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BASKET
04.05.21 - 13:58
Aggiornamento : 17:10

L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare

Le parole di Gino Bartali disegnano alla perfezione la crisi della palla a spicchi al femminile, al netto degli sforzi di alcune società (Bellinzona e Riva)

Fermi i campionati maggiori, quello femminile perché è finito con la vittoria dell’Elfic sul Winterthur, e fermo quello maschile in attesa della finale di Coppa di sabato a Friborgo, caliamoci per una volta nel campionato femminile di serie B, pomposamente definito Second Division, perché detto in inglese suona più importante.

Sabato abbiamo assistito al match fra Riva e Bellinzona, gara della quale abbiamo parlato lunedì. È stato anche il momento per discutere un po’ con i due coach, Scott Twehues del Riva Basket e Piergiorgio Manfré della Pallacanestro Bellinzona, i quali hanno ribadito un concetto molto chiaro: tutto da rifare. Nel senso che il basket femminile è in chiara crisi, anche se ci sono persone che tendono a esaltare i successi dell’Elfic in Europa quando vince e a minimizzare quando ne prende un pacco sul groppone giocando contro squadre vere, come Venezia per fare un esempio. Ma, pur con le dovute lodi per gli sforzi che i dirigenti friborghesi fanno per giocare in Eurocup, il tutto non sta a significare che il basket femminile di A e di B viaggi con il vento in poppa. Anzi: in A non vuole salire nessuno anche se in B ci sono 9 squadre nel gruppo Ovest e sei squadre nel gruppo Est. Fra queste, alcune sono le seconde squadre di club di A, come Elfic ed Hélios o squadre autoretrocesse come il Riva. Sono tutti piccoli club, alcuni dei quali con un passato importante come Bellinzona, Riva e Baden in primis, ma anche Sion e Martigny.

Segno evidente che la volontà di mantenere viva la struttura basket nel contesto regionale c’è ma non ci sono abbastanza forze economiche per pensare di costruire per arrivare a giocare nel campionato maggiore. I motivi sono vari: innanzitutto il poco spazio che il basket occupa nelle scuole, a confronto con la pallavolo, perché il basket è uno sport più difficile da insegnare e imparare. Poi perché mancano allenatori e allenatrici preparate per insegnare, anche se è sempre da sottolineare come siano tutti volontari. Le società, con qualche eccezione, non investono nella qualità della formazione e c’è quindi uno spreco di talenti da far maturare. Infine, se sono in club periferici, dopo i 18 anni sono in molte che “emigrano” verso le scuole superiori e le università, lasciando quindi perdere il basket.

È chiaro che in questo contesto vanno sottolineati gli sforzi fatti a Bellinzona e a Riva per costruire comunque: le varie Under sono seguite da allenatori validi anche se vengono a mancare le sfide, visto che praticamente restano attive poche società e non tutte dispongono di tutte le categorie. Le U17-20 sono quattro, oltre alle due Muraltese e Cassarate, le U15 tre, senza la Muraltese, nelle U13 idem e giocano nel campionato misto. Insomma, un evidente calo rispetto a qualche anno fa. È vero che si viene da due stagioni demolite dalla pandemia, ma è chiaro, e lo dicono i due allenatori, che sia necessaria una campagna di reclutamento a 360° per creare i presupposti per dare una nuova spinta a tutto il settore. Con un occhio a chi termina il minibasket, dove l’entusiasmo è sempre alle stelle, e dove sarà necessario muoversi per tempo e non perdere elementi per strada. Un compito non facile, ma il plauso a chi lavora e cerca di non demordere mai è di tutto rispetto.

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