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21.08.18 - 06:250

45’ che valgono 5 mesi

Mattia Bottani è contento per essere tornato in campo con il Lugano, ma chiede anche di avere pazienza

Quanto possono essere importanti 45’ giocati in un primo turno di Coppa Svizzera su un campetto della periferia zurighese contro un avversario inferiore di quattro categorie? Infinitamente, se quella metà di partita ti permette di tornare a vedere la luce in fondo a un tunnel nel quale ti eri infilato cinque mesi prima.

«È stato bello giocare di nuovo – ammette Mattia Bottani, tornato a disputare una partita ufficiale con la maglia del Lugano domenica nel successo 4-0 dei suoi in quel di Dietikon, appunto oltre cinque mesi dopo la frattura del malleolo di una caviglia –. È andata più o meno come mi aspettavo, con il caldo che forse mi ha complicato un po’ la vita mettendomi fisicamente in difficoltà. Allo stesso tempo però la partita si è sviluppata su ritmi non troppo alti e questo mi ha permesso di potermi concentrare sulle giocate e sui movimenti, con e senza palla. Da questo punto di vista è andata piuttosto bene, mi sono ritrovato a giocare con compagni che conosco bene come Junior, Gerndt e Sabbatini, con i quali l’intesa era già buona. Ma mi sono trovato bene anche con gli altri, perché ad esempio Brlek si vede che ha tanta qualità e la sua idea di calcio rispecchia la nostra. In definitiva quindi è andata piuttosto bene, anche se chiaramente sono ancora lontano dalla forma eccezionale che avevo prima di infortunarmi».

Già, perché con il Lugano di Pier Tami, il centrocampista offensivo sembrava proprio aver trovato la situazione ideale per far valere tutto il suo talento, finalmente libero da ricorrenti (se non cronici) problemi fisici... «Stavo bene sia fisicamente sia mentalmente, a livello di fiato e muscolare finalmente tutto andava per il meglio e di conseguenza riuscivo a esprimermi al top. A maggior ragione è stato frustrante dovermi fermare, anche visto come è successo. In passato ho patito un sacco di infortuni di diverso tipo, cose minori (muscolari, legamenti collaterali, pubalgia) ma che mi frenavano. Dalla stagione con Zeman questi problemi sono scomparsi, ma sono incappato in infortuni traumatici come l’ultimo, il più serio. In questo caso causato da uno scontro fortuito in allenamento (con Sulmoni, ndr) e devo ammettere che per certi versi questo tipo di stop forzato è più difficile da accettare, perché pensi “per una stupidata in allenamento ho perso 5 mesi”. Ormai però è andata così, l’obiettivo ora è lavorare per tornare proprio a quel livello».

‘Ero più in forma che mai, spero di tornare a quel livello entro un mese’

Un lavoro rallentato pure da complicazioni inaspettate... «Dopo l’operazione di marzo, non sarei più dovuto finire sotto i ferri, ma le viti inserite durante l’intervento hanno cominciato a darmi fastidio e a inizio giugno abbiamo deciso di toglierne una, convinti che la rimanente non avrebbe posto problemi. Invece a luglio, dopo una settimana di preparazione svolta con la squadra, mi sono dovuto fermare perché mi faceva male e sono nuovamente finito sotto i ferri per levare anche quella vite, allungando ulteriormente i tempi di recupero. In pratica ho iniziato ad allenarmi tre settimane fa, prima solo corsa e poi anche con il pallone. Questo evidentemente lo pago adesso, anche perché un conto è allenarsi in gruppo durante la preparazione, un conto è farlo adesso che è già iniziato il campionato e di conseguenza le sessioni non possono essere sempre intense come in preparazione».

Ma allora quando potremo riammirare il “vero” Bottani? «La caviglia mi dà ancora un po’ di fastidio, ma dopo quanto successo è normale ed è una situazione con la quale posso convivere. Ci vorrà un po’ di tempo soprattutto per ritrovare il ritmo partita e le giocate, perché una cosa sono gli allenamenti, un’altra le partite vere. In questo senso nelle prossime settimane disputeremo anche alcune amichevoli che spero mi permetteranno di fare ulteriori progressi. La speranza è poter ritrovare gradualmente il ritmo della Super League ed essere al top, se tutto andrà bene, tra un mesetto».

Se tanta è la voglia del 27enne di tornare protagonista con la maglia della sua città, allo stesso tempo alte sono le aspettative riposte da società, staff tecnico e tifosi in un giocatore che si spera possa dare una spinta decisa al fin qui balbettante attacco bianconero... «Se questo mi mette pressione? No, perché a 27 anni ho imparato a gestire queste situazioni. In questo momento penso solo a star bene: so che se fisicamente sono a posto, posso aiutare la squadra, mentre cercando di rientrare il più velocemente possibile senza tuttavia guarire appieno sarei solo un peso. Inoltre davanti l’allenatore ha tante opzioni valide, per cui non c’è tutta questa fretta».

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