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STRONGMAN
18.08.22 - 05:25
Aggiornamento: 16:06

Fabio Guglielmini, davvero un tipo forte!

Vita, record e progetti di un ragazzo dai molti interessi e talenti, diviso fra Svizzera e Brasile

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«La mia storia di vita mi ha insegnato moltissimo. Non mi avessero adottato, a quest’ora probabilmente non ci sarei nemmeno più, viste le condizioni di salute in cui mi trovavo». Parola di Fabio Guglielmini, giunto nel Locarnese quando aveva solo quattro anni e proveniente da una favela brasiliana. «Il mio livello di denutrizione era estremo». Non ci si crede a vederlo oggi, che ha ventotto anni ed è il classico ritratto della salute. Fisico granitico, potenza sovrumana ed energia da vendere: riesce a trasportare 250 kg, circa quattro volte il suo peso corporeo, che varia dai 64 ai 75 kg. Vado a seguire un suo allenamento in una palestra del Bellinzonese. «Brucio 4-5mila calorie al giorno», mi spiega. La sua attuale disciplina è lo strongman, sport derivato dalle arti circensi e dai Giochi delle Highlands. Si tratta, in parole povere, di mettere alla prova la propria forza sollevando masse di ogni tipo – oggetti vari, tronchi d’albero, blocchi di cemento – basta che siano pesantissime.

I record

Piegamenti, trazioni, flessioni, corsa e sollevamenti. Niente di speciale, direte. Fabio però fa tutto ciò tenendo in equilibrio sulla testa dischi da 10 o 20 kg e infilandosi un gilet – tipo giubbotto antiproiettile – dello stesso peso. Ma, per non farsi mancare nulla, indossa una maschera che toglie ossigeno per fare più fatica. Il bilanciere, caricato con mezzo quintale, lo solleva usando solo due dita per mano, le stesse che usa per fare una serie infinita di flessioni a terra. Scopo di tutto ciò è stabilire alcuni record di sollevamento da far omologare dalla celebre Commissione Guinness. «Attendo con impazienza l’ufficializzazione di un record che ho stabilito lo scorso ottobre, ormai non dovrebbe più mancare molto». Ma la prestazione in cosa consisteva? «Preferisco non dirlo finché non avrò in mano la certificazione. Se lo facessi, qualcuno potrebbe decidere fin troppo presto di provare a battere quel record, e sarebbe davvero un peccato. Ogni atleta che si dedica allo strongman, ad ogni modo, oltre a dare l’assalto a limiti già stabiliti da altri, può inventarsi liberamente un nuovo esercizio – da eseguire con una tecnica a piacimento – e fissarne il limite di riferimento. A patto, ovviamente, che la Commissione lo riconosca e lo certifichi». Le difficoltà, in questo senso, quali sono? «Ci vuole ovviamente una struttura adatta in cui tentare l’impresa, che risponda a determinati requisiti, come ad esempio le norme di sicurezza. E poi deve, in qualche modo, affascinare i membri della Commissione. Personalmente, so che potrei battere almeno una ventina di record nell’ambito dello strongman, fra limiti già stabiliti da qualcuno e altri ideati da me».

Lo sci

Le sfide di sollevamento sono soltanto l’ultima delle passioni di Fabio Guglielmini, che in passato è stato nella Nazionale svizzera giovanile di sci. «Mio padre era nei quadri tecnici di Swiss Ski, quindi io ho sempre sciato, a partire dai 7 anni». Ma Fabio ha vestito pure i colori della Nazionale brasiliana.

«Ho sempre mantenuto, oltre a quella svizzera, pure la cittadinanza brasiliana, e ciò mi ha permesso, quando i rapporti con la squadra elvetica si sono un po’ deteriorati, di entrare nella selezione del mio Paese d’origine. Purtroppo, però, in Brasile mi hanno dato solo la possibilità di gareggiare, senza fornirmi alcun aiuto economico, perché laggiù nessuno investe nello sci, disciplina quasi sconosciuta. Trovassi uno sponsor serio, potreste vedermi ai prossimi Mondiali o alle prossime Olimpiadi al cancelletto di partenza con la tuta brasiliana». Aiuti che Fabio, purtroppo, non è riuscito ad assicurarsi nemmeno quando un video in cui faceva le flessioni usando soltanto i pollici ebbe in pochissime ore oltre 1 milione di visualizzazioni.

«Fu un successo clamoroso, ma soprattutto inatteso. Era il mio compleanno, mi feci filmare e caricai il video su Instagram, qualcuno lo prese e lo fece arrivare a Sport Bible, e a quel punto ovviamente sono fioccate le visualizzazioni. Ad ogni modo, materialmente, è servito a ben poco; le aziende dicevano: ‘Ok, bravo, ma sarebbe stato meglio se, mentre facevi le flessioni, portavi una maglietta col nostro logo’. Fra l’altro, i soldi che dovessi ricevere li investirei comunque ancora nello sport, mica li userei per comprarmi una Lamborghini. Conosco molti sport, molte tecniche, sono l’unico istruttore di strongman della Svizzera, ho nozioni di fisioterapia, sono stato consulente di palestre. Certo, mi piacerebbe ritagliarmi un lavoro in questo ambito».

Mai con la chimica

Grazie allo strongman, almeno per il momento, non si vive: come si mantiene allora Fabio? «Ho fatto molti lavori, di recente stavo sui cantieri a fresare blocchi di cemento. Mi svegliavo alle due di notte per potermi allenare qualche ora prima di andare a lavorare. Ora invece mi sto formando come assistente di volo presso una compagnia che effettua voli in elicottero, ma non è un lavoro che mi occupa al 100%, e quindi le difficoltà economiche ci sono sempre». Eppure il ragazzo non si scoraggia, e continua ad allenarsi con una costanza impressionante, ma soprattutto – giura – in modo pulitissimo. «Sono contrario a qualsiasi cosa abbia a che fare con la chimica. So che il fenomeno è molto diffuso, perché tutti ne traggono guadagno, in qualche modo, ma io non voglio nemmeno sentirne parlare. Se uso un apparecchio tecnico e mi accorgo che mi fa del male, posso smettere di utilizzarlo e tutto finisce lì. Ma se a farti del male è qualcosa di chimico, c’è il rischio che i danni siano irreparabili. Non prendo nemmeno gli integratori, e so che questa scelta mi priva forse di qualche contratto importante, ma su questa cosa sono intransigente. Sono contrario a qualsiasi dipendenza, dalla chimica come dall’allenamento stesso: mi è già capitato di non allenarmi per un paio di mesi di fila, senza risentirne né a livello nervoso né sul piano fisico. Se sei pulito, torni ad allenarti e in brevissimo tempo il tuo corpo ritorna quello di prima».

Altre passioni

E la dieta? «Bevo 5-6 litri d’acqua e faccio in genere un solo pasto, al massimo uno e mezzo. Ovvio, visto che brucio qualche migliaio di calorie al giorno, posso e devo buttar giù moltissime proteine, ma alla carne preferisco uova e fagioli. E poi mangio tanto riso in bianco, che mi fa sentire pieno. Frutta? Non la amo troppo, tranne le banane, che portano minerali, calorie, vitamine». Fabio rimette le cuffiette nelle orecchie e torna al lavoro. Quando scende dal tapis roulant – dove ha corso qualche minuto appesantito di alcune decine di kg – gli chiedo cosa preferisce ascoltare quando si allena.

«Musica non troppo spesso, preferisco sfruttare il tempo per imparare qualcosa. Di solito ascolto lezioni, conferenze, audiolibri, documentari, discorsi motivazionali o ricette di cucina. Prestare attenzione a più cose contemporaneamente è molto importante». Se resta un po’ di tempo libero, come lo impieghi? «Sono anche allenatore, e spesso mi occupo di persone che hanno bisogno del mio aiuto in palestra, specie rappresentanti delle forze dell’ordine, poliziotti, militari, che chiedono un certo tipo di allenamento.

Le persone importanti

E poi, quando posso, mi occupo di mio fratello – anche lui adottato – che è disabile. Inoltre imparo le lingue, ne parlo sei. E adoro suonare il pianoforte. Quando metto le mani sulla tastiera, entro in un altro mondo, in un’altra dimensione. Ho imparato a suonare a orecchio, grazie a un amico di famiglia. Non so leggere la musica, ma so riprodurre con facilità qualsiasi brano dopo averlo ascoltato un paio di volte. Ovviamente ho un repertorio un po’ vecchiotto, perché la cultura musicale me l’hanno trasmessa i miei genitori, che non sono giovanissimi. Se vedo un pianoforte in stazione, o negli aeroporti, mi metto subito a suonarlo. L’ho suonato anche a Italia’s Got Talent, qualche anno fa: un’esperienza che non rifarei mai più, troppo impegnativa a livello di stress, ma anche sul piano economico. La musica, ad ogni modo, non l’abbandonerò mai, e quando smetterò di essere un atleta super-impegnato tornerò a dedicarmici più seriamente». Prima di salutarlo, gli chiedo cosa gli piacerebbe aggiungere. «Niente. Voglio solo ringraziare le persone che non mi hanno mai abbandonato e che credono in me, la mia famiglia, i colleghi e gli amici più stretti».

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