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01.02.19 - 06:010
Aggiornamento : 08:19

Fc Lugano, stavolta (forse) non è una barzelletta

Leonid Novoselskiy ammette di voler acquistare la società bianconera, Angelo Renzetti è aperto al dialogo: la cessione del club sembra più vicina che mai


Ci sono un architetto locarnese con un passato da portiere di calcio, un imprenditore russo attivo nel campo dei cosmetici e un club calcistico ticinese. Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, ma in realtà è forse quanto di più serio l’Fc Lugano e il suo presidente abbiano visto negli ultimi tempi a livello di potenziale di crescita (ma anche solo di sopravvivenza) del club. In soldoni, sono anni che il presidente Angelo Renzetti cerca un sostenitore o un acquirente serio e finalmente sembrerebbe averlo trovato nel 49enne moscovita Leonid Novoselskiy. Che però il giocattolino lo vuole tutto (o quasi) per sé...

Sì perché se inizialmente la trattativa avviata a settembre sembrava dover portare al semplice ingresso in società di colui che nell’ultimo anno e mezzo ha rivoluzionato il settore giovanile bianconero (di cui è presidente e nel quale ha già investito oltre un milione e mezzo di franchi), è lo stesso Novoselskiy a confermarci che «sì, siamo pronti a rilevare l’Fc Lugano e la trattativa con Angelo Renzetti è seria e a buon punto, tanto che definirei molto probabile il passaggio di proprietà nei prossimi mesi».

Un interesse nella Sa che gestisce la prima squadra luganese che si è materializzato solo in un secondo tempo e che rimane comunque legato inscindibilmente al lavoro con i giovani... «Ammetto che a noi interesserebbe avere il controllo della prima squadra, ma per un semplice motivo: proseguire con la formazione dei giovani, ambito nel quale in fondo tutto è cominciato. Inizialmente infatti non avevamo proprio pensato alla prima squadra, l’abbiamo preso quasi come un hobby, ma poi ci ha preso sempre più e il progetto è cresciuto fino ad arrivare a questo punto. L’ambizione ora è far diventare Lugano una piazza importante per la formazione, una possibilità concreta di sbocco per i giovani di prospettiva. Evidentemente non siamo ancora pronti con i nostri ragazzi, perché per quanto in questo anno e mezzo è già stato svolto un lavoro eccezionale, ci vuole più tempo. In questo senso non avremmo nemmeno troppa fretta di mettere le mani sulla prima squadra, ma non vogliamo lasciarci sfuggire questa opportunità».

Un’opportunità che in pochi (nessuno) ha voluto però cogliere in questi anni nonostante i ripetuti appelli di Renzetti... «Non ci sono molti imprenditori che hanno una visione così a lungo termine e che sono pronti a investire puntando sui giovani. Anzi, a dirla tutta per la maggior parte delle persone rappresenterebbe un rischio quasi senza senso, lo ammetto, ma noi vediamo grande potenziale nel progetto Lugano e soprattutto siamo mossi da una grande passione, verso il calcio ma anche verso la gente con la quale lavoriamo e in particolare verso i nostri bambini, ai quali ci siamo davvero affezionati. E tutta l’operazione sarà meno rischiosa se riusciremo a portare avanti la nostra filosofia calcistica e umana, creando un reale e concreto collegamento tra la base (il settore giovanile) e la vetta (la prima squadra)».

Notiamo “Leo” parla spesso al plurale... «Effettivamente non sono mai stato solo, lavoro con un gruppo di persone che condividono la mia passione e le mie idee e che mi supportano in diversi progetti. Questo oltre a una buona solidità, mi dà anche molta energia e fiducia per lanciarmi in nuove sfide».

In una recente intervista Novoselskiy ci aveva confessato che “se per circa 25 anni la mia azienda (la Gradient, ndr) è stata il progetto della mia vita, nel quale ho dedicato anima e corpo, ora ho trovato nell’Fc Lugano qualcosa che potrebbe esserlo per i prossimi 25... «È così, sono uno che alla quantità preferisce la qualità. Magari faccio meno di quello che potrei, ma lo faccio bene. Con la mia azienda sono stato molto fortunato, ho trovato le persone giuste e insieme abbiamo raggiunto grandi risultati. Ora vorrei riuscire a fare un po’ lo stesso con il Lugano: crescere con ambizione e coinvolgendo le realtà locali, le persone, i club attraverso un progetto convincente che possa creare entusiasmo. È chiaro che la gente va allo stadio quando ci sono il bel gioco e i risultati, per cui soprattutto inizialmente sarà molto importante puntare anche sull’appartenenza, su un cuore della squadra formato da ragazzi ticinesi. Si tratta di trovare il giusto equilibrio e se dovessimo riuscirci, sono sicuro che l’entusiasmo tornerebbe e che la gente riempirebbe il nuovo stadio».

Già, lo stadio... «È fondamentale per il nostro progetto e in generale per il futuro della società, così come lo è il discorso del calcio d’élite in Ticino. Quella legata al Team Ticino è una situazione da risolvere (l’Asf si è proposta quale mediatrice tra le parti coinvolte, quindi anche Fc Chiasso, Ac Bellinzona e Ftc, ndr), stiamo lavorando per farlo e spero che troveremo presto una soluzione».
Tornando alle trattative per l’acquisto del club, Novoselskiy conferma le tempistiche indicate dal patron bianconero (vedi articolo sotto) e spiega che «a prescindere dal fatto se saremo noi, Angelo o qualcun altro a doverlo fare, bisognerà avere il tempo per programmare come si deve la prossima stagione».

Quanto all’eventuale ruolo futuro di Renzetti: «Stiamo ancora discutendo i vari scenari, ma troverei molto volentieri un posto per Angelo nel mio Lugano, perché abbiamo un ottimo rapporto e apprezzo davvero quello che sta facendo per il club, così come gli sono grato per la fiducia che mi ha dato nel progetto del settore giovanile. La sua passione e la sua esperienza potrebbero essere utili, ad esempio nell’ambito della costruzione del nuovo stadio, che non è proprio il mio campo».

Potrebbe anche lasciargli la presidenza? «Perché no?».
Forse perché la convivenza di due personalità così forti sarebbe tutto fuorché idilliaca? Staremo a vedere, quel che importa però a questo punto è che i due ne arrivino a una, altrimenti il rischio è che anche quella tra il russo e il locarnese (di origine abruzzese) diventi solo un’altra barzelletta.

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