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Calcio e hockey
10.08.20 - 12:51

‘Il 50 per cento della capienza ce lo devono concedere’

È la misura chiesta sia dalla Lega di calcio sia dalla National e dalla Swiss League di hockey. Intervista ai rispettivi direttori, Claudius Schäfer e Denis Vaucher

di Rolf Bichsel/Ats
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Probabilmente - ma non tutte le ipotesi convergono in tal senso - mercoledì il Consiglio Federale si esprimerà sui grandi appuntamenti dello sport, segnatamente sulla presenza degli spettatori negli stadi e nelle piste. Ne va dell'esistenza stessa dello sport professionistico. Del quale Claudius Schäfer, Ceo della Swiss Football League, e Denis Vaucher, direttore di National e Swiss League di hockey su ghiaccio, sono due illustri esponenti.

Mercoledì è il giorno più importante per lo sport svizzero?

 

Schäfer: «È uno dei tanti giorni importanti, per lo sport, ce ne sono già stati altri. Auspico che il limite dei 1'000 spettatori possa essere ritoccato. Per il calcio è una misura necessaria».

Vaucher: «Da sei mesi siamo alle prese con una crisi senza fine, da una decina di giorni lottiamo per la sopravvivenza. Dobbiamo fare tutte le riflessioni del caso per non avere nulla da rimproverarci nel caso in cui la decisione fosse sfavorevole. Sono preoccupato, ma auspico anch'io che dalla metà di settembre si possa pensare di giocare con più di 1'000 spettatori».

C'è però che suggerisce di vietare fino a marzo i grandi eventi e di ridurre a 100 il numero delle persone negli assembramenti.

Vaucher: «Lo dicono alcuni esperti, ma non il Consiglio Federale. È una delle varianti sul tavolo. La nostra prevede il rispetto di regole rigide a tutela della salute, ma con più di 1'000 spettatori. Conto che passi questa. Dobbiamo imparare a convivere con questa situazione. Parliamo spesso di numero di persone contagiate. In ambito U17 ci sono stati dei casi, ma tutti asintomatici. O affrontiamo il virus, oppure rischiamo il tracollo economico. Siamo a questo punto, ormai: e non ci possiamo permettere di fallire. Non parliamo solo dei club professionistici, bensì anche della formazione».

Schäfer: «Molti fattori indicano che la via che suggeriamo è percorribile. In Francia si sono tenuti Openair, concerti ed eventi culturali con più di 5'000 persone, con il rispetto delle distanze e con le mascherine. Ci concentriamo sulla prevenzione e sulla salute, forti dell'esperienza accumulata nei mesi scorsi che ci permetterà di essere molto più preparati. Anni fa abbiamo presentato uno studio in cui si spiega bene l'impatto economico del calcio: 3'300 impieghi a tempo pieno solo in Super League, che ha una cifra d'affari simile a una banca cantonale di media grandezza. Abbiamo un peso notevole, in ambito economico. Lo dobbiamo sempre tenere presente. purtroppo nel calcio si parla solo di stipendi».

 

Vaucher: «Non si può sempre ridurre la questione all'ammontare dei salari, senza vere argomentazioni. Nell'hockey lavoriamo a un progetto di "fairplay finanziario". Concordiamo tutti sul concetto di tutela. La stessa tutela che possiamo applicare agli spettatori delle partite. Davvero non capisco come agli eventi sportivi si possa impedire l'accesso a più di 1'000 spettatori con la mascherina, mentre vengono tollerati altri tipi di assembramenti senza alcun controllo o vincolo». 

Quanto sono costati ai club gli ultimi due mesi?

Schäfer: «Non posso fare cifre assolute, posso solo essere contento che almeno 1'000 persone abbiano potuto prendere la via degli stadi. È stato un primo segnale importante, ma non è un'opzione per il futuro. Le società sostengono dei costi importanti, ma non hanno entrate».

Vaucher: «In National League mediamente calcoliamo una cifra d'affari - non un utile - di mezzo milione di franchi. Con 1'000 spettatori la perdita è enorme. Un campionato fino a marzo con 1'000 persone non è un'opzione. Dovesse accadere, dovremmo pensare a un lockout, bloccando un'intera stagione, con lavoro ridotto e ricorso alla disoccupazione, con la ridefinizione dei contratti di lavoro, ma senza avviare procedure di fallimento. I fondi federali ci dovrebbero essere elargiti a fondo perso. Con la formula dei rimborsi dei crediti, il problema sarebbe solo rinviato di due anni»,

Né calcio né hockey hanno richiesto tali fondi.

Schäfer: «C'è un contratto con l'Ufficio federale dello sport con punti che però noi non sottoscriviamo. La Lega sarebbe debitrice. E sarebbe responsabile nl caso in cui un club fallisse. Sappiamo benissimo che è già successo e che, in un momento storico così delicato, potrebbe accadere ancora.  È un rischio che non possiamo correre. Né possiamo farci garanti di un terzo del montante, 35 milioni. Abbiamo sottoposto delle soluzioni economiche diverse, ma non sono state accettate».

Vaucher: «Questi crediti potrebbero segnare la fine dei club. Le modalità scelta non tengono conto delle peculiarità dello sport professionistico».

Schäfer: "Per talune società le entrate al campo rappresentano il 45 per cento dei ricavi, i diritti televisivi coprono il dieci per cento. Manca il sostegno di sponsor locali, da inizio febbraio molti si sono ritirati. Il fatto che i club siano sopravvissuti nonostante tanti mesi di crisi, dimostra che calcio e hockey non sono poi messi così male, come sovente viene sostenuto. Trovo molto significativo che non ci siano società insolventi. Il lavoro ridotto è stato fondamentale, ma è una situazione che non possiamo più sostenere a lungo»,

 

Vaucher: «Situazione simile, nell'hockey. La capacità delle pista di National League è di 100'000 posti. A oggi ne sono già stati venduti 50'000, soldi che i club hanno incassato, liquidità di cui le società hanno bisogno per mandare avanti la gestione. Se le società devono restituire questo montante, preso o tardi i soldi finiranno».

 

Le misure di protezione invocate presuppongono lo sfruttamento del 50 per cento della capienza degli impianti.

Vaucher: «Non fermiamoci a cifre o percentuali assolute. Molti dipende anche dalle singole strutture, dal numero di accessi, eccetera. Parliamo di valori minimi. Sotto il 50 per cento non si entra neanche nel merito».

Schäfer: «Le nostre misure vanno anche oltre le disposizioni vigenti. Proponiamo l'uso delle mascherine anche quando le distanze sono rispettate, il rispetto delle distanze, chiudiamo il settore ospiti e i posti in piedi. Ecco perché mi aspetto che il 50 per cento della capienza ci venga concesso. So che i paragoni sono spesso antipatici, ma in occasione della canicola degli scorsi giorni, in piscina a Berna si sono accalcate 15'000 persone. Quello che vale per altri assembramenti, deve valere anche per lo sport professionistico».

Vaucher: «Das Glatt-Zentrum di Zurigo in una giornata tipo viene preso d'assalto da 30'000 persone, e senza mascherina. Nell'hockey siamo nettamente più rigidi: settore ospiti chiusi, obbligo della mascherina, biglietti nominali, contact tracing».

 

Non tutti sembrano convinti che si debba ricominciare con tanta gente in stadi o piste.

Vaucher: «Va fatta chiarezza: avremo anche noi dei casi di Covid, ma ci dobbiamo convivere. Teniamo molto alla salute degli spettatori, ma ne abbiamo bisogno, per le emozioni che danno e perché permettono agli ingranaggi di continuare a funzionare».

Schäfer: «La salute è alla base dei nostri ragionamenti. Irrigidiremo le misure, perché abbiamo notato che verso la fine del campionato, in campo non tutto ha funzionato come subito dopo la ripresa: parlo di scambio di magliette, di esultanze, cose che sono vietate. Sono comportamenti scatenati dalle emozioni, li capisco, ma dobbiamo fare un salto di qualità».
 

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