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BASKET
16.09.21 - 17:46
Aggiornamento: 17.09.21 - 14:08

‘Per crescere serve lavoro capillare nei settori giovanili’

Claudio Franscella, vicepresidente di Swiss Basketball, lancia una nuova, intensa stagione. ‘Senza l’entusiasmo del pubblico il gioco non è sostenibile’

di Dario 'Mec' Bernasconi
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Il vicepresidente ticinese in compagnia di Giulia Simioni e Nancy Fora

Il basket si sta muovendo gradatamente verso l’inizio di campionato del 9 ottobre, dopo un’estate contraddistinta dalle Olimpiadi che hanno visto le solite squadre ai vertici, con gli Stati Uniti a conquistare l’ennesimo oro, e pure il debutto del 3x3 che, malgrado le ambizioni, non ha visto la partecipazione delle nostre Nazionali maschile e femminile. Quanto invece alle pre qualificazioni alla Coppa del mondo 2023, da registrare l’eliminazione della Nazionale maschile a opera di due squadre minori, quali Macedonia del Nord e Slovacchia. Infine, per quanto riguarda le novità si è aperta l’Accademia di Losanna, Centro nazionale di basket che abbinerà la formazione cestistica di un gruppo di 12 giovani dai 14 ai 18 anni, con – per quanto riguarda parte scolastica e alloggio – un’Ensr rinomata a livello internazionale, che propone un percorso ideale per giovani talenti sia sul piano sociale che accademico. Secondo il direttore dell’Ècole Nouvelle, Nicolas Catsicas, «il clima basato sull’apprendimento individualizzato della nostra scuola permette agli allievi di sviluppare le loro qualità e le loro competenze durante il percorso scolastico; il nuovo partenariato con Swiss Basketball è un eccellente esempio della nostra filosofia d’insegnamento». Tuttavia, inizialmente nessun ticinese farà parte di questo gruppo, che sarà iscritto al campionato di B.

Con Claudio Franscella, vicepresidente di Swiss Basketball, facciamo il punto su quanto avvenuto in estate e sulle previsioni in vista della prossima stagione. Partiamo del fallimento del 3x3: perché investire tanti soldi in quest’ambito? «Swiss Basketball ritiene il 3x3 un buon veicolo per richiamare l’attenzione sul basket 5x5 – spiega il dirigente ticinese –. È una disciplina giovane, che si gioca sulle piazze delle città ed è seguita da un buon pubblico: è un modo per cercare di dare maggior impulso al basket. Con Molteni abbiamo un uomo-immagine che conosce le due realtà e avrà il compito di creare uno Swiss Tour per U14 e U16 per dare ancor più visibilità e interesse ai giovani. Per quanto concerne i costi, bisogna dire che Fiba e Swiss Olympic sostengono finanziariamente i progetti e abbiamo sponsor che ci garantiscono una buona copertura».

Veniamo invece all’Accademia: si tratta di un progetto ambizioso. «È un progetto che guarda al futuro. Ci siamo ispirati a nazioni come Francia, Finlandia e Belgio, con un contributo di Swiss Olympic di 250’000 franchi e 150’000 dagli sponsor, per arrivare a un budget totale di 750’000 franchi. Adesso non ci sono ticinesi in questa compagine ma il futuro è aperto a tutti: visto che ci saranno avvicendamenti di giocatori legati all’età, è chiaro che questa squadra, che giocherà in B, avrà una crescita evolutiva. Con Ticino Basket cercheremo un responsabile con il diploma di allenatore Swiss Olympic, professionista al 50%, che possa seguire tutti i nostri settori giovanili e individuare talenti per l’Accademia i quali potranno frequentarla senza spendere un centesimo, avendo garantita una formazione che gli aprirà le porte ovunque, negli studi come nel lavoro. Inoltre, i club, ai quali appartengono i giocatori, in caso di “vendita” dei loro ragazzi vedranno riconosciuti i costi di formazione»

E per le donne? «L’idea è quella di fare la stessa cosa dal 2023, ma il progetto comunque va ancora messo a punto».

Veniamo alla Nazionale: un duro colpo l’uscita dalle pre qualificazioni alla Coppa del mondo 2023. «Certamente, anche se c’è mancato poco. Ora guardiamo già all’Europeo del 2025: abbiamo una nostra candidatura che però, alla luce dei costi che ci imporrebbe e alla mancanza di strutture, non penso porteremo avanti. In ogni caso stiamo lavorando in questa direzione. Abbiamo assunto il coach greco Ilias Papatheodorou per la squadra maschile e l’italocanadese Domenico Marcario per la squadra femminile, già all’Académie Friborgo ed ex giocatore di Vevey e Losanna. Due personaggi che dovranno portare le nostre Nazionali il più lontano possibile, con contratti di 4 anni con obiettivo gli Europei».

Tuttavia non mancano delle difficoltà anche in seno ai club. «Certamente la pandemia non ha aiutato, soprattutto i club più deboli. Eppure partiremo con 10 squadre in A maschile, una in più rispetto alla scorsa stagione, pur consapevoli che alcune società non navigano nell’oro. Ma è pur sempre stato così. Credo che ci sarà un livellamento, anche se alcuni club sono decisamente più forti di altri. SB ha sostenuto le società di A, B, regionali e “Ar”, con contributi Covid per 2,5 milioni di franchi. Va aggiunto che nell’ultima stagione la mancanza di visibilità del basket e l’assenza di pubblico ha tenuto lontano molti sponsor e le società ne hanno ulteriormente sofferto. Con la nuova stagione l’augurio è che il pubblico torni con entusiasmo, perché senza di loro il gioco non è più sostenibile. In campo femminile ci saranno solo 7 squadre in A, ma ben 17 in B tra cui tre ticinesi. In questo settore ci vorrà tuttavia grande lavoro per ricostruire e portare più squadre in A».

E per i giovani? «Nel settore maschile abbiamo istituito due campionati nazionali U16 con 20 squadre e U18 con 11 squadre, con un incremento globale del 50%: un segno tangibile dell’importanza che diamo al settore giovanile per poter coinvolgere il più possibile i giovani che vogliono puntare in alto. Un progetto che speriamo porti dei frutti importanti nel futuro. Senza un lavoro capillare nel settore giovanile non si può pensare a una crescita, per cui tutte le società saranno coinvolte in questi progetti».

Insomma, Swiss Basketball ha messo in campo un notevole numero di progetti che dovrebbero favorire la ripresa del movimento a tutti i livelli. Pur se, dopo quarant’anni in cui vediamo nascere progetti ambiziosi, pochi dei quali sono effettivamente arrivati a compimento, lo scetticismo rischia di prenderci: tuttavia, crediamo che serva guardare al futuro con molte speranze, con l’augurio che si faccia tesoro degli errori commessi e che ci sia sempre una lettura critica dell’evoluzione, con relativi correttivi, per non veder vanificare progetti che meriterebbero un lieto fine. Il nostro basket ha bisogno di qualche sogno in meno e di qualche certezza in più.

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