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24.05.21 - 15:49

È stata una Sam Massagno a più velocità

La squadra di Gubitosa è stata eliminata dall'Olympic in semifinale: Il caoch: ‘Pandemia e infortuni hanno ostacolato il nostro percorso’

di Dario ‘Mec’ Bernasconi
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Si è chiusa venerdì, allo scadere dell’overtime, la stagione della Spinelli Massagno. Una palla persa, un tap-in di Cotture a 5” dalla sirena e la palla che impatta sul ferro sull’ultima penetrazione di Nottage. Una sconfitta quasi simbolica, beffarda replica dell’uscita dalla Coppa Svizzera. 

Una stagione che era iniziata in maniera superlativa per i ragazzi di Gubitosa che avevano inanellato solo vittorie nel 2020, frutto di un gioco di squadra molto efficace sia in attacco sia in difesa. Poi sono cominciate le pause, ben tre, a causa della pandemia e il bel giocattolo si è inceppato: dapprima a Neuchâtel a inizio di 2021 e poi con qualche altra caduta, determinata anche da infortuni vari e da cambiamenti nell'organico. L’arrivo di Williams ha mandato a casa Richardson, bravo difensore ma di poco supporto in attacco: ciò può far pensare, perché il sistema offensivo della Sam era comunque efficace all’immagine del duo Mladjan, primi fino ad allora nella classifica svizzera dei marcatori. Ma è stato il gioco d’assieme che è via via venuto a mancare in corrispondenza anche di altri fattori, come la crescita dell’Olympic dopo l’esperienza europea, e i rinforzi arrivati a Ginevra. I limiti della Sam sono emersi quando, considerata l’impossibilità di avere Slokar sotto le plance per motivi fisici, la Spinelli si è trovata senza un pivot di ruolo in grado di dare minuti a un Chukwu che, pur con i suoi limiti, ha fatto la sua parte sotto canestro. Si è ricorsi, a fine marzo, a Nguirane, pivot possente ma fuori forma e non adeguato. Dopo tre settimane è stato rimpiazzato da Padgett, bravo, il cui inserimento è però stato lento. L’infortunio a Marko Mladjan, nella pausa con la Nazionale, è stato un altro fattore che ha tolto una pedina fondamentale a Gubitosa e anche ciò ha portato ad alcune sconfitte evitabili, soprattutto quella di Monthey che ha messo la Sam dietro l’Olympic. Un prezzo, il vantaggio del campo, pagato caro.

Calo del livello del gioco

Nell’ottica globale, si è visto un calo del gioco di squadra sia in attacco sia in difesa, dove sono venuti a mancare sia la determinazione sia la ricerca del collettivo. Spesso gli individualismi hanno portato a tiri forzati e a palle perse in attacco, come svarioni in difesa per mancanza di aggressività e fondamentali, come tagliafuori e rotazioni. Malgrado queste pecche, la Spinelli è comunque arrivata a un nulla, a giocarsela alla pari contro l’Olympic. In gara 1 è stata in partita fino a 4' dalla fine, prima di perdere tre palloni consecutivi, dei 20 globali, in attacco. In gara 2, come detto, ancora per tre errori nel minuto finale. 

Insomma una Sam a più velocità in questa stagione, a causa di molti fattori dei quali chiediamo le specifiche al coach Robi Gubitosa. «Le differenti velocità sono state dettate da contingenze esterne, come la pandemia che ci ha fermato tre volte e gli infortuni di uomini chiave in momenti diversi, Slokar, Andjelkovic, Marko Mladjan per ricordarne alcuni. Fattori che hanno reso complesso il percorso».

Differente qualità tecnica

Prima parte di campionato superlativa, poi un calo legato anche ad aspetti tecnici. «Nei confronti di Olympic e Ginevra abbiamo pagato la differente qualità tecnica che è emersa nei momenti cruciali: eppure siamo arrivati a un tap-in nei quarti di Coppa, per un tap-in abbiamo perso gara 2 delle semifinali e per qualche acciacco di troppo la finale di Coppa della Lega. Però siamo stati lì e, magari con un po’ di esperienza e un pizzico di fortuna in più avremmo anche potuto prenderci un titolo. Però sono soddisfatto, seppur nell’amarezza, di quanto la squadra ha fatto in questa stagione. Penso che, budget a parte, non siamo lontani dalle prime due».

Dopo Natale è cambiato anche il gioco. «È vero: non abbiamo più giocato di squadra come prima, Nottage è diventato più individualista e, se all’inizio tirava troppo poco, alla fine teneva troppo la palla: Chukwu è calato dopo Natale a causa del covid e non si è più ripreso, perché da settembre a gennaio aveva fatto bei progressi. Non potendo contare su Slokar, abbiamo certamente toppato l’ingaggio di Nguirane ma poi ci abbiamo messo una toppa con Padgett, discretamente bene nei playoff».

Sul piano del carattere avete avuto non pochi alti e bassi anche all’interno delle varie partite. «È una questione mentale che va migliorata: abbiamo giocatori come Andjelkovic e Molteni, ma anche lo stesso Martino, che di carattere ne mettono in campo sempre. Altri sono invece meno continui, spesso distratti da fattori che li condizionano: ma, nel complesso, credo che nessuno si sia tirato indietro e questo deve essere un dogma per una squadra come la nostra. Williams è stato un esempio di abnegazione in difesa, ai rimbalzi anche se a volte avrebbe dovuto tirare di più: è un giocatore completo e molto intelligente per l’economia di una squadra».

Vi è mancata un’alternativa svizzera capace di sopperire quando i due Mladjan erano asfissiati dagli avversari. «In parte è vero però, giocando di squadra come per molti tratti anche in gara 2, siamo stati bravi a compensare».

Il futuro è domani? «Già, ci troveremo presto per formare la squadra che dovrebbe avere tutti gli svizzeri di oggi e con qualche cambio fra gli stranieri. Vedremo»

Fabio Regazzi: ‘Gettate le basi per un futuro roseo’

«Sono felice per la società per diversi motivi - analizza il presidente Fabio Regazzi -. Sul piano finanziario siamo stati nel nostro budget di 800'000 franchi comprendendo anche il settore giovanile: sul piano sportivo abbiamo raggiunto buoni traguardi e siamo stati quasi alla pari contro società come Olympic e Lions che investono il doppio; infine abbiamo messo le basi per arrivare ancora più in alto nella prossima stagione. Quindi un grazie a tutta la squadra e ai tecnici per come hanno dato una bella immagine a Massagno».

E da sportivo? «Da sportivo per me conta la vittoria, sempre: ma sono realista e consapevole che è un traguardo che raggiunge solo uno dei nove club e quindi va accettato molto bene questo terzo posto».

Ripartire per vincere

Cosa è mancato? «Bisogna fare qualcosa di più a livello di disciplina di squadra e di singoli e acquisire una mentalità più forte, quella che ti fa andare in campo sempre al massimo, senza aspettare di essere con l’acqua alla gola prima di reagire, perché spesso è troppo tardi. Però il piano tecnico non è di mia competenza lo lascio a chi di dovere».

E per il futuro? «Saremo pronti a ripartire con l’obiettivo di vincere, è chiaro. Ma sia altrettanto chiaro che non faremo pazzie finanziarie, i conti devono tornare sempre. Speriamo di trovare sponsor interessati a sostenerci e poi agiremo. Passo secondo la gamba, sempre. I sogni sono belli, i fallimenti letali. E noi vogliamo continuare a sognare». E con un Roberto Kovac all’orizzonte, si può sognare anche di più.

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