalla Promotion alla Challenge, l’ambizione arriverà semmai in un secondo momento. Gli obiettivi, ovviamente, non sono ancora stati fissati. L’apporto del diesse Duperret sarà importante per sfruttare l’importante lavoro sportivo svolto negli ultimi anni, mentre io cercherò di dare una struttura consona alla nuova categoria a una società già edificata su basi solide. A partire dalla seconda stagione potremo cercare di costruire qualcosa di interessante...».

‘Cresciuto professionalmente e umanamente’

Nove anni in Vallese sono molti. Cosa ti porti via e cosa pensi di aver lasciato? «Mi porto via un sacco di esperienza. Al mio arrivo avevo 40 anni, praticamente non ero mai uscito dal Ticino e mi sono trovato a confrontarmi con una società ambiziosa, sorretta da un intero cantone e gestita da un presidente, che ancora non conoscevo bene, dotato di carisma e personalità uniche. Grazie al sostegno di tutti e agli insegnamenti di Constantin, oggi riparto con un bagaglio, uno spessore e un vissuto diversi. Esco da questa avventura più uomo, dieci anni fanno maturare. Ero arrivato che non avevo figli e adesso riparto che ho Matteo: come è cambiato questo aspetto, è mutato pure quello professionale. Sul piano prettamente sportivo, mi porto via alcune stagioni estremamente difficili, ma che sulla bilancia non possono certo competere con la doppia vittoria in Coppa Svizzera, con le partite disputate ad Anfield, con le esperienze vissute nelle campagne europee... Sono ricordi che serberò sempre nel cuore. Cosa ho lasciato? Ripeto: spero il ricordo di un uomo serio e leale». Che, in definitiva, è l’unica cosa davvero importante.

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