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30.03.21 - 14:05
Aggiornamento: 19:38

Tigers, un lustro per rifare la prima squadra

Per sfruttare al meglio l'opportunità data dal Polo sportivo bisogna creare i presupposti per un futuro più strutturato

di Mec
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Ti-Press

Il consiglio comunale di Lugano ha dato il via libera alla messa in opera del nuovo complesso sportivo di Cornaredo, in primis alla costruzione del nuovo stadio e del palazzetto dello sport. Due strutture vitali per il futuro sportivo d’élite a Lugano senza le quali lo sport di punta sarebbe costretto a rinunciare alla serie A per il calcio e a uno sviluppo limitato delle altre discipline legate al palazzetto, in particolare basket e pallavolo ma non solo. Infatti il palazzetto potrà ospitare manifestazioni di livello internazionale di sicuro impatto come, tra l’altro, la boxe, la ginnastica artistica e ritmica, il tennis da tavolo e il tennis indoor. Insomma, una struttura che si presta a tutta una serie di avvenimenti che porteranno a un ulteriore sviluppo turistico ed economico della città e del Ticino in generale. 

Il primo augurio è che non ci sia un referendum che ne ostacolerebbe l’avvio, anche perché non è pensabile demolire tutto quanto è stato fatto in questi anni, in particolare dal FC Lugano e dai suoi dirigenti, per avere e mantenere una squadra in serie A, e quanto hanno lottato gli altri sport per avere un palazzetto. Del palazzetto se ne parlava già alla fine degli anni Settanta e ricordo che al carnevale di Molino Nuovo del 1979, con il compianto Giovanni Cansani, con Fiorenzo Poggiali e gli allievi di terza maggiore, avevamo fatto un unico carro con il tema del “Palazzetto fantasma”. Sono passati da allora 42 anni e siamo ancora qui ad aspettare il palazzetto. Allora erano i privati a volerlo costruire ma la città aveva altri progetti da sostenere e quindi tutto è stato rimandato. 

Il Pse attuale ha avuto una gestazione di dieci anni e non si è ancora convinti della sua necessità, al di là di scelte più o meno prioritarie e di intoppi procedurali di varia natura.

In attesa che ci siano sviluppi di natura politica, il referendum è un diritto sancito dalle nostre leggi, occorre che le varie società si attivino anche su un altro piano e qui tocchiamo il tasto della pallacanestro. È abbastanza chiaro che con una squadra come quella attuale, avere un palazzetto o non averlo non fa molta differenza perché, al netto del bisogno per le attività giovanili, non c’è una massa di pubblico in grado di riempirlo in maniera adeguata. I dirigenti bianconeri hanno però quattro o cinque anni di tempo per ricostruire la prima squadra e dare ancora un maggior impulso al settore giovanile. Una ricostruzione che deve partire certamente dai giovani del vivaio ma anche da una struttura societaria e finanziaria di peso che possa garantire stabilità e investimenti adeguati per avere una compagine in grado di lottare per il titolo. Negli ultimi anni il calo di pubblico è stato evidente ed è legato a una mancanza di mezzi finanziari che ha tolto qualità e spettacolarità. Il tifoso è stato abituato a vedere per anni grandi campioni in campo e la squadra vincere titoli e coppe e partecipare alle coppe europee, con l’Elvetico pieno e il tifo vero. Ai dirigenti attuali il compito di attuare nei prossimi anni le migliori strategie possibili per essere pronti a sfruttare al massimo il nuovo palazzetto e ridare a Lugano quella qualità che i tifosi del basket si aspettano.

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