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MOTOCICLISMO
22.07.19 - 21:180

Rossi non s'arrende, ma l'addio non è più tabù

Più che il pensionamento di Jarvis, sul Dottore pesano le cifre di un 2019 fin qui tribolato e due anni senza vittorie. Agostini: 'Godiamocelo finché c'è'

Il suo contratto alla Yamaha scadrà a fine 2020, e sarà pure l'ultimo di Valentino Rossi con le due ruote. A un soffio dai 42 anni, il campione di Tavullia chiuderà una pagina di storia del motociclismo. Resterà l'unico ad aver vinto nove mondiali in tutte le classi – dalla 125 alla MotoGp, con motori a due e quattro tempi – lungo una carriera iniziata nel 1996 con l’Aprilia e terminata con la Yamaha. Dopo che le parole dette un paio di giorni da Lin Jarvis, manager della casa giapponese, al sito Motorsport.com («penso che la MotoGp sia pronta al suo ritiro» e «Yamaha continuerà senza di lui») hanno fatto il giro del globo.

A fare da cassa di risonanza alle dichiarazioni di Jarvis sono state soprattutto le sofferenze sportive che stanno scandendo il 2019 del campione marchigiano. Da 20 anni il distacco di Rossi dal leader della classifica non era così ampio al giro di boa del mondiale: ben 105 punti lo separano oggi da Marc Marquez. E ci sono altri numeri che cominciano a pesare: il suo ultimo titolo risale ormai al 2009 e da oltre due anni non vince una gara. Tanto che nelle gerarchie del team il Dottore è stato scavalcato da Maverick Viñales, che in Olanda ha riportato la Yamaha al successo. Questo nonostante forma e determinazione non gli manchino, sebbene a costo di una preparazione fisica e mentale che con gli anni si sono fatte sempre più impegnative. Ecco perché un pensiero alla sua seconda vita il campione di Tavullia lo ha cominciato a fare da tempo. «Quando lascerò le moto credo che proverò a competere con le macchine, la velocità e le corse sono tutto per me», disse in occasione del suo ultimo rinnovo contrattuale, due anni fa. Passato il treno della Formula 1, ora lo appassionano i rally, che lo hanno già visto protagonista in alcune gare. E poi c'è la Rider Academy VR46, con la quale di fatto si è già ritagliato un ruolo da team manager e che ha sfornato campioni come Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia, vincitori degli ultimi due mondiali Moto2. «Godiamocelo finché c'è. Poi ci mancherà. Un campioni così nasce ogni quarto di secolo» per dirla con le parole di Giacomo Agostini, che l'ha visto crescere dall'alto dei suoi 15 titoli.

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