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Karate
22.04.22 - 11:33
Aggiornamento: 15:07

Il sogno europeo di Marianne Voutyras

A 48 anni per la prima volta sui tatami. E dieci anni dopo eccola sulla ribalta continentale

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‘Nel karate ho trovato una nuova sfida, capace di rimettermi in gioco’

I sogni non hanno una data di scadenza. Non è mai troppo tardi per realizzarli. Basta crederci, e, ovviamente, tanta perseveranza. Poi tutto diventa possibile. Ed è appunto quello che ha fatto Marianne Voutyras, approdata al karate alla non più tenerissima età di 48 anni e ora, dieci anni più tardi, fresca di selezione per i Campionati europei della federazione Shotokan Karate International (Skif), nella categoria Master, in programma a fine luglio in Olanda. «In palestra ci sono arrivata un po’ per caso e un po’ per necessità – racconta la karateka losonese –. Dieci anni fa ero in una situazione delicata, quasi sull’orlo di un burn-out. Ecco perché cercavo una sfida personale che mi permettesse di uscire da quella realtà, che mi permettesse di rimettermi in gioco». Eccome se ci è riuscita: il ticket per la ribalta continentale è il coronamento dei tanti sforzi profusi: «Quando mi hanno comunicato la notizia della mia selezione ero al settimo cielo; ero fiera di me stessa. Ho ritrovato quelle sensazioni che avevo provato quando mia figlia Caroline aveva partecipato prima ai Campionati europei e poi pure a quelli mondiali, amplificate però dal fatto che stavolta la protagonista diretta ero io!». Quella di Marianne, per certi versi, è infatti una storia al contrario: lei, infatti, anziché una figlia d’arte è una... mamma d’arte: «Proprio così: al karate ci sono arrivata spinta dai miei figli. Loro a questo sport ci erano approdati già da bambini. Così un giorno mi hanno convinta a provare. Quel giorno è come se mi si fosse aperto un mondo davanti a me: ho acquisito la consapevolezza che, pure a 48 anni, avevo una sorta di diritto di prendermi del tempo per me stessa, per curare le mie passioni. E, ovviamente, da quel giorno la palestra non l’ho più lasciata». Ore e ore passate ad allenarsi, senza sentire il peso degli anni, ma cogliendone ben presto i frutti, come testimoniano un titolo ticinese e diverse partecipazioni ai Campionati svizzeri. E infine la tanto ambita cintura nera, ottenuta nel 2020, lasciapassare per le manifestazioni internazionali come appunto il Campionato europeo di quest’estate. «La convocazione, ad ogni modo, è solo un punto di partenza: ovviamente di lavoro da fare, pensando alla ribalta continentale, ce n’è ancora parecchio da fare. Ora in palestra ci vado in media quattro volte la settimana, con una seduta dedicata specificatamente al combattimento per affinare la tecnica, che per ora svolgo oltre San Gottardo. Complessivamente mi alleno dalle 15 alle 20 ore la settimana. Complici le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, mi sono anche organizzata per allestire una palestra a casa, evitando così di dovermi allenare sempre con la mascherina».

Con che aspettative ci andrai in Olanda? «Già il fatto di esserci è una gioia immensa. Al tempo stesso ci vado consapevole che quel palcoscenico non lo calcherò solo per me stessa, ma per il mio Paese, assieme agli altri atleti, fra cui diversi ticinesi, che rappresenteranno la Svizzera ai Campionati europei: saremo una squadra, e come membro di questa, sento anche un po’ di responsabilità sulle mie spalle. Ma anche la consapevolezza di aver dimostrato, prima di tutto a me stessa, che con costanza si possono raggiungere anche gli obiettivi più lontani, e questo mi dà una grande energia».

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