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ATLETICA
13.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 18:13

Ajla e la rincorsa ai centesimi. ‘Vedremo cosa succederà’

Domato il jet lag, a Eugene la ticinese prepara il Mondiale che segna un nuovo inizio dopo mesi complicati. ‘Non è facile avanzare a passo di formica’

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Keystone
Con gli occhi del mondo addosso, esattamente come a Tokyo

Certo che è il colmo, per una ragazza abituata a lottare sul filo dei centesimi di secondo doversi improvvisamente preoccupare per delle ore. Invece è proprio questo con cui si sta confrontando in questi giorni Ajla del Ponte, la venticinquenne locarnese che è la seconda ragazza più veloce del Paese – dopo che tre settimane fa, a Zurigo, per qualche millimetro appena Mujinga Kambundji le ha soffiato il record nazionale dei 100 m –, atterrata a Eugene una decina di giorni fa nonostante i Mondiali ufficialmente scattino solo venerdì, proprio per combattere gli effetti nefasti del cosiddetto jet lag.

«Abbiamo un protocollo da seguire» racconta la ticinese dall’Oregon, dove sarà ai blocchi di partenza dei 100 (sabato sarà la volta delle eliminatorie, mentre domenica si terranno semifinali e finale), ma naturalmente pure della staffetta 4 x 100, in cartellone il venerdì e il sabato successivi). «Tendenzialmente – spiega – si dovrebbe iniziare una settimana prima ad adeguare le ore di sonno, ma visto che dovevo ancora correre a Stoccolma (in Diamond League, ndr) ho cominciato quel giorno ad adattare i miei ritmi».

Come ci si riesce?

In sostanza, ogni giorno ho ritardato di un’ora il momento in cui mi mettevo a letto. Poi, quando sono arrivata qui negli States ho cercato di coricarmi il più tardi possibile, sempre spostando avanti l’ora in cui andavo a dormire: un giorno alle 20, poi alle 21 e via di seguito, evitando naturalmente di cedere alla tentazione di fare sieste.

E i risultati sono quelli sperati?

Direi di sì. Infatti già dopo tre giorni dal mio arrivo mi sentivo abbastanza bene, più o meno nel ritmo. Pur se ogni tanto è capitato di svegliarsi un po’ così, con una specie di nausea: ma è normale che ci sia un po’ di disturbo perché il corpo deve abituarsi. Nulla di drammatico, comunque.

Quanto influisce questo tipo di disturbi sulle prestazioni in occasione di appuntamenti di per sé già stressanti come Olimpiadi e Mondiali?

Molto, senz’altro. Sappiamo che le possibilità sono solo due: o si viaggia con largo anticipo, una decina di giorni prima delle gare, oppure si adotta una strategia totalmente diversa e si fa tutto all’ultimo, due giorni prima di correre, così da restare nel proprio ritmo naturale. Invece, se si decide di volare cinque o sei giorni prima i risultati possono essere disastrosi. Lo abbiamo visto a Tokyo un anno fa, con gli statunitensi che sono arrivati in Giappone una settimana prima di debuttare ai Giochi, e poi si addormentavano sul bus, oppure si lamentavano di non sentirsi freschi. Se alle ultime Olimpiadi nell’atletica gli americani hanno vinto meno di quanto sperassero non può che essere per quel motivo.

Sei reduce da un avvio di stagione complicato, in cui ti sei vista costretta a rincorrere la forma migliore dopo l’infiammazione tendinea accusata quest’inverno. In un’intervista rilasciata a febbraio dicesti che l’unica cosa che volevi fare era restartene a letto: ti capita ancora di ripensare a quei momenti?

Diciamo che quella frase era stata enfatizzata: quando ho visto che aveva fatto il titolo, mi ero detta "okay...". In ogni caso non ho tempo per guardare indietro: devo soltanto concentrarmi su ciò che posso fare ogni giorno per diventare un’atleta migliore e per essere il più possibile concorrenziale sulla pista.

A proposito di tempo: il tuo miglior risultato nei 100 in queste ultime settimane è quell’11’’16 ventoso di Ginevra. Come valuti adesso la tua situazione?

La mia è stata una crescita costante, che mi ha permesso di limare un decimo a settimana, siccome dall’inizio della mia stagione ai Mondiali avevo otto settimane a disposizione. Adesso direi che la forma c’è, e finalmente in allenamento mi sento me stessa. Poi, è chiaro, in gara tutto dovrà allinearsi. Certo però che non è stato facile vedere che prima avanzavo a passo di formica, pur se dei passi li ho fatti comunque. A causa dei dolori, per un lungo periodo non ho potuto lavorare sulla partenza, né sulla velocità ed erano quelle le ultime cose che volevo affinare. Adesso, invece, sono arrivata a un punto in cui queste cose le posso fare, quindi vedremo cosa succederà qui a Eugene.

In ogni caso, ai Mondiali ogni atleta si presenta con le credenziali date dal proprio personale, che per te è lo straordinario 10’’90 del 14 agosto di un anno fa, a La Chaux-de-Fonds. Senti, oggi, il peso di dover ripetere quel tempo, anche pensando alle aspettative di pubblico o media?

Ma io non ho corso 10’’90 una volta: ho fatto un 10’’91, poi 10’’93 e due volte 10’’97. Non è che sono stata fortunata una volta a scendere sotto gli undici secondi. Ciò mi conferma che, come atleta, mi manca soltanto la forma. Poi naturalmente i risultati sono anche per il pubblico, ma io non faccio ciò che faccio per confrontarmi con la gente o con i media: la prima urgenza che ho è con me stessa e con il mio staff che mi aiuta quotidianamente a migliorare.

Per Eugene ti sei fissata degli obiettivi a livello cronometrico?

Ci si può fissare un tempo quando si sa di essere stati in forma durante tutta la stagione. Nel mio caso, invece, debbo scalare le posizioni e trovare le migliori sensazioni, per me stessa. Senza contare che nell’atletica pensare a un determinato tempo è più un blocco che altro. In sostanza dovrò correre veloce, il più possibile, e se lo farò i tempi arriveranno da soli.

Vale nello sprint come nella staffetta. A proposito: a Stoccolma con la 4 x 100 avete fallito per soli otto centesimi il nuovo primato nazionale...

Ciò che è stato speciale in quel meeting è che sapevamo di poter andare veloci, ma non credevamo fino a tal punto, siccome andavamo in pista con una nuova composizione. Il fatto è che in una staffetta bisogna rodarle le cose, e dopo aver corso nelle stesse posizioni per molti anni, se già alla prima occasione arriva un risultato del genere è davvero una gran cosa. Ora sappiamo che con dei passaggi migliori possiamo scendere sotto i quarantadue secondi, e siamo consapevoli di arrivare a Eugene con il miglior crono a livello mondiale (42"13, ndr). Poi è vero, fin qui non tutte le ragazze hanno corso, fra dieci giorni in gara le rivali saranno tutte nella massima forma, ma comunque noi possiamo scendere in pista con grande fiducia.

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