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23.04.21 - 15:37
Aggiornamento: 17:20

Jacobacci: ‘Adesso contano soltanto i punti’

Il Lugano ospita un Servette reduce da due batoste e punta a consolidare una posizione di classifica che gli permetterebbe di tornare in Europa

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Dieci reti subite in centottanta minuti. Quello del Servette ha tutti i crismi di un crollo verticale, da saldi di fine stagione. Ma otto punti di vantaggio sull’attuale spareggiante non rappresentano un margine di sicurezza capace di mettere d’accordo anche la matematica e una vecchia volpe come Alain Geiger questo lo sa benissimo. Il Servette che si presenterà domenica pomeriggio a Cornaredo, dunque, non sarà una squadra in gita aziendale come potrebbero lasciar pensare i risultati contro Basilea e, soprattutto, Sion. In palio, dopo tutto, rimane il secondo (o il terzo) posto che garantirebbe l’accesso ai preliminari di Conference League, la nuova competizione voluta dall’UEFA. Possibili introiti milionari che, a maggior ragione in questi mesi di pandemia, fanno certamente gola a tutti… «Fin tanto che la matematica non ci assicurerà la salvezza, continuerò a dare un’occhiata anche agli specchietti retrovisori – afferma Maurizio Jacobacci –. È però vero che adesso siamo secondi pari merito con il Basilea e lì vogliamo restare. Chiudere la stagione con la conquista di un ticket europeo rappresenterebbe un successo clamoroso. Per ottenerlo, però, dobbiamo pensare solo ed esclusivamente al risultato: la conquista dei punti in palio diventa l’unico metro di giudizio. E quelli contro il Servette avranno un elevato peso specifico».

Il tecnico bianconero è il primo a non credere a un Servette dimesso… «Quelle con i ginevrini sono sempre partite molto combattute (quattro volte 1-1 negli ultimi cinque scontri diretti, ndr). Il Servette è una squadra che sa dare tanto, ma che a volte sa anche essere distratta, come successo giovedì. Nei pochi giorni a disposizione, Geiger ha certamente provato a mettere a posto la situazione dal profilo difensivo, perché dieci reti incassate in due partite sono davvero molte. Sarà, forse, un avversario più attento del solito e spetterà a noi trovare le giuste soluzioni offensive, sempre con un occhio attento all’aspetto difensivo e all’indispensabile equilibrio in campo. Vorremmo riuscire a sorprenderli con il nostro atteggiamento in campo, perché non è nostra intenzione rimanere dietro e aspettare la ripartenza giusta: dobbiamo metterli in difficoltà e spingerli all’errore».

La prestazione dovrà essere qualitativamente migliore rispetto a quella offerta contro il San Gallo… «A mio modo di vedere, è stata un’ottima partita, anche se abbiamo dovuto soffrire e sudare. Anzi, forse proprio perché abbiamo saputo soffrire e sudare. È stata necessaria molta dedizione, in caso contrario non avremmo vinto: l’avversario ci ha messo in difficoltà, ma la squadra si è aggrappata al risultato, ha saputo chiudere gli spazi con un grande lavoro fisico e, alla fine, ha limitato al minimo indispensabile i pericoli dalle parti di Osigwe».

Un Lugano sempre più maturo… «Un processo sviluppato nel corso dell’intera stagione. Nei momenti belli come in quelli di difficoltà, quando i risultati non arrivavano, malgrado un gioco mai scadente. Quelle partite, giocate in maniera apprezzabile a prescindere dall’esito finale, ci hanno dato la consapevolezza di quanto sia importante insistere su certi aspetti e credere in ciò che si sta portando avanti. Ci sono stati giocatori che, per forza di cose, sono finiti in tribuna e i mugugni non sono mancati, però al vertice della piramide c’è sempre stato il gruppo e ognuno è stato chiamato ad accettare il suo ruolo. Se questa squadra è giunta fin qui, un grazie va rivolto anche a chi molto spesso alla domenica non si è nemmeno dovuto cambiare, perché la loro abnegazione ha permesso di svolgere allenamenti di grande intensità, ciò che ci ha sempre garantito di giungere preparati all’appuntamento con il campionato».

Con qualche difficoltà in meno sul fronte realizzativo (con 35 reti il Lugano ha il secondo peggior attacco dopo il Vaduz) tutto sarebbe più facile… «Siamo consci che sotto questo aspetto possiamo migliorare in modo sensibile, ma è pur vero che la squadra le occasioni è capace di crearsele. Nel contempo, non dimentichiamo che siamo la seconda difesa della Super League (32 reti, 10 in più dello Young Boys, ndr) e, sinceramente, l'aspetto difensivo è quello che mi sta maggiormente a cuore. Cosa serve segnare 4 reti se poi perdi 5-4? È fondamentale avere una solida base difensiva che permetta ai ragazzi di essere convinti di poter portare a casa tre punti anche solo segnando un gol. Per contro, una squadra perforabile, di reti ne dovrà realizzare almeno due o tre. Adesso siamo in dirittura d’arrivo e l’aspetto mentale diventa decisivo. Non c’è più tempo per cambiare le cose dal profilo fisico, ci si deve limitare a gestire nel miglior modo possibile il recupero. La corsa al secondo posto la vincerà chi saprà ricaricare meglio le batterie ed essere più pronto a livello mentale».

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