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05.05.22 - 17:36

Incertezza e fatica: riecco il Giro d’Italia

Parte da Budapest la 105esima corsa rosa, con un favorito (Richard Carapaz), tanti outsider e soli due elvetici al via

Ats, a cura de laRegione
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Il Giro d’Italia scatta, per la sua 105esima edizione, domani dall’Ungheria (con la tappa Budapest-Visegrad), per concludersi in quel di Verona fra tre settimane, nel corso delle quali la corsa rosa dovrà scollinare numerose cime. In tutto i 176 ciclisti al via dovranno percorrere 3’445 chilometri, che dopo i primi tre giorni in Ungheria li porteranno a risalire la Penisola, iniziando martedì con l’arrivo sull’Etna. Il programma prevede anche altre cime iconiche come Blockhaus, Mortirolo, il passo Pordoi che sarà la Cima Coppi dell’edizione con i suoi 2’239 metri d’altitudine e Marmolada, così come due cronometro, una il secondo giorno a Budapest (9,2 km) e quella conclusiva a Verona (17,4 km). Il dislivello complessivo supera i 50mila chilometri. La grande partenza in Ungheria (la quattordicesima della storia della corsa) era già prevista per il 2020, ma era poi stata rimandata in ragione della pandemia.

Come al solito chi punta alla vittoria del Tour de France ha deciso di disertare il Giro. Non ci saranno dunque i vari Tadej Pogacar, Primoz Roglic o Egan Bernal, per cui i favori del pronostico sono sulle spalle dell’ecuadoriano Richard Carapaz (Ineos) già vincitore nel 2019. «Amo questa corsa, è forse la mia preferita», ha dichiarato il 28enne. Ad accompagnarlo saranno in particolare Pavel Sivakov e Richie Porte, in una squadra che ha conquistato tre degli ultimi quattro Giri, l’altro era stato vinto da… Carapaz.

Dietro di lui però ci sono numerosi outsider pronti a garantire incertezza fino alla cronometro conclusiva. I più insidiosi dovrebbero essere il portoghese Joao Almeida (Uae), il britannico Simon Yates (BikeExchange), lo spagnolo Mikel Landa (Bahrain) o il francese Romain Bardet (Team Dsm), fresco vincitore del Tour des Alpes. Qualche altro nome da tenere d’occhio potrebbe essere quello di Tom Dumoulin (Jumbo Visma), Miguel Angel Lopez (Astana), Jay Hindley e Wilco Keldermann (Bora Hansgrohe) e Hugh Carty (Ef Education). La nazione di casa sarà invece rappresentata soprattutto da Giulio Ciccone, scalatore in forza alla Trek Segafredo, e dal vincitore del 2013 e del 2016 Vincenzo Nibali (Astana), che tuttavia a 37 anni sembra ormai destinato a un ruolo più da comprimario, la sua esperienza potrà però essere utile ai compagni, in quanto ormai sa gestire perfettamente i cambi del meteo, le trappole disseminate sul percorso di una gara notoriamente imprevedibile. Nibali non sarà comunque l’unico veterano al via, poiché sono annunciati anche lo sprinter britannico Mark Cavendish (36 anni, Quick Step), il 37enne australiano Richie Porte o il 42enne spagnolo Alejandro Valverde (Movistar). Dall’altro lato questo Giro sarà anche una vetrina per i giovani talenti Biniam Girmay (Eritrea) e Thymen Arensman (Paesi Bassi), entrambi 22enni. Tra gli altri assenti illustri spiccano Damiano Caruso, secondo l’anno scorso, e Alexander Vlasov, quarto dodici mesi fa e recentissimo vincitore del Tour de Romandie.

Riposte su Schmid le speranze svizzere

La pattuglia svizzera si è dimezzata rispetto alla scorsa edizione, quando avevano partecipato in quattro: questa volta ci saranno solo Reto Hollenstein e Mauro Schmid. Il primo sarà in gara con l’Israel-Premier, il secondo con la Quick-Step e cercherà di bissare il successo dell’anno scorso all’11esima tappa, sul tracciato delle Strade bianche, con la maglia della Qhubeka. Da quest’anno il 22enne corre invece con, tra gli altri, Evenepoel, Alaphilippe e Cavendish. «Sono stato accolto molto bene – afferma lo zurighese –. L’ambiente in squadra è fantastico e siamo tutti motivati a lavorare assieme, condividiamo tutti la stessa filosofia e ciò penso che sia una parte importante del nostro successo». Infatti l’anno scorso la squadra belga ha totalizzato in tutto 65 successi, di cui 25 nel World Tour. A questo Giro fra i suoi compiti ci sarà quello di accompagnare Cavendish in vista dei numerosi sprint, ma in altre circostanze potrà godere di maggiore libertà: «Il nostro obiettivo è quello di vincere più tappe possibili, di queste ce ne sono due o tre i cui profili potrebbero essere adatti per me. Cercherò quindi d’inserirmi in una qualche fuga, a patto però che questa abbia delle possibilità di arrivare al traguardo, non mi interessa andare in fuga solo per essere ripreso in televisione».

In ogni caso, anche in questa stagione Schmid (con un passato in Mountain-bike, su pista e in Ciclocross) sta dando prova di possedere i numeri per stare davanti, come dimostrano un secondo posto al Giro dell’Oman, una vittoria alla Settimana Coppi-Bartali e due piazzamenti nei primi dieci al Romandia.

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