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19.09.19 - 20:350
Aggiornamento : 22:03

A Chiasso ecco il nuovo Senderos

Sabato a Nyon inizia la gestione Lupi e nei rossoblù potrebbe debuttare l'ex nazionale. 'Questa è una sfida diversa, e devo dire che mi stimola'

Quello che sabato pomeriggio scenderà in campo allo stadio Colovray di Nyon contro lo Stade Losanna sarà un Chiasso tutto da vedere. Per almeno due motivi. Il primo è relativo alla panchina, dove esordirà Alessando Lupi, dai ieri nuovo tecnico al posto di Stefano Maccoppi, il quale rimarrà in società con il ruolo di direttore tecnico; il secondo riguarda il penultimo arrivo in casa rossoblù, quel Philippe Senderos il cui apporto dovrebbe aiutare a cementare una difesa che sin qui ha subito 11 reti i 6 partite.

Il 34enne ginevrino ha avuto dieci giorni per amalgamarsi ai nuovi compagni e dovrebbe essere pronto per l’esordio. E vedere in maglia rossoblù un giocatore che nel suo carnet vanta, tra le altre cose, 131 partite in Premier League e 57 in Nazionale non è cosa da tutti i giorni... «La decisione di venire in Ticino l’ho presa, tutto sommato, in maniera abbastanza veloce. Dopo i primi contatti, ho avuto degli incontri con lo staff tecnico e con il direttore Bignotti, dai quali sono uscito molto soddisfatto. Mi è piaciuto il progetto del Chiasso, ho deciso di accettare la sfida e di mettermi a disposizione per cercare di aiutare squadra e società».

Senderos è sempre stato un ragazzo di poche parole e non ne spende molte nemmeno per precisare quali sono le sue aspettative nei confronti del Chiasso... «Nulla di particolare, spero solo di trovare piacere nel restare qui e nel giocare a calcio. Il Chiasso mi ha dato questa opportunità e tengo pubblicamente a ringraziare per questo tutta la dirigenza: spero davvero di poter dare una mano a tutto l’ambiente. In ballo vi erano pure altre prospettive, ma nessun progetto mi aveva convinto e motivato come quello presentatomi dal Chiasso. Al mio arrivo al Riva IV ho trovato un gruppo molto giovane, al quale certamente serve un iniezione di esperienza. Spero di essere l’uomo giusto per svolgere questo compito. D’altra parte, non ho mai pensato a un possibile ritiro: il calcio è la mia passione ed è mia intenzione continuare la carriera da giocatore fin quando mi sarà possibile».

Quella in Ticino sarà una sfida diversa dalle altre, vissute in campionati importanti, al fianco di giocatori rinomati a livello internazionale... «Ne sono perfettamente conscio e la cosa, devo dire, mi stimola. Ho sempre percorso la mia strada, senza badare a quanto diceva la gente. Sono soddisfatto del cammino percorso e adesso sono contento qui dove mi trovo. So che il mio passato non è quello dei miei nuovi compagni di squadra, ma mi sento davvero soltanto un numero all’interno di una rosa. Certo, ho più esperienza e sono più vecchio degli altri, ma questo poco importa. Spero che il mio trascorso possa servire a migliorare i risultati della squadra».

Svizzera, Inghilterra, Italia, Spagna, Scozia e, infine, Stati Uniti. La carriera di Senderos si è sviluppata soprattutto all’estero ed ha toccato pure una realtà, quella statunitense, nella quale il calcio è una disciplina in forte evoluzione. E porta una sostanziale parità di diritti tra il mondo maschile e quello femminile, parità non riscontrabile nel resto del mondo... «A Houston, dove ho giocato per due stagioni, c’è una squadra femminile, gli Houston Dash, che partecipa al massimo campionato statunitense. Spesso e volentieri andavamo a vedere le loro partite e devo ammettere che giocano davvero bene. Negli Stati Uniti il calcio femminile è molto più sviluppato, grazie anche all’attività svolta nei college e per quanto riguarda la parità dei diritti, non mi sembra ci fosse grande differenza tra la nostra situazione e la loro.

È vero che, in linea generale, gli statunitensi stanno sempre più apprezzando il calcio, con dinamiche molto europee, come un tifo che negli altri sport a stelle e strisce non esiste e che, a volte, non ritroviamo nemmeno nei nostri stadi elvetici. Le ragazze lì giocano da molto più tempo, in particolare a livello universitario, ma l’avvento della Major League Soccer ha portato grandi benefici allo sviluppo del movimento maschile. Per quanto mi riguarda, a Houston ho vissuto due anni molto piacevoli, con la partecipazione ai playoff e una vittoria in Coppa. Un biennio che ricordo con grande piacere».

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