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12.09.18 - 06:100
Aggiornamento 10:02

L’appello di Papa: ‘Calmiamoci’

Il responsabile degli arbitri ticinesi mette in guardia dopo quanto capitato a Ginevra: ‘Clima teso anche da noi’

«Sono preoccupato». E come non esserlo, se sei un ex arbitro, dirigi una sezione arbitrale regionale (quella della Federazione ticinese di calcio) e sei chiamato a commentare notizie come quella che ha visto un direttore di gara (padre di famiglia) finito all’ospedale dopo essere stato preso a calci e pugni per un cartellino di troppo in una partita di Quinta Lega ginevrina. Un episodio che ha spinto i “fischietti” ginevrini a ventilare la possibilità di uno sciopero che bloccherebbe i Campionati regionali nel prossimo weekend, riportando alla mente quanto già capitato alle nostre latitudini. In Ticino sono infatti due i casi recenti in cui a seguito di violenze sui campi si era deciso di fermare i campionati: lo scorso maggio a seguito di un pugno rifilato da un 18enne (poi squalificato per tre anni) a un arbitro suo coetaneo, la Federazione aveva sospeso per un turno le categorie allievi di sua competenza (A, B, C, D9) e ritardato di 15 minuti tutte le partite degli attivi (dalla 5ª alla 2ª Lega); nell’aprile 2014 invece a seguito di problemi tra i mini-arbitri e giocatori, allenatori, dirigenti e genitori era stato bloccato il campionato D9.

«Però la differenza è che mentre da noi era stata presa una decisione concordata con la Federazione su proposta della Commissione arbitrale – spiega Silvio Papa, appunto responsabile dei direttori di gara ticinesi –, a Ginevra sono stati gli stessi arbitri a scegliere in maniera indipendente di scioperare, tra l’altro nemmeno in maniera unanime visto che un quindici-venti per cento si è detto contrario. Sarebbe ora importante che la Federazione ginevrina appoggiasse la categoria e fosse lei a fermare i campionati, lanciando un segnale chiaro che non dovrebbe però poi rimanere fine a se stesso, nel senso che bisogna insistere sul fair play, altrimenti dopo 2-3 mesi tutto torna come prima. Noi come Federazione ticinese puntiamo molto sulla prevenzione, siamo sempre aperti al dialogo con le società e proprio in questi giorni partirà una campagna di sensibilizzazione attraverso degli spot pubblicitari. In ogni caso, non posso che essere solidale con i colleghi del Canton Ginevra, perché anche da noi non è che la situazione sia proprio calma, anzi...».
Già, perché se è vero che di episodi di violenza fisica fortunatamente in questo inizio di stagione in Ticino non se ne sono verificati («i “soliti” insulti, quelli sì»), «l’aria è comunque tesa – prosegue Papa –. Lo dimostrano le paginate di reclami giunte in queste settimane sulla mia scrivania, inviate da società che si lamentano degli arbitri dimenticandosi che sono persone che appartengono alle società stesse che si mettono a disposizione per permettere lo svolgimento delle partite. E come tali possono sbagliare. Ma attenzione, non sto dicendo che i club hanno sempre torto e gli arbitri ragione, infatti interveniamo dove possibile e ad esempio recentemente abbiamo lasciato a casa un mini-arbitro che non si comportava come avrebbe dovuto. Però anche i club (e in particolare gli allenatori, che devono dare l’esempio ai propri giocatori) devono darsi una calmata. Non siamo mica in Champions League. O tra un po’ chiederanno anche il Var? Credo che sia davvero necessario che ognuno faccia un passo nella direzione di un rasserenamento sui campi del calcio regionale, altrimenti non so dove andremo a finire...».

Si potrebbe arrivare a uno sciopero come quello di Ginevra? «Per il momento lo escludo, perché pur essendo calda la situazione è ancora relativamente sotto controllo, ma lancio comunque un appello alla calma, perché a prescindere dall’arbitraggio sui nostri campi in determinate partite ho visto di quelle scene... Vere e proprie aggressioni, con entrate direttamente sulle gambe. Così non è più un gioco».

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